Contante? Abolirlo, non limitarlo

settembre 25, 2019

 

banconota

Leggo che il governo sembra intenzionato a limitare l’uso del denaro contante come forma di contrasto all’evasione fiscale, e trovo che sia una iniziativa molto positiva anche se arriva in grave ritardo. È appena il caso di ricordare che il governo Monti aveva posto il limite di mille euro alle operazioni con banconote, ma il governo Renzi si era affrettato a innalzarla nuovamente. Come ho già espresso qui, il contante è uno strumento superato, anacronistico, e si deve andare verso la sua totale eliminazione.

L’idea che la moneta cartacea favorisca solamente l’evasione fiscale è infatti riduttiva, perché il suo uso è fondamentale per quasi tutte le attività economiche illegali così come oggi le conosciamo. La sua scomparsa non le eliminerebbe, ma ne renderebbe molto più complessa la realizzazione e, al pari tempo, sarebbe molto più facile la loro individuazione e repressione.

Non può esistere spaccio di strada senza denaro contante, perché è impensabile che un pusher riscuota il prezzo dei suoi commerci con il POS, e quindi, automaticamente, verrebbe meno il fenomeno dei quartieri urbani che attualmente sono ostaggi dei piccoli eserciti di spacciatori di strada. Il fiorente mercato della contraffazione che riversa sui marciapiedi beni di consumo prodotti illegalmente troverebbe un enorme freno nell’impossibilità di acquistare oggetti fuori da luoghi adibiti legittimamente alla vendita. Stesso discorso vale per la prostituzione diffusa nelle vie urbane. Tali attività continuerebbero a esistere, ma necessiterebbero di attività di copertura lecita, sulle quali il Fisco riscuoterebbe le imposte. Inoltre, le sex workers, dovendo essere inquadrate come dipendenti regolari adibite a una qualche mansione legale, avrebbero finalmente una qualche forma di tutela. Taccio sulla corruzione minuta, sui regali, su buste e bustarelle, sulle banconote conservate scientemente fra i documenti fiscali di trasporto merci di cui ben sa chiunque operi nel commercio. Ognuno ci arriva da sé.

Faccio tali esempi perché sono le attività su cui si basa la gigantesca macchina delle mafie nazionali ed estere importate, che vedrebbero nell’abolizione del contante un ostacolo enorme nella prosecuzione delle loro condotte e uno strumento di contrasto formidabile in mano alle forze dell’ordine.

I vantaggi si estenderebbero anche ad altre forme di criminalità non meno odiosa. Le rapine, per esempio. Non avrebbe più senso rapinare banche e neppure abitazioni private, perché una eventuale refurtiva in beni di valore sarebbe invendibile sul mercato della ricettazione, essendo impensabile per un ricettatore fare un bonifico a un rapinatore. Fine quindi dei topi d’appartamento, dei mercanti di opere d’arte rubata, di tombaroli e affini. E se non fine, sicuramente una vita molto più grama e difficile.

Abbiamo a portata di mano uno strumento tecnologico, la moneta elettronica, che può far svoltare la nostra economia e porre l’Italia all’avanguardia in Europa, se saremo i primi a fare questa scelta drastica ma decisiva.

Certo, sopravviveranno le grandi frodi, i grandi evasori che ricorrono ai Paradisi fiscali, ma su di essi potranno concentrarsi le attività di contrasto attualmente disperse nell’inseguimento di piccoli fenomeni di illegalità con costi che superano i ricavi.

Il contante è la linfa delle illegalità, l’acqua vitale delle mafie. Eliminarlo sarebbe un passo avanti epocale, né di destra né di sinistra, né di centro. Sarebbe auspicabile vedere tutti determinati a volerne la fine.

 

 

 


Contanti e pistole

aprile 2, 2019

pistola

Ho scritto qui quelli che secondo me sarebbero i grandi, enormi vantaggi derivanti dall’abolizione del denaro contante e dalla sua sostituzione con moneta elettronica. L’Italia detiene, a quel che si legge, il primato mondiale dell’evasione fiscale e chiunque comprende che la tracciabilità di ogni pagamento è lo strumento che potrebbe sconfiggere questa endemica piaga. Prima o poi ci arriveremo, ed allora guarderemo al passato (cioè il nostro presente fatto di cartamoneta) con lo stesso spirito con cui ora guardiamo all’epoca delle economie basate sul baratto. Con buona pace di filosofi, uomini di fede, politici ed affini, bisogna prendere atto che a migliorare le nostre vite, a cambiare il corso dell’umanità è sempre stata, e presumibilmente sarà, la tecnologia. Oggi abbiamo a disposizione lo strumento tecnologico per sanare le malattie più gravi dell’economia mondiale, ma per ragioni che nessuno vuole ammettere pubblicamente, ci ostiniamo a non volerlo utilizzare.

Evasione fiscale, sommerso, economia criminale, mafie, lavoro nero… Sono tutti fenomeni che con moneta elettronica possono essere eliminati.

Ma ci sono altri benefici meno diretti. Si parla molto, in questi giorni, della legge sulla cosiddetta (sempre) legittima difesa, prefigurando un mondo in cui sarebbe lecito sparare ai malintenzionati che accedono ad una proprietà privata. Sappiamo che tale legge cambierà ben poco, ma va riconosciuto che in tempi recenti assistiamo a una recrudescenza di reati violenti quali il furto in appartamento/villa e le rapine a commercianti. C’entra qualcosa con l’abolizione del contante? Apparentemente no, ma invece sì.

Chi ruba, qualunque cosa rubi (oggetti preziosi, opere d’arte, automobili, motocicli, beni di consumo, eccetera) non lo fa certo per proprio uso, ma per trarne un vantaggio economico che si concretizza con la rivendita di tali beni nel mercato della ricettazione. Mercato che, come ogni attività illegale, esiste grazie alla moneta contante. È infatti inverosimile pensare che un ricettatore faccia un bonifico o un assegno al ladro che gli cede la refurtiva. Sparendo la cartamoneta, sparirebbero anche ladri e rapinatori, e le pistole in casa non servirebbero più.

Vogliamo fare altri esempi? Siccome è difficile immaginare che una prostituta che esercita in strada si doti di POS, senza contante vedremmo sparire anche l’esercizio del mestiere in strada, con grande beneficio per la vita nelle città. La prostituzione certo non sparirebbe, ma dovendosi effettuare sotto la copertura di attività lecite, garantirebbe un minimo di tutela alle donne che la praticano e i relativi proventi fiscali allo Stato.

Di queste elementari considerazioni nulla traccia vi è nel dibattito pubblico, che continua ad alimentarsi di solenni fesserie, quando si continua a non considerare neppure la cosa più elementare da farsi.