La Giustizia dimenticata

gennaio 20, 2018

Open-Mind-Francis-Picabia-In-Favor-of-Criticism-1945

Dopo aver dominato per decenni il dibattito politico, la Giustizia sembra esserne definitivamente uscita, scomparendo del tutto dalla campagna elettorale in corso. Le emergenze giudiziarie di B. non interessano più, né a lui né ai suoi (veri o presunti) avversari.

Eppure non dovrebbe essere così, perché i residui di centrosinistra che troveremo sulla scheda, per anni, hanno alimentato il loro consenso e sono così arrivati fino ad oggi tuonando contro le leggi-vergogna, suscitando l’indignazione del proprio elettorato e cavalcandone gli effetti, salvo poi tradire tutte le aspettative. E proprio su questo tradimento il Movimento cinque stelle ha fondato la propria fortuna, indicandolo, più o meno esplicitamente, come la prova regina dell’alleanza sotterranea fra i due schieramenti tradizionali.

Quel che importa è che la devastazione della giurisdizione penale operata nel ventennio berlusconiano continua a dispiegare i suoi effetti, diretti ed indiretti, e fa dell’Italia il paese dove il crimine è sempre e comunque pagante.

L’abolizione del falso in bilancio e le profonde (e poco note) modifiche alla legge fallimentare rendono praticamente improcedibili i reati di tipo finanziario. L’accorciamento della prescrizione contenuto nella legge Cirielli fa in resto, poiché, con essa, solamente i cosiddetti reati di strada risultano processabili senza l’incombenza della prescrizione. Nessun passo avanti (anzi, molti indietro) è stato fatto nel contrasto alla corruzione, mentre resta in vigore la legge sui pentiti che ne ha provocato la quasi totale estinzione.

Inutile perdere tempo sul nulla (o quasi) che in tale materia è stato prodotto nell’ultima legislatura, nel corso della quale il timido ministro Orlando è sembrato assolutamente inadeguato.

Sarebbe già angoscioso ripercorrere nel dettaglio quanto di male è stato prodotto negli ultimi decenni ma, purtroppo, su questi temi dobbiamo attendere altri e sciagurati assalti. Ascoltando Radio Radicale (la vera voce del potere), si apprende quali siano le auspicate “riforme” in materia di Giustizia. Per esempio si parla insistentemente di:

  • Innalzamento da due a quattro anni della durata che consente la sospensione condizionale della pena;
  • Innalzamento da tre a quattro della durata che dà diritto (praticamente automatico) alle pene alternative;
  • Abolizione dell’appello della procura generale.

Provvedimenti in tal senso vengono presentati come utili a velocizzare i processi ed a ridurre le carcerazioni, sulla base dell’asserito principio che la pena non è rieducativa. Nessuno si ferma a riflettere che l’impunità (reale o sostanziale) è ben più criminogena di una pena non rieducativa. La strada che l’Italia continua pervicacemente a percorrere è quella della sostanziale impunità per quasi tutti i reati, e soprattutto per quelli non violenti.

Alle spalle abbiamo i crack bancari, i collassi delle coop del Friuli Venezia Giulia, ma possiamo stare certi che i responsabili non pagheranno mai. Mai arriverà per loro una condanna definitiva e – soprattutto – essi ne sono e ne sono sempre stati perfettamente consci. Da anni ormai, e si tratta di un fatto consolidato ed acquisito alle coscienze ed al senso comune, chi compie reati finanziari (e fra questi il riciclaggio di proventi mafiosi) nulla rischia, salvo al peggio una macchia nella reputazione, che purtroppo può toccare anche a chi nessun reato ha commesso.

Non è tutto. La pronuncia della CEDU sul caso Contrada (e la previsione di un simile esito dell’istanza di Dell’Utri) danno alimento alla sistematica delegittimazione della magistratura siciliana impegnata nei processi di mafia, ed assistiamo alla vergognosa campagna denigratoria dei pubblici ministeri di Palermo, rei, agli occhi di una stampa irresponsabile, di voler fare luce sui più gravi fatti degli anni più oscuri della nostra storia recente (il triennio 1992-1994).

Ma la più sconcertante delle proposte viene dal mondo forense, che coltiva il progetto di “costituzionalizzare la figura dell’avvocato”. Si vorrebbe modificare la Carta (ancora! Insistono!) dando rango costituzionale al ruolo processuale del difensore (dell’imputato, ovviamente, giammai a quello della persona offesa). Con tale passaggio si consacrerebbe definitivamente la natura censitaria del sistema penale, che diverrebbe uno strumento moltiplicatore della disuguaglianza sociale, facendo dei Tribunali luoghi ove chi ha mezzi per difendersi può ottenere ciò che vuole (in primis l’impunità, in ogni caso), mentre chi ne è privo è destinato a veder denegata ogni forma di giustizia.

Per avere un sistema accettabile e rispettoso della costituzione e del senso minimale di giustizia che un paese moderno merita, il sistema italiano necessiterebbe di riforme poderose e strutturali, ma quelle che ci attendono sono di segno esattamente opposto, volte a spingerlo oltre il baratro nel quale si trova da tempo.

 


Il nulla al potere

luglio 10, 2014

quadro-vuoto_21134120

Che le riforme istituzionali tenacemente volute dal governo siano pessime lo spiegano altri meglio di me; basta scorrere gli interventi sul sito di Libertà e Giustizia.

Quello che desta sconcerto è l’assoluta inerzia del governo su quelli che dovrebbero essere i campi del suo intervento: defiscalizzazione del lavoro produttivo, stimolo all’occupazione, giustizia e lotta alla criminalità, istruzione pubblica, sburocratizzazione. Su questi temi, zero.

Ed i renziani sembrano non vedere che stanno dilapidando tutto il credito che è caduto loro miracolosamente addosso in una battaglia politico-correntizia che rischia di risolversi in nulla. Perchè è lecito dubitare che anche una sola delle loro orribili e pastrocchiate riforme veda la luce (Berlusconi in questa materia non è mai stato di parola), mentre è certo che l’azione riformatrice, laddove servirebbe, è ferma.

Si continua a sprecare tempo, a vanificare speranze, a deludere aspettative, a rinviare in non rinviabile.

 


Otto settembre 2013. Flash mob: Berlusconi è (de)caduto

settembre 6, 2013

fb4

 

Lunedì prossimo prende avvio la discussione sulla decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato della Repubblica.

Tutti gli italiani ora conoscono la verità e non esistono margini di inganno.

Silvio Berlusconi è un nemico della Repubblica poiché (personalmente o per interposizione) ne ha violato ed eluso sistematicamente e serialmente le leggi per interi decenni, al solo fine del proprio arricchimento personale, ed avendo utilizzato le cariche istituzionali per finalità personali.

Come certificato dalle sentenze a carico del suo sodale Dell’Utri, la sua fortuna imprenditoriale si intreccia con l’evoluzione dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra fin dagli anni settanta e, come accertato dalle sentenze pronunciate dal Tribunale di Milano, si è moltiplicata grazie alla sistematica violazione delle leggi.

Il suo impegno politico e le sue attività editoriali hanno avuto ed hanno come principale finalità proteggere i suoi interessi economici ed impedire l’azione giurisdizionale degli organismi della Repubblica a carico suo, delle sue imprese e delle persone a lui riconducibili.

Le sue imprese hanno beneficiato di leggi ad hoc da lui stesso emanate, sia nella specifica materia del settore televisivo che in quella del diritto societario e tributario.

Per favorirlo direttamente o indirettamente, i parlamenti ed i governi dell’ultimo ventennio hanno promulgato una mole enorme di leggi e provvedimenti volti ad impedire o vanificare l’azione giurisdizionale. Leggi non “ad personam” ma generali, che pertanto hanno favorito il dilagare dell’illegalità nel nostro paese.

I partiti che nei venti anni trascorsi avrebbero dovuto opporsi a questa degenerazione politica e morale non si sono rivelati all’altezza. Al contrario, si sono resi corresponsabili di ciò che è avvenuto.

Per questi palesi e planari motivi, e nella convinzione che la Giustizia sia un valore comune a tutti i cittadini di una Repubblica democratica, sempre e comunque prevalente sull’interesse personale, organizziamo.

FLASH MOB

Domenica otto settembre 2013, dalle ore 19.30 alle ore 20.00, in piazza Unità d’Italia, attorno alla statua dei quattro continenti, davanti al Municipio di Trieste.

Nel settantesimo anniversario del messaggio radiofonico con il quale (alle ore 19,42 dell’otto settembre 1943) il Generale Pietro Badoglio annunciò l’armistizio, troviamoci e

RIPRENDIAMOCI LA REPUBBLICA

Portiamoci un post-it giallo da fissare sul petto con la semplice scritta:

BERLUSCONI E’ (DE)CADUTO.

Abbiamo il diritto ed il dovere di esigere l’applicazione delle leggi della Repubblica e non abbiamo paura di essere chiamati “antiberlusconiani”, poiché se ciò significa pretendere verità, giustizia e rispetto delle leggi, allora lo siamo.


Il mio partito democratico.

novembre 26, 2007

 Piero_della_Francesca_-_Ideal_City

Nella mia vita, pur essendo sempre stato per quanto possibile attento a quello che mi accadeva attorno, mi sono sempre tenuto lontano dai partiti. Ma avendo visto un po’ di mondo mi sono reso conto che il nostro paese ha bisogno di politica. Quindi, quando ho saputo che sarebbe nato il Partito Democratico, ho deciso di interessarmene. Nel luglio scorso andai alla sezione provinciale dei DS e chiesi all’impiegata che mi aveva gentilmente accolto se erano previste iniziative di qualche tipo. Mi suggerì di inviare una email al segretario provinciale per avere le informazioni che cercavo. Seguii il consiglio, ed il 22 settembre ricevetti questo messaggio:

clicca su http://www.zvech.it e lascia il tuo commento.

E io lo feci. Se il compagno segretario questo mi dice, obbedisco. Mi collegai al sito indicato e scrissi quello che mi passava per la testa. In pratica era il mio manifesto per il partito democratico. Quindi lo ricopio qui, anche se è un po’ sgrammaticato e confuso.

Leggi il seguito di questo post »