È tardi

giugno 30, 2017

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Improvvisamente, nel cosiddetto e sedicente centrosinistra, scoprono il valore della “coalizione”. Prima Veltroni, ieri Franceschini, oggi Prodi, domani mi aspetto Rosato. A cosa si deve questa improvvisa folgorazione? Quale misterioso rigurgito ideale ha improvvisamente resuscitato lo stendardo ulivista?

I dati delle recenti elezioni comunali hanno confermato quello che è evidente da anni e comunque almeno dal novembre 2014, quando le elezioni regionali dell’Emilia Romagna videro un’affluenza ai seggi inferiore al 40% degli aventi diritto. Con le sconfitte del Pd ai recenti ballottaggi anche il più distratto degli osservatori non può che giungere alla conclusione che senza il voto dell’elettorato tradizionale di sinistra, storicamente concentrato nelle “regioni rosse” dell’Italia centrosettentrionale, il sedicente centrosinistra è destinato al dissolvimento.

Ed ecco che, a pochi mesi dalle elezioni politiche, l’esercito dei democristiani (veri, post- e cripto-) esce allo scoperto e corre ai ripari, sventolando la fede ulivista dietro cui hanno fino ad oggi nascosto il piano di prendere i voti a sinistra per poi fare politiche di centro o centrodestra.

Per quanto mi riguarda, la reazione è semplice. Ci hanno chiesto il voto per venti anni tondi (1994-2013) agitando lo spettro di Berlusconi, salvo svelare che sognavano di farci ogni genere di larga intesa. Ci hanno riempito le orecchie di formule progressiste, di programmi sinistrorsi, per poi appiattirsi su grotteschi liberismi nostrani, dalla riforma Treu fino ai voucher, dalle privatizzazioni dalemiane fino agli intrighi bancari di oggi. Hanno proclamato la loro fede nella scuola pubblica e nel valore della Cultura, per poi accodarsi senza alcuna vergogna alle politiche morattiane e gelminiane.

Non vado oltre e mi limito a dire che, a costo di non recarmi alle urne, non mi farò sfottere oltre. Non sarà una bandierina rossa, uno spauracchio post-fascista o populista, l’ennesima “minaccia per la democrazia”, la riesumazione di un qualche feticcio della grande speranza che fu a farmi mettere una croce sulla scheda.

Vi accorgete ora che il Pd di Renzi è la perfetta evoluzione del progetto veltroniano? Che D’Alema è stato di destra quanto e forse più di Renzi? Vi accorgete ora che l’ansia di battere Berlusconi vi ha svuotato di ogni idealità, consegnandovi ad un leaderismo vuoto e farsesco? Vi accorgete ora che la gente non vi crede neppure quando dite il vostro nome?

Peggio per voi.

 


I babbi di Renzi

aprile 21, 2015

Fugue

Da Veltroni Renzi ha tratto l’idea del partito unico, totalizzante. Quella che Walter chiamava vocazione maggioritaria, con Renzi è evoluta da illusione a possibilità reale: azzerare la sinistra e divorare il centro. Di D’Alema Renzi ha la spregiudicatezza, la propensione all’intrigo parlamentare, la spietatezza verso gli alleati deboli, la slealtà verso gli (ex) amici. Di Veltroni ha la superficialità, la faciloneria, il piacionismo popolare. Da D’Alema ha copiato l’idea dell’accordo con B., lo strame dei programmi elettorali in nome del compromesso con l’avversario per stravolgere la Costituzione.
Chi nel pd si strappa le vesti descrivendone il segretario come un alieno che sta devastando la casa comune, non vede o finge di non vedere che del pd Renzi è il prodotto perfetto. Figlio di papà come i due eterni duellanti che lo hanno preceduto, come loro è il prototipo di chi ha trovato nella politica la via per costruirsi una carriera. Democristiano nato e cresciuto in terra di comunisti, ha fatto dell’unione fra ex dc ed ex pci una creatura che, nella miglior tradizione delle fusioni politiche, ha tratto il peggio da entrambe le componenti.
Altro che emulo di B., Renzi è il figlio politico di D’Alema e di Veltroni che l’incubatrice piddina ha scientemente cresciuto, ed i suoi attuali avversari interni (veri o fasulli) sono mossi soltanto dall’invidia per esser lui riuscito laddove essi han fallito.


Il Grande Rattoppo

settembre 26, 2014

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La notizia lanciata da un sito web di una possibile fusione fra Partito democratico e Forza Italia non mi stupisce affatto. Mettiamoci nei panni dei dirigenti del Pd. Come sarebbe stata più facile la vita, in tutti questi anni, se non ci fosse stata la potenza di fuoco di Mediaset sparata contro di loro. Come sarebbe stato più agevole governare (spartendosi poltrone) senza doversi scontrare ogni giorno con le agguerritissime destre. Preoccupandosi pure di accontentare i residui di sinistra. E dal lato di B. Non era meglio stare fin dal principio con il centrosinistra? Senza contare che erano e sono più organizzati, si sarebbe risparmiata una lunga e tormentata alleanza con quel bifolco di Bossi, con un giuda come Fini e con quelle nullità di Casini e Buttiglione. Molto più seri gli altri. Più solidi. Più strutturati.

Sarebbe stata un’alleanza a prova di bomba. L’oratoria di D’Alema, il kennedismo Veltroni, l’esperienza di Napolitano, amplificati e gonfiati dalla forza mediatica di Silvio. Imbattibili.

Ma così non andò. C’era De Benedetti, nemico giurato di B., che da quelle parti la faceva da padrone. E c’era il terribile partito dei giudici, il manipolo di ex magistrati infiltrati nei ds guidati dal perfido Luciano “Vyzinskij” Violante, amico nientemeno che di Giancarlo Caselli. Proprio non si poteva andare con quelli lì: chi glielo spiegava a dell’Utri che si era alleati di un amico di Caselli.

E le cose sono andate come sappiamo, con anni e anni di battaglie parlamentari. Inutili, visto che avrebbero potuto andare d’accordo e spartirsi la Repubblica in santa pace.

La metamorfosi di Violante me la spiego proprio così. Me lo vedo contrito, mentre gli altri del pd lo guardano storto: ma ti rendi conto che per colpa tua Silvio ci ha preferito Fini, Bossi e Casini? Che adesso l’Italia sarebbe nostra? E lui, poverino, cerca di rimediare. Più di ogni altro si sforza di favorire il Grande Rattoppo: mettere insieme Silvio e la sinistra con vent’anni di ritardo.

Lo facciano. Sarebbe quantomeno un atto di chiarezza. Facciano il “Forza partito democratico italiano” o come vogliono chiamarlo. Così a Ballarò potranno limitarsi a mangiare pasticcini e noi ci risparmiamo le loro oscene gazzarre.


Indovinello

gennaio 27, 2014

pensatore

E’ l’anno xxxx ed il presidente del consiglio X, di centrosinistra, guida un debole governo con esigua maggioranza parlamentare. Y, segretario del PD eletto trionfalmente alle primarie e nemico giurato di D’Alema e dell’apparato, si propone di eliminare i piccoli partiti, puntando ad una dicotomia secca fra il suo partito e quello di Berlusconi. Ma il risultato è di causare la crisi di governo e le elezioni anticipate. Ed a vincerle è Berlusconi.


Un lampo veltroniano.

agosto 11, 2011

Mentre lavavo l’insalata mi è parso di sentire provenire dalla TV la voce di Veltroni (che evidentemente Berlusconi ha liberato dalla gabbia dove viene tenuto rinchiuso) che almanaccava di un governo responsabile per salvare il paese. E mi si è palesato questo scenario. Berlusconi “fa un passo indietro” per “senso di responsabilità verso l’Europa e verso gli italiani”. Quindi nasce un governo di emergenza “sotto l’Alta Responsabilità e Tutela del Capo dello Stato” sostenuto da pd, fli, udc, cani sciolti alla Scilipoti e soprattutto con l’astensione del PdL. Un governo balneare di minoranza col solo scopo di varare la manovra. Un manovra di tagli, sacrifici, lacrime e sangue. Come fecero Amato nel ’92, Prodi nel ’96-’98, Prodi-bis nel 2006 il “centrosinistra” – sarebbe meglio dire qualsiasi cosa non sia Berlusconi – si sobbarca l’onere politico di imporre sacrifici al paese dopo che i governi del Cavaliere (e di Craxi prima di lui) hanno fatto strame dei conti pubblici. Ovviamente però, essendo di minoranza, il suddetto governo non potrà intervenire sul sistema giudiziario criminogeno e pro-mafioso abilmente creato negli ultimi quattro lustri. Né, ovviamente, potrà minimamente sfiorare le ricchezze di Berlusconi o provarsi a contrastare l’evasione fiscale. Solo tasse, tagli e sacrifici.

Ciò fatto, raffazzonati alla meglio i conti (forse), Silvio pregherà tutti di farsi da parte addossando a loro la responsabilità di aver impoverito gli italiani e si presenterà alle elezioni come quello che non ha mai aumentato le tasse e si è rifiutato di chiedere sacrifici agli italiani. Cose che fa solo la sinistra statalista e comunista (di Fini, Casini e Di Pietro, fra gli altri).

E rivincerà le elezioni.


Prodi su Veltroni.

marzo 16, 2009

Non finiscono le accuse all’ex segretario del pd. Ieri sera è stato Romano Prodi a svelare la verità che tutti in realtà conoscono ma che i dirigenti del pd hanno sempre ipocritamente negato: il suo ultimo governo cadde perchè la manifestata volontà di Veltroni di rompere l’Unione e scaricare gli alleati indusse Mastella ad uscire dalla maggioranza: l’arresto della moglie fu solmente il pretesto. Ma non è tutto: Prodi ha anche criticato severamente la scelta di mantenere la linea di isolamento verso gli alleati adottata da Veltroni fino all’altroieri.

Insomma, nè più e nè meno delle critiche da su questo blog ho scritto fin dall’inizio della segreteria Veltroni. Critiche che mi hanno procurato severe ed autorevoli reprimende. Adesso però, si scopre che avevo ragione (come tanti altri), ma nel frattempo, in pochi mesi, il centrosinistra è rovinato in macerie. E non sarà facile rimetterlo insieme.


D’Alema su Veltroni.

marzo 11, 2009

Leggo sulla stampa odierna che D’Alema ha elogiato Franceschini, criticando al tempo stesso Veltroni per la catena di sconfitte collezionate in un anno di segreteria.

Non so se ha ragione. Ma bisogna riconoscere che almeno Francheschini sembra dotato di un po’ di coerenza in quello che dice.

A chi mi criticava perchè criticavo Veltroni (e l’ho fatto fin dall’inizio della sua segreteria) faccio quindi notare che bastava sostituirlo con un Franceschini qualsiasi per attenere un miglioramento. E ho detto tutto.

Non posso fare a meno di osservare che il principale compito del neo segretario è quello di perfezionare il tesseramento in previsione del congresso di ottobre. Un tesseramento che non è stato fatto ed al quale si provvede precipitosamente a ridosso delle assemblee preparatorie. Non è difficile immaginare quante polemiche accompagneranno tale procedimento, visto come funziona il meccanismo delle tessere in Italia; specialmente in certe regioni e specialmente in certi settori politici (ex dc). E anche questo problema non può non essere ascritto al precedente segretario, che in sedici mesi si è “dimenticato” di organizzare il tesseramento. Probabilmente non lo voleva. Ma allora che partito aveva in mente? E se lo statuto era contrario alle sue idee non avrebbe dovuto prenderne atto?


Via Veltroni. Ora.

febbraio 16, 2009

I risultati sardi dicono una sola cosa: il PD deve cambiare completamente segreteria e linea politca. Ora, adesso, non ad ottobre.


Il PD.

dicembre 20, 2008

Con quello che si legge sui giornali sentirei il dovere di commentare quello che sta succedendo nel partito democratico. Ma, sinceramente, al di là delle vicende giudiziarie, il comportamento del segretario e del gruppo dirigente è semplicemente incommentabile. Quindi non dico alcunchè, si commenta tutto da solo.

Leggo da corriere.it che Veltroni, parlando del suo partito proclama: “fuori i capibastone!”. Bravo, ben detto: cominciamo da lui.


Benvenuto tra noi.

settembre 14, 2008

“LA DESTRA sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l’Italia”. Ed è anche responsabile di un vero e proprio “genocidio dei valori”, di “un deserto storico e culturale”, della deriva di una società “egoista e spietata” in cui “tutto è indistinto e tutto è lecito”. Di una pratica di governo che oscilla “tra annunci roboanti e misure ferree”, senza mai risolvere i problemi. In cui “la protezione, o presunta tale, è al di sopra di ogni cosa, anche di libertà e diritti civili: anche così può cominciare l’autunno della democrazia e della libertà”. Specie in un Paese “che rischia di perdere anche la memoria”, in cui vengono messi sullo stesso piano “i veri difensori d’Italia e coloro che scegliendo Salò e la Germania nazista avrebbero finito per distruggerla completamente”.

Sono le parole di Veltroni agli allievi della scuola di partito riportate da Repubblica.

Beh, “benvenuto tra noi”, mi verrebbe da dire, visto che sono cose che ben sappiamo da tempo, da quando abbiamo capito (e siamo in tanti) su cosa si fonda il potere dell’attuale maggioranza di governo. Mi domando quindi dove fosse Veltroni negli ultimi anni, visto che fino a qualche mese fa la sua preoccupazione era il “dialogo con Berlusconi”. Ma alla scuola di politica del pd allora cosa insegnano? “Dialogo con la maggioranza” o “contrapposzione ideologica e strumentale”? Non vorrei che i giovani futuri dirigenti del pd crescessero con le idee confuse.


Veltroni è sorpreso.

giugno 16, 2008

Da corriere.it di oggi.

ROMA – «In questi giorni si decide il futuro di questa legislatura: se il comportamento (di governo e maggioranza, ndr) rimane come quello delle ultime settimane, cioè una sequenza di incidenti assolutamente eccessivi ed inaccettabili il clima non potrà che cambiare». È un vero e proprio ultimatum quello che il leader del Pd, Walter Veltroni lancia all’esecutivo Berlusconi parlando a una conferenza stampa organizzata dalla fondazione «Fare Futuro». Veltroni si è detto «molto sorpreso e colpito dalla protervia con cui alcune normette vengono introdotte di nascosto», criticando decisamente il primo mese di azione del governo («in un solo mese il governo ha collezionato una serie di strappi e forzature inaccettabili»), e in particolare le scelte che riguardano «il decreto su Retequattro, le uscite della Lega sull’Europa, le intercettazioni e l’intenzione di inserire il lodo Schifani nel decreto sicurezza».

CRITICHE A CALDEROLI – In particolare il leader del Pd attacca il ministro Roberto Calderoli in merito alle dichiarazioni rilasciate dopo la bocciatura del trattato Europeo da parte dell’Irlanda. «Può essere ministro della Repubblica qualcuno che dice che il trattato europeo è da strappare?» si chiede l’ex sindaco di Roma.

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“La sinistra è divisa”.

giugno 14, 2008

E’ stato questo lo slogan ricorrente della propaganda di centrodestra per svariati anni. Ogni episodio (significativo o no che fosse) veniva ingingantito a dismisura dalla stampa allineata ai partiti berlusconiani al fine di inculcare negli italiani l’idea che votare per il centrosinistra significava consegnare il paese a una coalizione incapace di governare. Una prassi acuitasi nei due anni dell’ultimo governo Prodi grazie alla turbolenza che ogni dissidio interno alla maggioranza procurava a Palazzo Madama, dove i due schieramenti disponevano di un pari numero di senatori. Lo scopo era evidententemente quello di indurre un travaso di voti da sinistra a destra, descritta come coalizione coesa programmaticamente ed ideologicamente. In realtà il risultato è stato ancora più felice dal momento che a convincersi della necessià di sciogliere l’alleanza di centrosinistra è stato nientemeno che il suo leader Veltroni. Quale generale non gioirebbe nel vedere che il suo avversario si è arreso prima della battaglia? E come non riconoscere grande merito a chi ha saputo trovare lo strumento per dividere le truppe avverse?

Le reazioni successive all’esito del referendum irlandese mostrano che l’attuale maggioranza è divisa almeno quanto quella che l’ha preceduta. Ma se Berlusconi ha saputo tessere ugualmente la tela della sua alleanza, l’ottimo Veltroni – patetica vittima della propaganda avversaria – ha pensato bene di limitarsi a disarmare la sua coalizione. Capirà un giorno che vantandosi di “aver semplificato il quadro politico” non fa altro che coprirsi di ridicolo?


L’ici, Berlusconi e la “luna di miele”.

maggio 27, 2008

La nozione viene dagli Stati Uniti: il Presidente neoeletto gode, all’inizio del mandato, di una sorta di franchigia concessa dagli elettori che gli perdonano ogni suo errore, accettano ogni sua decisione e assecondano quasi acriticamente le sue idee. Ma tale condizione dura settimane, mesi al massimo; un periodo detto appunto “luna di miele”, trascorso il quale il senso critico torna a prevalere sull’entusiasmo iniziale.
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Quattro mesi dopo Orvieto.

maggio 20, 2008

Apprendiamo che il segretario del PD ha mutato linea. Sono passati quattro mesi dalla svolta di Orvieto con la quale Veltroni annunciò la rottura delle alleanze prodiane e la fine dell’Unione, e lo stesso Veltroni informa che si torna indietro. Non sono certo io che posso decrittare i movimenti interni al principale partito di opposizione, ma qualche ipotesi può essere avanzata.

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Veltroni-D’Alema.

maggio 7, 2008

Quattordici anni fa, dopo le dimissioni di Occhetto da segretario del pds, il partito si spaccò per la scelta del successore. Se la consultazione informale fra le sezioni (che fecero pervenire a Roma la loro preferenza via fax) premiò Veltroni, il Consiglio Nazionale scelse D’Alema. Il confronto venne raffigurato come la contrapposizione fra il kennediano Walter, invocato dalla base, e il freddo Massimo, l’uomo d’apparato.

Stando alle cronache di questi giorni, all’indomani di una sconfitta elettorale analoga a quella del 1994, il dualismo al vertice si ripropone. Attorno alla fondazione Italiani Europei diretta da D’Alema si starebbe coagulando la corrente dell’ex presidente dei ds, che non nasconde il dissenso con la segreteria. Dobbiamo aspettarci una ripetizione dello stesso duello?


Scene del dopo-elezioni.

aprile 16, 2008

Dedico questo piccolo ricordo agli entusiasti della svolta veltroniana. Il telegiornale della sera mi informa di un D’Alema “attivissimo”. Nel pomeriggio si è incontrato al loft del pd con Pierferdinando Casini.

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Berlusconi e Veltroni alleati?

febbraio 4, 2008

La notizia è di oggi ed appare sulla prima pagina de “Il Giornale”. Berlusconi mediterebbe di proporre un’alleanza con il Partito Democratico alle imminenti elezioni politiche.

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Critiche a Veltroni.

gennaio 23, 2008

Il dibattito parlamentare sulla fiducia al governo non ha avuto contenuti particolarmente interessanti. Un aspetto però non è stato sottolineato dai telegiornali: gli attacchi di Villetti e di Diliberto a Veltroni. Entrambi hanno accusato il segretario del PD di aver “seppellito” l’alleanza di centrosinistra annunciando che il suo partito si sarebbe presentato da solo alle prossime elezioni. Gli oratori del centrodestra hanno avuto gioco facile nel dire che se anche il leader in pectore della (ex?) maggioranza non crede nella validità dello schieramento, significa che esso non ha futuro.

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