L’estate, Verdini ed Azzollini

luglio 29, 2015

estate2

Non è casuale che questo 29 luglio sia la data di due fatti solo apparentemente scorrelati: la nascita del gruppo dei responsabili verdiniani ed il rigetto della richiesta di arresto di Azzollini da parte del Senato.

Questa coincidenza pre-vacanziera ci illustra l’attuale assetto governativo e parlamentare. Se la scissione di Ncd era stata la prima stampella per reggere il governo (prima Letta e poi Renzi), la precarietà dei numeri al Senato impone a B. di fornire un ulteriore rinforzo al partito democratico in affanno. A B. basta mantenere la pace sul fronte televisivo, preservando un assetto a lui ultrafavorevole, conseguito nei suoi anni di governo e grazie agli accordi sottobanco con il centrosinistra, ricambiando il governo con una finta opposizione, secondo lo schema del nuovo Nazareno. Se per preservare lo stato esistente è necessario sacrificare parte dei suoi parlamentari, B. non ha problemi a farlo, poiché, come riferisce Pansa, a lui basta un piccolo gruppo parlamentare dedito ad una opposizione solo formale.

Ciò consente a Renzi di proseguire nel suo progetto centrista di aggregazione dei voti dell’ex centrodestra, con la prospettiva di sostituire completamente quella che fu Forza Italia.

In questo quadro destano molta tristezza gli elettori del pd ancora convinti di appartenere ad un partito di centrosinistra a vocazione socialdemocratica, quando invece sono le vittime del più gigantesco raggiro elettorale degli ultimi decenni (e forse dell’intera storia repubblicana).

Nessuna tenerezza invece per gli eletti e per i dirigenti del pd, autori di una cinica e spregiudicata operazione di puro potere, volta a stravolgere l’origine del loro partito e di porsi al servizio di quei poteri economici, finanziari (e criminali) che il loro elettorato avrebbe voluto vederli combattere.

Mi dispiace quindi dover rompere le amicizie con persone del pd, della cui buona fede sono certo, ma che, all’ombra di Verdini ed Azzollini, Alfano e Formigoni, Schifani e Di Girolamo, non riconosco. Non per divergenze d’opinione, che sempre vanno rispettate, ma perché c’è un limite invalicabile al tasso di ipocrisia che si è disposti a tollerare.


Tre cose tre

febbraio 19, 2014

tre

Nel mare di parole inutili e vuote, saranno tre i fatti che qualificheranno la fase politica che sta per avviarsi: la scelta del ministro delle telecomunicazioni, quella del ministro della giustizia e la riproposizione o meno di un indulto/amnistia contenente un provvedimento pro-B.

Da questi tre fatti capiremo se le voci di un sostegno del gruppo Gal-Verdini-Cosentino al futuro governo Renzi sono fantasie o il segno della sostanziale alleanza fra il nuovo Pd ed il vecchio Silvio. Vecchio nel senso di solito. Il solito B. che usa le istituzioni contro le istituzioni; la politica per i fatti propri. Se il nuovo presidente del consiglio accontenterà l’eterno dominus della politica italiana, avremo la prova che il significato dell’espressione “cambiare verso” è in realtà quello di orientare il pd agli interessi di Berlusconi, al quale Forza Italia non basta più ed ha bisogno del partito di Renzi per sistemare i suoi affari ed i suoi processi.

Il fu partito azienda ormai non esiste più. La sconfitta di Cappellacci è l’ennesima tappa del disfacimento a livello locale di una coalizione che sta perdendo progressivamente regioni e città, una dopo l’altra. Venendo meno le poltrone da distribuire ai suoi, B. sa di poter contare su una struttura sempre più debole. La soluzione è quindi mantenere un manipolo di pretoriani(e) in parlamento ed infiltrare lo schieramento avverso quel tanto che basta a spuntare le armi dei suoi sempre meno numerosi nemici. L’esperienza gli insegna che gli è riuscito di piazzare alcuni dei colpi migliori grazie alle maggioranze di centrosinistra e quindi poter condizionare un governo di quella parte può essere una soluzione eccellente, in attesa di tempi migliori.

Un governo Renzi con Verdini come pilota occulto può essere l’avvio ideale di una navigazione sicura per molti anni a venire.

Silvio non è né di destra né di sinistra, uno schieramento vale l’altro se tutela i suoi interessi, ed in cuor suo Silvio pensa che se nel 1994 avesse puntato sul centrosinistra forse avrebbe avuto vita più semplice, senza quei balordi di Fini, Bossi e Casini a far da contorno.

Sono fantasie? Svegliatemi quando avremo risposta ai tre punti che ho scritto sopra e ne riparliamo.