Una tombola da Guinness

giugno 22, 2015

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Chiuse le urne riprendono a proliferare i sondaggi, e la domanda è: chi arriverà al ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale? Chi lo vincerà. E siccome siamo un un’epoca in cui i partiti nascono e muoiono nel corso di un amen, già la scelta delle palline da mettere nel bussolotto è problematica.
Partito democratico contro Lega nord + Forza Italia e Fratelli d’Italia.
E Alfano con chi sta?
Partito democratico contro Movimento cinque stelle.
E se invece fosse Movimento cinque stelle + Lega nord contro Partito democratico?
Ma a questo punto non potrebbe anche succedere che Forza Italia si allei con il pd? E la sinistra di Civati-Vendola-Ferrero-Landini dove la mettiamo?

Abbiamo appena fatto la coperta più grande del mondo e la torre di lego più alta del pianeta. Ci apprestiamo a metter su la più gigantesca tombola della storia dell’umanità.


Non toccate la legge elettorale

aprile 13, 2015

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Se la parola democrazia ha un senso, chiunque ragioni di leggi elettorali dovrebbe dare uno sguardo al panorama partitico attuale, a poche settimane dalle elezioni regionali. I soggetti politici riconoscibili sono i seguenti:
– il partito di Renzi, ovvero quello che fu il pd;
– la dissidenza interna del fu pd, un agglomerato estraneo alla segreteria;
– la sinistra che fu SEL e che ora vede nella coalizione sociale di Landini la possibilità di schiodarsi dalle percentuali irrisorie cui è abituata;
– il Movimento cinque stelle, stabile sul 20%;
– la Lega Nord, fortissima nelle regioni settentrionali, ma solo lì;
– la frazione di centrodestra fedele a Berlusconi;
– la frazione di centrodestra (Ncd, fittiani) che ambisce a superare la figura dell’ex cavaliere.

Anche trascurando quello strano oggetto che si chiama Fratelli d’Italia, che sinceramente non saprei dove collocare e come qualificare, sono almeno sette i soggetti politici riconoscibili che risulta quasi impossibile inquadrare in due schieramenti contrapposti. Il venir meno della figura aggregante di Berlusconi (aggregante pro e contro), ci riporta alla tradizionale geografia politica nazionale, fatta di una molteplicità di partiti distinti, come è sempre stato dal dopoguerra ad oggi.

Prendere atto di questo è un dovere di chi pretende di scrivere le leggi elettorali, e la conseguenza è il riconoscimento che l’Italia non può sottrarsi al proporzionalismo. Una legge elettorale proporzionale, cancellando l’orrido concetto di “voto utile”, restituisce all’elettore la libertà piena di votare per il partito a lui più vicino, favorendo il recupero della partecipazione al voto, che era uno dei pochi vanti nazionali. Leggere di una quota di astensione vicina al 50% in un paese che esibiva una affluenza ai seggi superiore al 90% è uno dei segni peggiori di questi tempi.

A chi obietta che il proporzionalismo penalizza la “governabilità”, subordinando la formazione dell’esecutivo alle trattative fra gruppi parlamentari, rispondo che già ora è così. Con la differenza che i meccanismi premiali (che derivino dal sistema uninominale alla Mattarella o dal maggioritario alla Calderoli) costringono i partiti a mercanteggiare seggi e incarichi prima delle elezioni, quando i rapporti di forza sono dati dai sondaggi e non dai voti reali. E d’altronde chi afferma che i meccanismi premiali garantiscono coerenza fra voto popolare e maggioranza di governo dice una solenne empietà, sol che si osservi come l’attuale maggioranza sia un ibrido inimmaginabile prima del voto del 2013.

E’ quindi venuto il momento di dire che le prossime elezioni dovranno tenersi con la legge elettorale attualmente in vigore: un proporzionale puro. Dando poi ai partiti il compito di misurarsi in parlamento sulla base del consenso reale. E dando a noi poveri elettori bistrattati la possibilità di esprimerci, infine, liberamente.


La fine delle ideologie

febbraio 13, 2014

Psichedelico

Tanto celebrata da anni, eccola plasticamente rappresentata.

Un profittatore avido e sprezzante di ogni regola, maschera da rappresentanti della nazione una pletora di mediocri arrivisti, ammaestrati a tramutare in insulse cantilene le fallimentari formule difensive escogitate dai suoi altrettanto mediocri avvocati. Un ex battutista televisivo traduce in formulette di facile consumo le bislacche congetture di uno stratega sociopolitico da bar. Ed infine gli eredi di quelli che furono i partiti della resistenza antifascista vengono fulminati dall’irresistibile fascino dell’idiozia, affidandosi ad un buffone in giacca e cravatta che confonde le istituzioni della repubblica con l’assemblea di classe della scuola per parrucchieri che avrebbe dovuto frequentare per guadagnarsi da vivere.

Lo spettacolo che ci viene offerto fa rimpiangere i vertici di maggioranza con Craxi, Forlani, La Malfa (Giorgio), Altissimo e Cariglia. I quali avevano frequentato in gioventù uomini politici veri e tentavano almeno di salvare le apparenze.

Verrebbe da chiedere di sospendere l’attività parlamentare e di governo, di chiedere al Presidente della Repubblica un decreto che imponga l’autogestione delle istituzioni statali, dalle scuole alle caserme, dagli ospedali alle camere di commercio, e di lasciare che il paese si arrangi da solo. Funzionerebbe tutto meglio.


Politica e pompini

febbraio 1, 2014

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Grazie a un genio del movimento cinque stelle abbiamo sdoganato una nuova categoria del pensiero. Se l’autore merita di essere inserito in una lista bloccata (in una cantina), grottesca è la reazione della deputata Moretti nello sporgere querela per ingiuria.

I casi sono due: o nelle parole a lei rivolte c’è qualcosa di vero (ed allora la querelante rischia una condanna per calunnia) oppure con il proprio atto si è abbassata al livello del suo collega, dimostrando di non avere cognizione del proprio ruolo di rappresentante degli italiani.

Moretti sa (o dovrebbe sapere) che la giustizia italiana è gravata da milioni di procedimenti per fatti marginali (liti bagatellari) che sottraggono alla magistratura tempo e risorse che andrebbero spese per combattere la criminalità. E dovrebbe ricordare il fastidio di tutti i politici per le indagini su di essi. Ma se si corre dal pm ad ogni sgarbo ricevuto (ribadendo così di sentirsi parte di una casta di protetti), non ci si può lagnare se quello stesso pm viene a fare le pulci sugli scontrini del bar.

E dovrebbe riflettere sul fatto che la sua reazione ha avuto l’effetto di alimentare un dibattito di cui, in questi tempi di odio anti-casta e di bunga bunga, non si sente alcun bisogno.

Chi sceglie come professione la politica, coi suoi risvolti riprovevoli e meschini, deve avere lo stomaco per affrontarli. Una risposta a tono vale mille querele.


Serracchiani vince in Friuli Venezia Giulia

aprile 22, 2013

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E’ sicuramente un fatto positivo che l’alleanza di centrodestra abbia perso le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, segnate da un tracollo dell’affluenza al voto, di poco superiore al 50% contro il 72% del 2008. Renzo Tondo era uno degli ultimi presidenti di regioni del PdL, partito che in breve tempo ha perso la guida di Lombardia, Lazio, Molise e, appunto, Friuli Venezia Giulia. Le regioni governate dagli uomini di Silvio Berlusconi sono ormai solamente la Campania, la Calabria, l’Abruzzo e la Sardegna. A conferma che il PdL ha un unico elemento fondante ed un solo punto programmatico: la tutela degli interessi personali di Silvio Berlusconi e la di lui difesa processuale; la politica è puramente accessoria, l’interesse generale un concetto astruso e fastidioso. Mi attendo una severa resa dei conti fra Tondo ed il suo ex compagno di partito Bandelli, che presentandosi da solo ha sottratto i voti che avrebbero portato ad una riconferma del governatore uscente.

La Lega Nord ha visto quasi dimezzati i suoi consensi, ed anche in questa regione del Nord est diviene forza marginale.

E’ altresì positivo che la sgangherata lista grillina sia rimasta lontanissima dalla possibilità di avere la maggioranza in consiglio regionale. Sarebbe stato il primo caso di un organo legislativo interamente nelle mani di un gruppo che ha dato prova di essere totalmente inadeguato ad una simile attività. Legiferare ed amministrare una regione è ben altra cosa che gestire una municipalità.

Detto questo, a sinistra non c’è da gioire per la risicatissima vittoria (2.066 voti di scarto, pari allo 0,39%). Innanzitutto va rimarcato che Serracchiani ha ottenuto solamente 210mila voti, contro i 351mila di Illy alle regionali 2008 (che non gli furono sufficienti a superare i 409mila di Tondo). Male anche la coalizione, passata da 260mila a 153mila ed il Pd, arretrato di 60mila voti (da 170mila a circa 110mila).

Ma quel che mi sento di dire è che a garantire il successo è stata l’ostinata fedeltà al voto dell’elettorato di centrosinistra, che nonostante lo scandalo dei rimborsi ai gruppi consiliari e nonostante le nequizie romane del pd, si è recato diligentemente al voto, quando invece l’elettorato avversario ha massicciamente disertato. Il tratto distintivo di questo risultato, per me, è la pazienza giobbesca dell’elettorato di sinistra il quale, pur martoriato da una dirigenza inadeguata, confusa, divisa ed ultimamente anche un po’ cialtrona, continua a votarla.

E’ questa la forza, ma anche la debolezza, del Pd. Forza perchè gli consente di sopravvivere nonostante tutto. Debolezza perchè i suoi dirigenti, stolidamente convinti di poter contare su di un elettorato bue che li vota sempre e comunque, nulla fanno per meritarsi la sua fiducia, per ascoltarne gli umori e per guadagnare nuovi consensi. Con gli esiti che si sono visti in Parlamento nei giorni scorsi.

Dovrei auspicarmi un cambiamento di rotta. Ma non lo faccio. Inutile illudersi. Andrà sempre così e sempre peggio. Amen.

PS. Chiuso lo spoglio si viene a sapere che il Pd ha 19 seggi, la minoranza slovena 1, cittadini per Serracchiani 3, SEL 3. Totale centrosinistra 23+3=26. Il Centrodestra (PdL+Lega+Udc) ha 15 seggi e il Movimento 5S 6. Senza SEL Serracchiani non ha maggioranza in consiglio regionale. E se a Roma l’allenza Pd-Sel si rompe per dar vita alle grandi intese, che accadrà qui?


No all’accordo Pd-Pdl per il Quirinale

aprile 18, 2013

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Per spiegare il mio “no” all’accordo fra Pd e PdL per l’elezione del Presidente della Repubblica sono sufficienti poche parole.

Per la prima volta dal 2001 il partito di Silvio Berlusconi è nettamente minoritario in parlamento e nel paese, dopo quasi un ventennio nel corso del quale l’Italia ha conosciuto un progressivo degrado morale ed economico che segna profondamente le nostre vite. Impoverimento, sfiducia nelle istituzioni e rassegnazione accomunano gli italiani di tutte le estrazioni sociali, di tutte le età e di tutte le aree geografiche.

E’ convinzione comune fra gli elettori di centrosinistra che il berlusconismo, inteso come prevalere dell’interesse personale su quello generale, sia la causa principale di questo stato di cose. E’ parimenti evidente che la classe politica nazionale soffre di una inspiegabile soggezione  psicologica nei confronti del Cavaliere, che dal lontano 1994 condiziona la vita pubblica a vantaggio esclusivo di se stesso e delle sue imprese, a prescindere dagli esiti elettorali.

Nel corso della sua ormai lunga vita politica, Silvio Berlusconi ha dimostrato un supremo disprezzo per la Carta costituzionale, per gli avversari politici, per gli alleati non asserviti, per il galateo istituzionale, per la legge e per le autorità indipendenti, prima fra tutte la magistratura. In ogni passaggio parlamentare ha sempre agito con la massima spregiudicatezza, dimostrando totale assenza di scrupoli pur di raggiungere i propri obiettivi.

Fra i tanti episodi, credo sia sufficiente ricordare che Silvio Berlusconi è indagato per aver corrotto un senatore con tre milioni di euro al fine di far cadere un governo ed un parlamento legittimamente eletto. Basterebbe questo per escluderlo da ogni trattativa per qualsiasi carica.

Silvio Berlusconi ha fatto del suo partito un manipolo di automi telecomandati, del governo un comitato di affari, del parlamento un organo di ratifica.  Ha stravolto la legislazione penale per sottrarsi al giudizio dei Tribunali, così favorendo il dilagare della corruzione, dell’illegalità e della criminalità.

Non è dato comprendere perché il Partito Democratico, che ha sempre chiesto ai suoi elettori un voto contro di lui, debba ora riconoscergli il diritto di scegliere il Presidente della Repubblica. E’ un fatto assolutamente inspiegabile.

Non so cosa abbia spinto i dirigenti del Pd a cercare l’accordo con Silvio Berlusconi. Non voglio nemmeno pensare che sia il desiderio di prolungare la vita della legislatura, di mantenere un po’ più a lungo una carica, di avere qualche chance in più di favorire la propria carriera politica. Mi rifiuto di pensarlo.

E’ vero che il Capo dello Stato ha un ruolo di garanzia, per cui, in linea di principio, sarebbe auspicabile un voto ampiamente maggioritario. Ma non a tutti i costi e, soprattutto, non trattando con chi ha sistematicamente calpestato le regole della democrazia.

Il Parlamento in carica, seppur privo per ora di una maggioranza organica, ha i numeri per eleggere un Presidente della Repubblica che esprima la voglia di cambiamento degli italiani. Che sia libero da vincoli partitici, che sappia garantire il rispetto reale e non solo formale dei valori costituzionali, che riporti al centro della vita pubblica i principi di giustizia, democrazia ed equità sociale. Che restituisca agli italiani fiducia nelle istituzioni repubblicane.

Non faccio nomi perché tutti ne (e li) conosciamo e lascio al Parlamento sovrano il diritto di sceglierlo. Purché la persona abbia queste caratteristiche.

Ma so che dobbiamo pretendere una scelta diversa da quella che è stata fatta, e che rischia di concretizzarsi, nonchè di adottare un metodo completamente differente: più nitido e soprattutto più rispettoso della nostra volontà di elettori di centrosinistra e conforme al sentimento della maggioranza degli italiani. Pretendiamo una scelta alla luce del sole, limpida, per un nome cristallino e per una personalità specchiata. Niente di più. Che sia l’inizio di un corso completamente nuovo della vita politica nazionale.

Per queste ragioni sarò in piazza, questa sera, a dire “no” all’accordo (all’inciucio) fra Pd e PdL per l’elezione del Presidente della Repubblica.


Il programma di Grillo

marzo 8, 2013

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Il Movimento cinque stelle un programma ce l’ha eccome! E allora me lo sono andato a leggere sul Fatto Quotidiano, che non può essere accusato di ostilità verso Grillo. Ecco i 20 punti elencati uno per uno:

1 – Reddito di cittadinanza.

Grande istituto, che potremo adottare quando saremo diventati scandinavi. Il reddito di cittadinanza (quello vero, non le scimmiottature di cui si parla da noi) è plausibile in paesi ricchi e capaci di sopportare un alto carico fiscale (da noi lo si deve e vuole ridurre), ma soprattutto in paesi ad altissima fedeltà fiscale. In Italia finirebbe per premiare i furbi, i finti poveri, gli approfittatori.

2 – Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa.

Interessante, seppur non proprio originalissimo. Ma di grazia, quali misure? E la grande industria, o quel po’ che ne è rimasta, la mandiamo in malora? Lo dico perché la piccola impresa vive grazie alle commesse di quella grande.

3 – Legge anticorruzione.

Una l’hanno appena fatta. Forse bisognerebbe spiegare come la si vuole cambiare. O no?

4 – Informatizzazione e semplificazione dello Stato.

Ideona. Ma gli enti pubblici sono discretamente avanti nel processo di informatizzazione (più delle imprese private); sono i cittadini a non essere attrezzati.

5 – Abolizione dei contributi pubblici ai partiti.

Sostituendo “abolizione” con “drastica riduzione” sono d’accordo.

6 – Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni.

Giustissimo. Ma il dramma sono gli arricchimenti leciti (per esempio le superpensioni); “furti” che la casta si è legalizzati. Su si essi bisognerebbe avere il coraggio di proporre leggi retroattive, per recuperare allo Stato almeno una frazione del bottino.

7 – Referendum propositivo e senza quorum.

Sono d’accordo.

8 – Referendum sulla permanenza nell’euro.

Sembrerebbe incostituzionale (art. 75).

9 – Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese.

Ragionevole ma di scarsa utilità, il Parlamento è sovrano e se non vuole una legge la boccia.

10 – Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti.

D’accordo solo sull’indipendenza dai partiti; bisogna dire come, però.

11 – Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato.

Prego di leggere gli artt. 56 e 58 della Costituzione..

12 – Massimo di due mandati elettivi.

Anche questo mi pare incostituzionale (art. 51).

13 – Legge sul conflitto di interessi.

Questa mi sembra di averla già sentita. Ma è divenuta quasi una leggenda; come se potesse esistere una legge che, d’incanto, appena varata, obbliga Berlusconi a scegliere fra la politica da nullatenente e una vita semiclandestina.

14 – Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica.

Sacrosanto, quantunque la Sanità sia un pozzo di sprechi.

15 – Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali.

D’accordo.

16 – Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza.

Bella idea, ma tecnicamente chi fornisce il servizio?

17 – Abolizione dell’IMU sulla prima casa.

Un falso problema, basta aumentare la franchigia.

18 – Non pignorabilità della prima casa.

No, sarebbe un ulteriore freno alle dinamiche economiche e renderebbe inerogabili i mutui per la prima casa.

19 – Eliminazione delle province.

Anche questa già sentita.

20 – Abolizione di Equitalia.

E sua sostituzione con ente analogo? O concessione ai privati (tipo Cosa nostra) della riscossione dei crediti della Pubblica amministrazione?

Domande.

La Giustizia è sparita anche per Grillo? Le “leggi vergogna” le lasciamo lì come sono? L’arretrato dei Tribunali civili e penali ce lo teniamo?

E il Tav? Le missioni militari all’estero? Le spese militari? Gli sprechi della P.A.?

Il potere d’acquisto delle pensioni e dei salari? Gli esodati?

E il lavoro che manca? Risolviamo tutto promettendo 600 euro a testa che nessuno sa dove andare a trovare?

E tutto il resto che dimentico?

PS. Ho cercato in rete un programma m5s più dettagliato ed in effetti c’è. Ma ci son scritte tutt’altre cose!