Il Pd celebra la vendetta di B.

agosto 8, 2014

B_carcere

E così il partito democratico ha entusiasticamente celebrato la vendetta di Silvio B. sull’assemblea del Senato, che pochi mesi fa lo espulse, decretandone la decadenza dalla carica per effetto della condanna per frode fiscale. Non mi meraviglia che egli abbia tenacemente voluto il voto di oggi, col quale sancisce che, se non può essere senatore lui, non lo sarà più nessuno di quelli che gli hanno votato contro. E che un’assemblea che vota contro di lui è destinata a scomparire. E’ nella natura vendicativa del personaggio. E’ incredibile (o forse no) la disciplina con la quale i senatori pd hanno obbedito al pregiudicato, il quale si sta scopertamente servendo del segretario pd per regolare i suoi conti con la Politica e con la Giustizia. E’ meno incredibile se si torna con la mente alla cosiddetta “congiura dei 101”, che fu in realtà una prova di assoggettamento a B. da parte del Pd; la prova che il partito democratico è di fatto berlusconiano, organico agli stessi poteri che governano Forza Italia.

Ora si attende la preannunciata “riforma della Giustizia”, ovvero la vendetta di B. contro i magistrati, che egli imporrà come precondizione per confermare il voto di oggi nei successivi passaggi parlamentari. Un panino di votazioni che imprigiona Renzi in una morsa letale e impegnerà il Parlamento nel varo di leggi inutili o dannose, sottraendolo all’indispensabile azione normativa di cui avrebbe urgente necessità l’Italia, come pure ha appena comunicato la Bce. La quale ha invocato riforme in materia di fisco, concorrenza e giustizia; e non di assemblee elettive.

Il partito democratico accompagna il paese lungo il piano inclinato del declino. Economico, politico e morale.

 

 

 


Antiparlamentarismo

febbraio 25, 2014

g_klimt-madre

Antiparlamentarismo. Così andrebbe qualificata la performance del presidente del consiglio al Senato. La pretesa di parlare “come fuori di qui” (versione alternativa del parlare alla “gente”) significa semplicemente negare la funzione rappresentativa delle camere, ovvero l’essenza stessa di repubblica parlamentare. Non bastasse, abbiamo udito l’esplicita promessa di chiudere la camera che stava ascoltando, segno di supremo disprezzo non per i senatori – evidentemente dormienti – che aveva davanti, ma per gli elettori che li hanno votati un anno fa. I quali, va ricordato, sono molti di più dei votanti alle primarie pd che hanno nominato questo signore segretario di un partito in crisi. Dati alla mano, trenta milioni contro meno di due.

Il fatto che l’assemblea di Palazzo Madama non abbia avuto un sussulto di orgoglio, replicando al presidente del consiglio che non spetta né al governo né a lui promuovere riforme costituzionali di tale portata, subendo un’onta impensabile in una qualsiasi democrazia avanzata, ha due possibili spiegazioni non escludentesi: la disistima che i senatori hanno di se stessi e della propria funzione ed il recondito proposito di abbattere il governo alla prima occasione, liberandosi del corpo estraneo.

Corpo estraneo che ha pure la colpa di aver infranto la speranza che il ricorso a forme di democrazia diretta (le primarie, le consultazioni via web) avrebbero contribuito a migliorare il funzionamento delle istituzioni, favorendo un salutare ricambio del personale politico. Ed invece i gruppi autoemarginati e gli arrivisti da gazebo stanno vanificando anche questa fase, preparando il campo ad un ritorno delle eterne oligarchie autoreferenti, pronte a far gioco sui fallimenti degli avventuristi.


Voto palese! Voto segreto!

settembre 14, 2013

votosegreto

Che sulle questioni che riguardano una singola persona si possa (e talvolta si debba) votare a scrutinio segreto è una forma di rispetto, di educazione e di contegno istituzionale. Serve a garantire alle persone che per anni hanno diviso la quotidianità con l’interessato, quella forma di pudìca riservatezza che consente loro di votare secondo coscienza, senza passare per traditori dell’ex amico, dell’ex avversario, dell’ex compagno. Quando un’assemblea vota pro o contro una persona, è elementare norma di decoro e civiltà che questi non sappia chi ha votato per lui e chi contro di lui.

Ma nell’arena belluina che è diventata la politica italiana non c’è più spazio per  tutto ciò. Il voto segreto diviene scudo della menzogna, della viltà, dell’opportunismo.

Decoro, civiltà, rispetto, educazione, contegno.  Sono lussi che non ci possiamo più permettere.


Uso politico della Giustizia

settembre 9, 2013

alfano_berlusconi

Angelino Alfano chiede che la Giunta per le elezioni del Senato valuti il caso del senatore Silvio Berlusconi in base al diritto e non a valutazioni politiche, conferendole poteri giurisdizionali e non politici.

Verrebbe da chiederci, allora, cosa li eleggiamo a fare, i senatori, visto che non devono rispondere a noi elettori ma al diritto. E come possono i membri della giunta valutare in base al diritto, visto che non sono giuristi? Il diritto è materia per chi la conosce, non per chi è stato votato.

Le parole di Alfano nascondono un altro argomento: B. non è un senatore come tutti gli altri, quindi, anche se la legge gli vieta di rimanere in Senato, dobbiamo trovare un escamotage per impedirne la decadenza, perché la Politica ha bisogno di lui. Anzi, B. è indispensabile alla Politica nazionale ed il diritto ci offre un cavillo per piegare la legge e la logica alle nostre esigenze in virtù del “primato della politica”.

Un uso politico della giustizia. Si direbbe.


Violante e Berlusconi

settembre 1, 2013

violante

Sostiene Violante che serve cautela nell’applicazione della legge Severino ad un avversario. Dimentica che Berlusconi è un alleato del pd, non un avversario. La sua uscita, più che una forma di rispetto per un antagonista, sembra un favore ad un amico.

Invoca il diritto alla difesa. Che è sacrosanto, certamente, ma nel processo penale. Non in Senato. La legge Severino indica un requisito (l’incensuratezza) per accedere alle cariche elettive ed è improprio equipararla ad una legge penale. Invocare il diritto di difesa è quantomeno azzardato.

Su Berlusconi incombono altri gravami ostativi alla sua permanenza in Parlamento: la legge 361/57 sull’incandidabilità dei concessionari pubblici (colpevolmente ignorata per cinque volte e tuttora trascurata ad onta delle sopravvenute risultanze processuali) nonché l’imminente interdizione (triennale?) dai pubblici uffici.

Si usa dire che in politica esistono avversari e non nemici, e che il Pd vorrebbe utilizzare la condanna Mediaset per eliminare il suo “nemico” storico. Ribadito che Berlusconi non è nemico né avversario, bensì alleato del pd, quel che importa ora è che egli è un nemico della Repubblica Italiana, dal momento che ne viola sistematicamente e serialmente le leggi. Per questo, perché nemico della Repubblica, e quindi di tutti noi, va estromesso dal Senato della Repubblica per manifesta indegnità con un voto politico, e non giuridico. In materia di rapporto fra Berlusconi e la magistratura siamo abituati a sentir invocare e predicare il “primato della politica” sul diritto; ma contraddicendo tale asserzione si vorrebbe subordinare il voto del Senato al confuso parere di alcuni giureconsulti, peraltro contraddetti dalla maggioranza dei costituzionalisti.

Penso che Giunta e Senato debbano dare invece un voto limpidamente politico, certificando l’indegnità di Berlusconi a sedere a Palazzo Madama. Punto.


Sondaggio sulla decadenza di Berlusconi

agosto 27, 2013

Tutti i quotidiani ne parlano ma, pur vivendo nell’era dei sondaggi, non ho trovato alcuna notizia relativa ad un sondaggio sull’argomento. Allora lo faccio io.

Il nove settembre prossimo la Giunta per le elezioni e per le immunità del Senato si dovrà esprimere sulla decadenza di Silvio Berlusconi, in applicazione della cosiddetta “legge Severino”, come conseguenza della condanna nel processo Mediaset. Successivamente toccherà al plenum di Palazzo Madama esprimersi definitivamente.

La condivisione del sondaggio sui social network è largamente apprezzata.

Secondo alcuni si dovrebbe trattare di passaggi formali per via dell’automatismo previsto dalla legge. Secondo altri sarebbe invece un voto “politico” poiché un’assemblea elettiva non può che esprimere un giudizio di merito, e non di mera ratifica di una decisione presa da un altro organo dello Stato. Ultimamente sono emersi pareri secondo cui la Giunta del Senato dovrebbe sollevare un dubbio di costituzionalità innanzi alla Corte costituzionale.

A prescindere da tali questioni, ognuno di noi un parere può farselo dando il proprio voto in base ai propri desideri. Il Senato lo eleggiamo noi ed a noi deve rispondere dei suoi atti. Quindi sondo le opinioni.


Il ridotto del Senato

agosto 25, 2013

ridotto

Gli alleati dilagavano nella pianura padana, i tedeschi ripiegavano, veloci ed ordinati. Mussolini chiese: “quanto potremo resistere?” Pensava gli rispondessero in termini di settimane o di mesi. Gli risposero “fra le sei e le dodici ore”. Si riferiva al ridotto della Valtellina, un ipotetico scampolo d’Italia incastonato nella Svizzera dove trentamila immaginarie camicie nere avrebbero dovuto trincerarsi per resistere agli invasori ed immolarsi. E salvare l’onore del fascismo e del Duce.

Nella sua fantasia, il ventennio di Mussolini avrebbe dovuto concludersi così, con una eroica ed anacronistica difesa all’arma bianca, come se fosse ancora stato possibile combattere alla baionetta.

Il ventennio di Berlusconi non gli somiglia in nulla, ma ha anch’esso il suo ridotto: il Senato della repubblica.

La discesa in campo del 1994 aveva finalità chiarissime, esplicitate in privato da Berlusconi e pubblicamente da Confalonieri: creare uno schermo politico alle attività illegali delle sue imprese.

Ed infatti, da allora, la vita pubblica nazionale è stata occupata dall’accavallarsi delle indagini delle procure e dalle leggi criminogene votate dal parlamento per neutralizzarle. Votate, si badi bene, sia dal centrodestra che dal centrosinistra.

Ma chi vive nell’illegalità (e la sentenza Mediaset questo sancisce in riferimento alle attività televisive di Fininvest) non può sfuggire all’infinito all’accertamento della verità. Come Butch Cassidy, può solo allontanare il giorno della resa dei conti.

Le parole di Alfano all’uscita dal “supervertice di Arcore” sono rivelatrici dell’unica reale ossessione del Cavaliere. Disposto ad accettare tutto ma non la decadenza da parlamentare, carica che ricopre ininterrottamente da quasi venti anni. La decadenza, ci fa sapere Alfano, è per lui “inaccettabile ed incostituzionale”.  E sostenere l’incostituzionalità di una blanda legge “anticorruzione” votata pochi mesi fa dallo stesso PdL, ha la stessa natura comica e straniante della pretesa di Mussolini di resistere agli americani.

E ho già scritto quelle che credo essere le vere ragioni (https://sentieriepensieri.wordpress.com/2013/08/17/larresto-di-b/). Dal giorno successivo alla decadenza, Silvio Berlusconi perderà le guarentigie di parlamentare, e, in particolare, sarà possibile intercettare le sue utenze telefoniche, perquisire le sue (innumerevoli) abitazioni ed aziende e financo arrestarlo.

E finalmente emergerà la verità, o perlomeno una grossa fetta, sulla sua storia. Dai rapporti coi boss di Cosa nostra agli assegni per le olgettine.

Per questo il Cavaliere si aggrappa al seggio senatoriale, ultimo riparo dietro cui occultare le prove dei suoi delitti. Il Senato è l’ultimo ridotto suo e delle sue truppe, di quelle che gli rimarranno fedeli fino all’ultimo. Come svanirono le trentamila camicie nere, probabilmente svanirà anche l’esercito di Silvio. Che in queste ore mi immagino guardarsi intorno e chiedere: “quanto possiamo resistere?”