Negazionismo e foibe

ottobre 20, 2013

Popolo_ebraico

Oggi si sovrappongono due notizie. L’imminente varo della norma penale sul negazionismo, che punirà con la reclusione (da un anno e mezzo fino a sette anni e mezzo) chi negherà l’Olocausto e la polemica tutta triestina su uno spettacolo teatrale dedicato all’esodo degli istriani, che sarebbe stato “emendato” su sollecitazione politica al fine di addolcirne la portata antislava.

La politica si sta rivelando totalmente incapace di affrontare i problemi di oggi, ed anche per questo farebbe meglio a non occuparsi di altro. Di cultura, di storia, di arte. Farebbe meglio a lasciare la storia agli storici, l’arte agli artisti, la cultura allo spirito di libertà.

Nel merito delle cose, continuo a trovare inutile e dannoso reprimere penalmente l’espressione di una qualsiasi opinione storica, per quanto balzana, idiota ed infondata. La ricerca della verità si serve anche delle provocazioni, ed anche grazie alle teorie più inverosimili è stato possibile far emergere verità nascoste.

Chi sostiene tesi storiche fasulle è contraddetto dalla realtà dei fatti, dai documenti, dalla consapevolezza raggiunta. Il carcere non serve proprio a nulla.

Infine mi chiedo che senso ha parlare di depenalizzazione, di amnistie e di indulti, se poi non si fa altro che inventare nuovi reati.

Quanto alle polemiche nostrane, siamo di fronte all’ennesima conseguenza del nefasto clima falsamente e vanamente riconciliatorio che vorrebbe trasformare la consapevolezza storica in comunione emotiva. Quella che si chiama “memoria condivisa”. Un principio secondo il quale vittime e carnefici, preso atto dei fatti che li hanno coinvolti, dovrebbero riappacificarsi e rimuovere il senso di ostilità.

A me è sempre sembrata una grande sciocchezza. Una cosa è l’analisi della storia, altro è il modo in cui la si legge e la si vive personalmente. Vittime e carnefici, da qualsiasi parte stiano, non possono avere la stessa “memoria” degli eventi di cui sono stati protagonisti. Così come uno stupratore ed una stuprata non possono avere lo stesso ricordo emotivo dello stupro.

Gli esuli, i sopravvissuti alle foibe, i loro discendenti, hanno il diritto di rievocare quella storia come un genocidio, una pulizia etnica, un crimine contro l’umanità e di rappresentarla e ricordarla come tale. Gli ex jugoslavi hanno il diritto di considerarla la naturale conseguenza di altri crimini analoghi commessi dagli italiani, e di rappresentarla e di viverla come tale. Senza dover fare gerarchie fra il meglio ed il peggio, fra il più grave ed il meno grave.

Lo storico, e con lui ognuno di noi, sa e saprà trarre le sue conclusioni, senza che ad ogni passo si debba trovare una mediazione, un punto d’incontro e di equilibrio sotto l’imperativo fasullo di dover reprimere un conflitto che c’è stato e c’è.

I conflitti ed i drammi sono esistiti ed esistono. Negarli non serve, anzi, è peggio.


La maturità delle foibe e degli UFO

giugno 22, 2010

Anderson_Sophie_Portrait_Of_Young_Girl

Lo ricorderemo così, l’esame di Stato del 2010, che supera per surrealtà quello del 2008 con traccia sul ruolo salvifico e consolatorio della donna.

Questa la traccia.

Ai sensi della legge 30 marzo 2004, n. 92, “la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Il candidato delinei la “complessa vicenda del confine orientale”, dal Patto (o Trattato) di Londra (1915) al Trattato di Osimo (1975), soffermandosi, in particolare, sugli eventi degli anni compresi fra il 1943 e il 1954.

La “complessa vicenda del confine orientale” è un argomento storico interessantissimo, per chi lo ha approfondito, ma è specialistico, e non si capisce perchè gli studenti dovrebbero conoscerlo meglio di altri ben più rilevanti. Ma quel che mi irrita è la chiosa: “soffermandosi in particolare sugli eventi degli anni compresi fra il 1943 3 il 1954”. Il ché obbliga il candidato a delineare il vittimismo nazionalistico e non già la vicenda del confine orientale. Più che il tema in sè, è la spudoratezza dell’imposizione ideologica che si dà alla Storia, come se l’esame di maturità fosse luogo di propaganda.

Se la destra postfascista esulta, si associa ad essa Roberto Giacobbo, che vede riconosciute a livello scolastico le colossali minchiate che propina ai telespettatori di raidue su un argomento suggestivo quanto si vuole, ma che di scientifico possiede NULLA. Così i ragazzi si convinceranno che non serve andare a scuola e tanto vale stare a casa davanti alla tv, chè lì si impara come svolgere i temi per la maturità.

Non oso pensare cosa dobbiamo attenderci nei prossimi anni. A occhio i Templari ed i miracoli di Padre Pio. Amen.