La resa al crimine

settembre 10, 2014

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Sui quotidiani di oggi due notizie che spiegano molto, se non tutto, dei nostri tempi:
– La stima del contributo al prodotto interno lordo delle attività illecite ed illegali (prostituzione, stupefacenti, contraffazione, estorsione eccetera).
– L’irrisione del presidente del consiglio per le critiche mosse dall’Associazione nazionale magistrati ai preannunciati provvedimenti in materia di giustizia.

Da anni la magistratura invoca una stretta su autoriciclaggio, prescrizione e corruzione, con norme che avrebbero come effetto quantomeno il contenimento della convenienza delle attività criminali, in un paese dove il delitto si avvia ad essere il principale strumento di accumulo di capitali e di creazione di ricchezza privata.

Apparentemente, autoriciclaggio, prescrizione e corruzione appartengono a sfere diverse della disciplina penale, ma non è così. Perché un’organizzazione criminale che lucra su attività illegali (ad esempio la droga) ha bisogno di strumenti agevoli per riciclare i profitti e di “colletti bianchi” corrotti e corruttori (commercialisti, avvocati, funzionari pubblici) di cui servirsi per investire nell’economia legale. E costoro, a loro volta, necessitano di prescrizioni brevi per veder sistematicamente estinti (ovvero neppure accertati per inazione delle procure) i reati commessi ed a loro eventualmente ascritti. Attività che ora entrano a pieno titolo nel calcolo ufficiale dell’economia nazionale, con tutto quelle che ne consegue.

L’inerzia su tali fronti del nostro legislatore (ormai coincidente con il governo) è la conferma che l’Italia si avvia ad essere una sorta di Kossovo dell’Unione Europea, il nido delle principali mafie continentali. Mafie di cui gli italiani accettano evidentemente di essere i servi.


Bambi e Fonzie

febbraio 24, 2014

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La vota o non la vota? Grande interrogativo a sinistra sulla condotta che Pippo Bambi Civati terrà in occasione del voto di fiducia a Renzi. Lui che si astenne sul governo Letta, alla fine voterà sì, e non potrebbe che essere altrimenti. Perché Renzi e Civati, già sodali agli albori della rottamazione, sono in fondo due versioni della stessa figura.

Entrambi, infatti, devono la loro fama politica all’essere diversi nel pd. Il toscano ha fondato la sua fortuna sull’alternatività a D’Alema ed al vecchio gruppo dirigente ex diesse, salvo poi ricopiarne in peggio i metodi, il monzese sull’essere alternativo al nuovo  manipolo di renziani rampanti.

Entrambi devono la loro fortuna all’essere nel pd quello che gli elettori vorrebbero vedere nel pd, nell’essere diversi nella mediocrità, nell’essere alternativi al nulla. Ma fuori dal pd, sulle loro gambe, sarebbero entrambi due signori nessuno. Cresciuti nel partito, solo in esso trovano una legittimazione, e fuori di esso nulla potrebbero e saprebbero fare.

La loro grande fortuna è stata crescere in un partito di nullità semisfasciato, che per esser ciò ha dato modo alle nullità di apparire quali astri nascenti e leader luminosi.


Due risposte e mezza

febbraio 22, 2014

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Sul nuovo governo aspettavo tre dati:

https://sentieriepensieri.wordpress.com/2014/02/19/tre-cose-tre/

E le risposte sono arrivate.

Via Arenula è andata a tale Orlando, già responsabile giustizia del pd, noto per esser stato ospitato dal Foglio di Giuliano Ferrara con un articolo che sposava i temi cari a B.: separazione delle carriere, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, processo breve. Il ministero dello sviluppo economico, con delega alle telecomunicazioni, va alla berlusconiana (e figlia di papà) Federica Guidi, che già Silvio voleva in Forza Italia.

Attendiamo la risposta al terzo quesito su amnistia e indulto. Che per metà è arrivata con la bocciatura di Gratteri quando la sua nomina sembrava cosa fatta. Gratteri, di indulto non ne ha mai voluto sentir parlare, per tacer dell’amnistia. Aspettiamo il tassello finale.