Fallimento di Alitalia.

settembre 18, 2008

Perdonatemi se mi permetto di copincollare quanto scrissi sulla vicenda il 18 marzo 2008 (si veda il post “Alitalia e il fallimento”).

Ammettiamo come valida la tesi del giornalista, secondo cui la SEA preferirebbe il fallimento della compagnia. Cosa significherebbe? Innanzitutto che gli attuali azionisti (il governo per il 49,9% ed i piccoli per il resto) perderebbero il valore delle loro azioni e qualsiasi potere sulla sorte della società. Inoltre i “sindacati romani” vedrebbero annullate le prerogative derivanti dalle clausole contrattuali sottoscritte coi manager del gruppo. Però, come dice la Moratti, ciò non comporterebbe che gli aerei smettano di volare; in altre parole il fallimento di Alitalia non significherebbe la fine di tutto, e quindi nemmeno delle trattative. Infatti la legislazione fallimentare consente ad una società fallita di continuare ad operare, grazie a varie formule già più volte sperimentate (legge Prodi, concordato preventivo, concordato fallimentare) anche per grandi gruppi come per esempio Parmalat o Cirio. Il cambiamento radicale sarebbe quello di sottrarre al governo il potere di decidere le sorti dell’azienda, che finirebbero nelle mani del Tribunale fallimentare e della curatela. A quel punto tutte le trattative condotte fino ad ora verrebbero azzerate, aprendo orizzonti del tutto nuovi. Mi chiedo se sia questa la strategia del centrodestra: bloccare la vendita ai francesi facendo leva sulla vertenza con la SEA, per portare la compagnia alla declaratoria di insolvenza e poi pilotare la procedura fallimentare a vantaggio di un acquirente gradito, escludendo il governo.

Saremmo davanti all’ennesimo caso di supplenza della Magistratura rispetto alla politica, ovvero di uso politico della Giustizia. Avremmo uno Stato (e qui va sottolineata la assoluta e colpevole inerzia del governo Berlusconi per un lustro intero) che abdica perfino alla gestione dei suoi beni, lasciando che a liquidarne le spoglie sia un giudice delegato del Tribunale.

Probabilmente sono solo mie fantasie senza fondamento. Ma sarebbe una tappa ulteriore nella saggezza con la quale la nostra politica ha gestito l’immenso patrimonio delle imprese pubbliche: chiuse, vendute, svendute, regalate ed ora portate scientemente al fallimento per poterne sbranare i resti.

Forse erano solo mie fantasie, e le cose possono ancora cambiare; vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Ma secondo voi, a occhio e croce, di quanto ho sbagliato?


Qualche parola.

settembre 10, 2008

Non ho molta voglia di scrivere, anche perchè ho la tendenza a farlo in maniera articolata ed oggi sono stanco. Però, leggendo i giornali non riesco a trattenere qualche commento sparso.
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Alitalia e il fallimento/bis.

aprile 3, 2008

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Alitalia e il fallimento.

marzo 18, 2008

Ho già scritto di Alitalia e della mia incapacità di prendere una posizione sulla disputa sul miglior compratore possibile per la ex compagnia di bandiera. Ma oggi il dibattito sull’argomento si arricchisce di un pesante contributo: l’intervento del sindaco di Milano contro la vendita ad Air France, sostanziato dalla richiesta di risarcimento avanzata dalla SEA nei confronti della compagnia. Se si aggiunge l’intervento della commissione europea, contraria al prestito ponte che consentirebbe ad Alitalia di sopravvivere nel periodo necessario alla vendita ai francesi, la sua sorte diventa ancora più buia.

Ma leggiamo da repubblica.it le parole di Letizia Moratti.
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