E se avessimo conservato il proporzionale?

novembre 12, 2018

elezioni

Una cosa però va detta: non c’è più Berlusconi. Non si sa cosa fa, cosa pensa. A nessuno interessa la strategia di Forza Italia. L’uomo che dal 1994 al 2018 ha tenuto in ostaggio l’Italia è relegato nell’anticamera della politica italiana. Si dirà che è merito (o colpa) di Salvini, dei cinquestelle, dell’età, del destino. O chissà di che altro. In realtà la causa primaria sta nella legge elettorale prevalentemente proporzionale, che confina ogni leader nell’alveo del suo reale consenso, senza premi artificiali che ne ingigantiscono la presa sulle istituzioni.

Vale allora la pena di fare una riflessione sulla ossessione per le leggi elettorali che ci affligge fin dalla fine dell’era democristiana. Si cominciò con i referendum di Mario Segni e con la retorica del bipolarismo, che produssero la legge Mattarella. Un sistema uninominale maggioritario utilizzato nelle elezioni 1994, 1996 e 2001. Poi arrivò la legge Calderoli, un sistema maggioritario con premio alla coalizione (dichiarato incostituzionale), con il quale abbiamo votato nel 2006, nel 2008 e nel 2013. Anno in cui si è cominciato a parlare del cosiddetto Italicum, che della legge Calderoli era solamente una lieve modifica. Tutti questi sistemi avevano un denominatore comune: lo spirito coalizzante, la necessità di coagulare attorno a un leader una pletora di formazioni, con il risultato di creare agglomerati politicamene eterogenei uniti solamente dall’interesse elettorale. A riprova esemplare di ciò, va ricordata la legislatura 2001-2006, nella quale il centrodestra a quattro componenti (Forza Italia, Lega nord, Centro democratico ed Alleanza nazionale) ottenne una maggioranza schiacciante ma il relativo governo non produsse alcunché di politicamente rilevante. Un quinquennio sprecato, sol che si pensi che la Grande crisi era di là da venire e si sarebbe potuto intervenire strutturalmente sul debito pubblico.

Di questi lustri dominati dalla logica maggioritaria e bipolare ci resta quindi una sola cosa: la frattura fra berlusconismo e antiberlusconismo. L’ossessione per la governabilità, per la democrazia efficace, per i parlamenti non più ostaggio dei partiti ha prodotto l’esatto contrario: proliferazione dei micropartiti, trasformismo, coalizioni deboli, governi paralizzati. E propaganda, soprattutto propaganda. La propaganda pro-Berlusconi e quella contro Berlusconi. Cinque lustri sono trascorsi così.

Viene allora da farsi la domanda “e se…?” E se avessimo mantenuto un sistema elettorale proporzionale? Non sto a scomodare Tolstoj sulla controfattualità nella storia, ma nulla ci vieta di chiederci cosa sarebbe accaduto se avessimo mantenuto lo spirito proporzionalista saggiamente voluto dai costituenti.

Alle elezioni del 1994 Forza Italia ottenne circa il 22% dei voti ma, grazie alla spregiudicata doppia alleanza con Lega ed Alleanza Nazionale, Berlusconi ottenne la maggioranza parlamentare. Con fatica immane venne creato uno schieramento avverso, che riuscì faticosamente ad arginare B. fra il 1996 ed il 2001. Quindi, con il circa 30% dei voti, l’allora Cavaliere si riprese il governo del paese. Con leggi elettorali proporzionali non sarebbe successo. Egli avrebbe avuto certamente un numeroso gruppo parlamentare, ma senza poter mettere le mani sull’Italia, risparmiandole la venticinquennale guerra fra pro-B. ed anti-B.

Tali argomenti mi paiono sufficienti a perorare per l’oggi e per il domani il ritorno ad una legge elettorale schiettamente proporzionale, eventualmente corretta con il solo sbarramento al 5%, come ebbe ad auspicare (chissà se qualcuno se lo rammenta) l’allora Presidente Pertini durante una visita di Stato in Germania. Venendo per questo subissato di critiche.

È proprio vero che, talvolta, la miglior riforma è conservare.


Il Grande Rattoppo

settembre 26, 2014

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La notizia lanciata da un sito web di una possibile fusione fra Partito democratico e Forza Italia non mi stupisce affatto. Mettiamoci nei panni dei dirigenti del Pd. Come sarebbe stata più facile la vita, in tutti questi anni, se non ci fosse stata la potenza di fuoco di Mediaset sparata contro di loro. Come sarebbe stato più agevole governare (spartendosi poltrone) senza doversi scontrare ogni giorno con le agguerritissime destre. Preoccupandosi pure di accontentare i residui di sinistra. E dal lato di B. Non era meglio stare fin dal principio con il centrosinistra? Senza contare che erano e sono più organizzati, si sarebbe risparmiata una lunga e tormentata alleanza con quel bifolco di Bossi, con un giuda come Fini e con quelle nullità di Casini e Buttiglione. Molto più seri gli altri. Più solidi. Più strutturati.

Sarebbe stata un’alleanza a prova di bomba. L’oratoria di D’Alema, il kennedismo Veltroni, l’esperienza di Napolitano, amplificati e gonfiati dalla forza mediatica di Silvio. Imbattibili.

Ma così non andò. C’era De Benedetti, nemico giurato di B., che da quelle parti la faceva da padrone. E c’era il terribile partito dei giudici, il manipolo di ex magistrati infiltrati nei ds guidati dal perfido Luciano “Vyzinskij” Violante, amico nientemeno che di Giancarlo Caselli. Proprio non si poteva andare con quelli lì: chi glielo spiegava a dell’Utri che si era alleati di un amico di Caselli.

E le cose sono andate come sappiamo, con anni e anni di battaglie parlamentari. Inutili, visto che avrebbero potuto andare d’accordo e spartirsi la Repubblica in santa pace.

La metamorfosi di Violante me la spiego proprio così. Me lo vedo contrito, mentre gli altri del pd lo guardano storto: ma ti rendi conto che per colpa tua Silvio ci ha preferito Fini, Bossi e Casini? Che adesso l’Italia sarebbe nostra? E lui, poverino, cerca di rimediare. Più di ogni altro si sforza di favorire il Grande Rattoppo: mettere insieme Silvio e la sinistra con vent’anni di ritardo.

Lo facciano. Sarebbe quantomeno un atto di chiarezza. Facciano il “Forza partito democratico italiano” o come vogliono chiamarlo. Così a Ballarò potranno limitarsi a mangiare pasticcini e noi ci risparmiamo le loro oscene gazzarre.


Il Pd celebra la vendetta di B.

agosto 8, 2014

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E così il partito democratico ha entusiasticamente celebrato la vendetta di Silvio B. sull’assemblea del Senato, che pochi mesi fa lo espulse, decretandone la decadenza dalla carica per effetto della condanna per frode fiscale. Non mi meraviglia che egli abbia tenacemente voluto il voto di oggi, col quale sancisce che, se non può essere senatore lui, non lo sarà più nessuno di quelli che gli hanno votato contro. E che un’assemblea che vota contro di lui è destinata a scomparire. E’ nella natura vendicativa del personaggio. E’ incredibile (o forse no) la disciplina con la quale i senatori pd hanno obbedito al pregiudicato, il quale si sta scopertamente servendo del segretario pd per regolare i suoi conti con la Politica e con la Giustizia. E’ meno incredibile se si torna con la mente alla cosiddetta “congiura dei 101”, che fu in realtà una prova di assoggettamento a B. da parte del Pd; la prova che il partito democratico è di fatto berlusconiano, organico agli stessi poteri che governano Forza Italia.

Ora si attende la preannunciata “riforma della Giustizia”, ovvero la vendetta di B. contro i magistrati, che egli imporrà come precondizione per confermare il voto di oggi nei successivi passaggi parlamentari. Un panino di votazioni che imprigiona Renzi in una morsa letale e impegnerà il Parlamento nel varo di leggi inutili o dannose, sottraendolo all’indispensabile azione normativa di cui avrebbe urgente necessità l’Italia, come pure ha appena comunicato la Bce. La quale ha invocato riforme in materia di fisco, concorrenza e giustizia; e non di assemblee elettive.

Il partito democratico accompagna il paese lungo il piano inclinato del declino. Economico, politico e morale.

 

 

 


Processo Ruby: il delirio non si arresta

luglio 23, 2014

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Sono passati alcuni giorni e ancora leggo gente gridare allo scandalo. Prima condannato e poi assolto: orrore, vergogna ed ignominia!

Ma, scusate, il fatto che esistano il giudizio di primo grado e quello d’appello, emessi da collegi diversi, prevede ontologicamente che possono aversi sentenze diverse. Se i giudici d’appello non avessero la libertà e la possibilità di riformare la sentenza del Tribunale, che senso avrebbe l’appello in sé?

State calmi. La condanna di primo grado non ha avuto nessuna conseguenza sull’imputato. E attendiamo anche la Cassazione, che non mica finita qui.

 


Processo Ruby e leggi ad personam

luglio 22, 2014

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Il processo Ruby racchiude alcune delle peggiori degenerazioni della giustizia penale italiana, effetto della legislazione prodotta da una classe politica dedita alla commissione del delitto anziché alla sua repressione.

  1. La proliferazione dei riti. Il rito del processo penale dovrebbe essere uno solo, per tutti i reati e per tutti gli imputati. In Italia, invece, si è perso il conto dei riti alternativi: patteggiamento, abbreviato, immediato, per direttissima, per decreto, citazione diretta. Una conseguenza è stata l’incomprensibile scelta della Procura di processare B. separatamente da Fede, Mora e Minetti; duplicazione antieconomica e foriera di possibili conflitti di giudicato.
  2. “Giusto processo”. La riforma dell’art. 111 della Costituzione (centrosinistra, anno 2000) ha stravolto il regime della testimonianza nel processo penale. Pensata per neutralizzare i processi di Tangentopoli (e centrò l’obiettivo) tale riforma toglie valore processuale alle testimonianze raccolte nel corso delle indagini da Polizia Giudiziaria e Pubblico Ministero, rinviando la formazione della prova al dibattimento. In tal modo l’indagato ha anni di tempo per subornare i testimoni e questi di “dimenticare” i fatti. Gli investigatori perdono in tal modo interesse a svolgere indagini accurate e la prova testimoniale perde la sua caratteristica principale: la genuinità.
  3. Indagini difensive. Se B. ha potuto inquinare il processo Ruby fin dalla sua genesi, lo si deve anche all’orrenda legge sulle indagini difensive (anno 2000, centrosinistra), che trasforma i difensori dell’indagato in investigatori di fatto autorizzati per legge a raccogliere testimonianze false fin dall’inizio delle indagini. Combinando “giusto processo” e indagini difensive, i PM hanno di fatto le armi spuntate.
  4. Gli italiani si sono ormai assuefatti all’idea che il Parlamento legiferi su un reato penale per salvare un politico sotto processo. Un’aberrazione che fa inorridire, ma la comunione di intenti fra Pd e Forza Italia l’ha ormai resa una prassi accettata. Mi riferisco in particolare alla modifica del reato di concussione che ora risulta di difficile punizione in tutti i casi.

Analizzando altri processi a personaggi pubblici, troveremmo mille altri casi in cui la legislazione di favore a consentito a qualche imputato eccellente di farla franca. Non senza ricordare che di tali leggi criminogene beneficiano anche i delinquenti comuni, i signori nessuno che godono di riflesso dei delitti altrui.

Ciò premesso, in punto di diritto la sentenza assolutoria è probabilmente giusta. Perché da quel che si è letto manca o è insufficiente la prova dei rapporti sessuali fra l’imputato e la ragazza nonché della sua consapevolezza della di lei minore età; perché la concussione (o l’induzione indebita) non è un reato pensato per punire un capo di governo; soprattutto perché la riforma Severino del reato di concussione è stata fatta apposta.

Resta la desolazione di vedere un paese ormai assuefatto alla conquista delle istituzioni da parte di chi pratica sistematicamente la violazione della legge.


E’ ignorante anche Marco Travaglio

luglio 20, 2014

Marco Travaglio in Promemoria

A farmi saltare sulla sedia è stata questa frase (da “Innocente a sua insaputa” Fatto quotidiano del 19 luglio 2014, Marco Travaglio):

E non osiamo immaginare che accadrà se nel processo Ruby-ter si accerterà che le Olgettine, principali testimoni del bunga-bunga, sono state corrotte dall’imputato del Ruby-uno per mentire ai giudici: ce ne sarebbe abbastanza per una revisione del processo principale, inficiato dalle eventuali false testimonianze di chi avrebbe potuto provare ciò che, a causa delle loro menzogne, non fu ritenuto provato.

Te lo dico io, illustre giurista Marco Travaglio: se nel processo Ruby-ter si accerterà che le Olgettine, principali testimoni del bunga-bunga, sono state corrotte dall’imputato del Ruby-uno per mentire ai giudici, il corruttore verrà condannato per corruzione in atti giudiziari (e forse frode processuale, subornazione, intralcio alla giustizia e chissà cos’altro) ma non ci sarà alcuna “revisione del processo principale”, poiché, come chiunque dovrebbe sapere, la revisione è istituto ammesso sono in caso di condanna definitiva e non in caso di assoluzione. Se l’assoluzione di B. nel processo Ruby-uno passerà in giudicato (se non impugnata o se confermata dalla Cassazione), non esiste prova che possa cambiare la decisione: se anche Ruby e lo stesso B. (con tutte le Olgettine al seguito) confessassero di aver commesso i reati di prostituzione minorile e di concussione, l’assoluzione rimarrebbe comunque inattaccabile e non ci sarebbe alcuna revisione, perché, per il principio del ne bis in idem, questo dice il nostro codice (v. art. 629 c.p.p.), che ogni tanto andrebbe anche letto.

 


B. assolto nel processo Ruby

luglio 18, 2014

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Adesso tutti a commentare sui massimi sistemi della Giustizia. Tutti esperti, tutti a trarre cascate di conseguenze.

Ma bisognerebbe fermarsi almeno un secondo e ricordare alcune cose.

1. Il reato di prostituzione minorile non dovrebbe nemmeno esistere e non esisteva fino al 2009, quando il governo Berlusconi lo introdusse a scopi meramente propagandistici. Senza quella legge (Carfagna) non ci sarebbe stato alcun processo Ruby, né uno, né bis né ter.

2. Il reato di concussione è stato ridefinito nel 2012 con una legge ad hoc, e la nuova formulazione sembra fatta apposta per garantire l’assoluzione di B.

3. Decine e decine di testimoni dei fatti oggetto del processo sono stati lautamente pagati per anni dall’imputato, il quale, non a caso, è per questo indagato insieme ai suoi difensori ed ai testimoni stessi. E già una volta (processi All Iberian) si è salvato grazie a una testimonianza falsa comperata (Mills).

Basterebbero queste poche righe a indurre tutti a maggior prudenza, nei commenti.