Il decaduto ritrovato

febbraio 16, 2014

ricchezza

Nel tragicomico passaggio di questa crisi di governo vengono improvvisamente alla luce i tanti inganni che la propaganda politica ci ha imposto e imposturato per anni. Come se un relitto venisse a galla all’improvviso svelando in un attimo tutti i segreti che per secoli ha tenuto nascosti.

Uno è quella della presunta dicotomia fra “prima” e “seconda” repubblica. Espressioni mutuate dalla politica francese dove l’ordinale sanciva una modifica costituzionale. Da noi la costituzione non è cambiata ed infatti siamo ancora qui con i riti partitocratici da era democristiana.

Ma quel che salta agli occhi – e nessuno lo ha rimarcato – è che ad essere finalmente smentita è la tesi secondo la quale in questi anni il centrosinistra avrebbe fallito perché “non fece la legge sul conflitto di interessi”. Vero che avrebbe potuto e dovuto farla, ma ho l’impressione che nella mente di troppi ci sia l’idea che sarebbe stato possibile votare una legge tale da escludere B. dalla vita politica. Come se fosse stato possibile creare una norma che obbligava il Cavaliere a scegliere se fare politica e regalare tutto ai poveri oppure rinchiudersi nelle sue aziende in attesa del fallimento o dell’arresto.

L’ipotesi più aggressiva di legge sul conflitto di interessi formulata a suo tempo prevedeva l’ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche. Applicata a B. gli avrebbe impedito di sedere in Parlamento. Beh, ora vediamo cosa sarebbe successo: B. è attualmente decaduto ed ineleggibile, ha una consistenza politica e parlamentare modesta e si trova all’opposizione, ma continua a tenere in mano le briglie della politica nazionale.

Anche votando la tanto invocata legge sul conflitto di interessi, B. avrebbe fatto lo stesso, magari da casa sua, ed avendo un argomento in più contro i “comunisti illiberali”.

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La seconda repubblica

settembre 24, 2013

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Nelle prime pagine di oggi c’è tutta l’Italia di questo inizio di terzo millennio.

L’unica impresa nazionale di telecomunicazioni, a suo tempo regalata dal governo D’Alema ai capitani coraggiosi della speculazione, viene svenduta ai concorrenti spagnoli; nella giornata in cui si celebra il predominio di un paese – la Germania – dove le telecomunicazioni sono saldamente in mano allo Stato.

la Direzione antimafia di Milano provvede ad arrestare gli eredi di Vittorio Mangano: mafiosi felicemente installatisi nel cuore dell’imprenditoria lombarda.

E’ la plastica rappresentazione dell’esito del percorso cominciato con la fine dell’era democristiana: mentre le imprese pubbliche (dei carrozzoni o dei gioielli, a seconda dalla convenienza del momento) venivano regalate a capitani d’industria assistiti ed avidi di lucrare sulla pelle degli italiani, i boss mafiosi salivano al rango di imprenditori per impadronirsi dell’economia ricca del nord.

Un cammino che ha proceduto incontrastato, mentre la politica si occupava di demolire l’azione giurisdizionale con una serie di leggi criminogene finalizzate ad agevolare le peggiori degenerazioni affaristiche (Parmalat e Montepaschi, per far due esempi) e la scalata delle organizzazioni mafiose: legge sui pentiti, giusto processo, depenalizzazione del falso in bilancio, ex Cirielli, indulto, indagini difensive, eccetera.

Al tempo stesso si picconavano le conquiste di civiltà, precarizzando il lavoro e mortificando scuola, università, esercito e sanità pubblica.

Ma niente paura: a Trieste abbiamo la stele contro le leggi razziali e il monumento all’esodo istriano. Quindi va tutto bene.

Di targhe, di monumenti e di giornate della memoria ne abbiamo già un certo numero, ma ne servirebbero altre.

Per ricordare agli sbadati l’origine del pensiero unico liberista, garantista ed antistatalista; progenitore della seconda repubblica basata sul bipolarismo, la cui applicazione ha significato la progressiva distruzione della Repubblica.

Di fronte alla quale i tre partiti che dovrebbero rappresentare il popolo italiano si occupano rispettivamente di:

  1. stabilire regole congressuali che garantiscano uno stipendio ad ognuno dei millemila dirigenti (partito A);
  2. trovare un sotterfugio per evitare il carcere all’unico dirigente (partito B);
  3. nascondere la totale assenza di idee dei due unici dirigenti (partito C).

Ci dicono che l’Italia rischia di essere commissariata. MAGARI – dico io – MAGARI!


Quale seconda repubblica?

aprile 27, 2013

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Former PM Berlusconi smiles before casting his vote at the polling station in Milan

Dopo la rielezione di Napolitano e il governo Letta, sarebbe il caso di cancellare dal gergo politico le espressioni “prima repubblica” e “seconda repubblica”. Locuzioni mutuate dalla Francia, dove però i passaggi (là sono alla quinta) sono stati scanditi da riscritture della Costitutuzione. Da noi no, nessuna modifica della Carta ha prodotto il presunto passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Ed infatti in queste settimane abbiamo visto riprodotti tutti gli schemi tipici del periodo democristiano. Dai voti fintamente segreti per l’elezione del Capo delle Stato (scritto in modi diversi in modo da certificare la fedeltà dei gruppi) ai franchi tiratori; dal manuale Cencelli usato da Letta al governo balneare che giurerà domani.

Insomma, la Repubblica è una, sempre quella. Sempre la stessa. Vanno solo distinte l’era democristiana (dal 1948 al 1992) dall’era berlusconiana (iniziata nel 1994 e tuttora in corso).  Il tratto comune ad entrambe è l’irrisione dell’elettorato di sinistra; sempre presente e sempre sconfitto, anche quando vince le elezioni.


L’alba della “Seconda Repubblica”.

marzo 9, 2009

Riporto un brano dalla sentenza della Corte d’Appello di Palermo che condannò gli esecutori dell’attentato di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie ed i militari della scorta.

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