Lo schifezzum*

gennaio 29, 2014

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In dicembre ci sono state le primarie del pd. Il blog non ne ha scritto nemmeno una riga perché il dibattito congressuale (lo chiamano ancora così) è stata la consueta fiera delle chiacchiere e mi sono da tempo ripromesso di giudicare un soggetto politico non per quello che dice ma per quello che fa. Anche perché in questi anni ne abbiamo sentite di tali e di tante che solo a ripensarci viene mal di testa. Di certo alle parole non sono mai seguiti i fatti, anzi, sono seguiti fatti opposti alle parole. Leggendario resta lo slogan “certezza della pena” sventolato da chi, appena eletto, votò l’indulto.

Quindi – che fossero Fonzie-Renzi, Alien-Cuperlo o Bambi-Civati – non ho perso un minuto per ascoltarli. Le loro mozioni congressuali giacciono unzipped nella cartella del download.

Ma ora siamo ai fatti. Ed il primo fatto che ci confeziona Fonzie-Renzi e la bozza di legge elettorale per la Camera dei deputati che approda all’aula domani.

La versione peggiorata della legge Calderoli.

Del sistema precedente conserva gli aspetti peggiori: il premio di maggioranza, l’assenza di preferenze, le candidature plurime ed il doppio sbarramento, con innalzamento della soglia per chi non ha alleati, in modo da scongiurare l’eventualità che nascano nuovi partiti. Per tacere della norma salva-Lega, che conferma la cronica propensione della nostra politica a legiferare nel contingente e non in generale.

Una legge che non è né innovativa, né coraggiosa. Non cambia o cambia in peggio.

Una legge dettata da Silvio Berlusconi e modellata sulle sue esigenze. Che frustra le aspettative di coloro (e fra di essi molti elettori del pd) che aspiravano ad una ventata di vera democrazia. Una legge ancora schiava della logica del voto utile, con gli elettori chiamati a votare sotto ricatto (“altrimenti comandano gli altri”). Che liscia il pelo ai potenziali alleati di Forza Italia e sbatte la porta in faccia ai partiti di sinistra.

E tutto ciò mentre la Fiat ha abbandonato definitivamente l’Italia, mentre le fabbriche continuano a chiudere e gli italiani diventano sempre più poveri e rassegnati.

Il verso, caro Fonzie-Renzi, non è cambiato.

* PS. Il nome schifezzum è di A. Scanzi.


Io e il pd.

febbraio 27, 2013

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Ho memoria del mio ultimo contatto con il Partito Democratico. Non ricordo esattamente la data, ma era ancora aperta la ferita delle elezioni del 2008, e partecipai ad un incontro con l’onorevole Gianni Cuperlo, all’epoca membro della Commissione Giustizia della Camera.

Il Fatto Quotidiano non esisteva, Travaglio era conosciuto per il “passaparola”, una clip settimanale che andava sul sito di Grillo tutti i lunedì alle 14, per le sue apparizioni ad Annozero e per i suoi libri editi da Chiarelettere. Un partito di Grillo non viveva neppure nella mente dei più fantasiosi, il segretario del pd era ancora Veltroni ed espressioni quali “semplificazione del quadro politico” e “vocazione maggioritaria” erano ancora di uso comune senza il seguito di bestemmie che si sono giustamente guadagnato.

Ricordo due cose. Cuperlo, parlando di Giustizia, citò un modo di dire sardo. Non un brocardo, non Catone, non  Calamandrei, non Zanardelli. Un proverbio sardo che più o meno dice: “che tu possa incrociare la Giustizia”; e che si usa con il significato di “ti venisse un cancro”. Ricordo che io, sommessamente, feci presente che il tema della giustizia, non della “giustizia sociale”, ma proprio quello della giustizia (cioè, per fare un esempio, processare e condannare i delinquenti) è molto sentito fra le persone, fra la gente comune. E che disinteressarsene significa allontanarsi dal mondo reale. Tanto ci credevo che poco tempo dopo inviai a Cuperlo una noticina su quelle che secondo me erano le riforme più urgenti in materia di giustizia penale (ovviamente senza avere risposta).  Feci presente che la cultura dell’illegalità diffusa nella classe dirigente, non solo nella politica, ma in tutti i settori (citai sanità, università,  grande imprenditoria..) è il tema principe della crisi nazionale.

La seconda cosa che ricordo fu un “allarme” che mi permisi di dare. “Guardate, dissi, che la base elettorale storica del pd (ex pci-ds) si sta disperdendo, per non dire sgretolando”. Sostenni che la presunzione dei dirigenti del pd di poter contare su una platea elettorale immobile, disposta ad accettare ogni cosa ed a votare quel simbolo sempre e comunque, a prescindere da qualsiasi congiuntura, posava su basi inesistenti.

Fui ascoltato con la paziente sufficienza che un grande politico riserva ai coglioni che gli tocca incontrare, nonché deriso da altro maggiorente del pd locale.

E quelle parole rimasero lì, dove le avevo pronunciate. Da allora non ho più speso un solo minuto del mio tempo per quel partito.

Ora che il pd, reduce dal suo ennesimo fallimento, si vede costretto a mendicare il consenso di decine di neoparlamentari la cui formazione ideologica non va molto oltre il Passaparola di Travaglio e le sceneggiate di Annozero, mi domando se ero il solo a pensare quelle cose.

E mi domando in che pianeta vivono le teste d’uovo del pd.