Ma cos’è questa crisi.

agosto 10, 2019

 

crisi

Hanno ragione i commentatori della stampa nazionale nel descrivere la tristezza e la pochezza dei protagonisti della maggioranza e la desolazione culutrale che emerge dalla crisi di governo in corso. Espressione – crisi di governo – fin troppo nobile per essere riferita a tali nullità. Ma c’è una cosa ancor più triste e misera: la sterminata vacuità delle proposte politiche alternative che dovrebbero provenire dai partiti attualmente all’opposizione. Pd, Forza Italia, Sinistra Italiana, e chi altri forse dovrebbe esistere, nulla hanno da dire di significativo. E infatti blaterano a vuoto.  Ma il peggio viene proprio dagli organi di informazione, dagli editorialisti, dai maîtres à penser nostrani che partecipano allo sceneggiato senza nulla aggiungere di originale. In questo immenso nulla, cui assisto immoto dal giorno delle ultime elezioni, non posso far altro che riproporre le dieci riforme che io farei, e che ho già elencato qui, illustrandole brevemente in post successivi:

1. Abolizione del denaro contante.
La tracciabilità di ogni pagamento, unita all’attivazione di efficaci e ragionevoli strumenti giurisdizionali (primo fra tutti una buona legge sul falso in bilancio), costituisce lo strumento in grado di avviare la definitiva sconfitta delle mafie, primaria e principale zavorra dell’economia nazionale. Non solo. La sua introduzione segnerebbe la fine delle nostre piaghe endemiche: racket, evasione fiscale, lavoro nero, economia sommersa, etc. Con benefici enormi per le finanze pubbliche.
2. Abbattimento del cuneo fiscale nei settori primario e secondario.
La riduzione generalizzata delle tasse, al momento, è improponibile. Va operata una detassazione mirata ai settori che producono valore aggiunto: agricoltura e soprattutto industria. Il lavoro manifatturiero va cioè drasticamente defiscalizzato, onde fermare il fenomeno della delocalizzazione, favorire il rimpatrio delle produzioni ed incentivare nuovi investimenti nel settore produttivo.
3. Scuola e Università: abolizione di tutte le riforme degli ultimi 30 anni.
Da Luigi Berlinguer (compreso) in poi è stata una corsa a chi faceva peggio. Abolire tutte le riforme fatte è una provocazione, ma è fuor di dubbio che il sistema di trenta anni fa era migliore.
4. Raddoppio (almeno) del numero dei magistrati.
Con contestuale riduzione del loro (ingiustificatamente alto) reddito e periodo formativo presso la Polizia Giudiziaria. Vanno poi accorpati i tribunali, in modo da portare ad almeno 500.000 il numero di cittadini di ogni circoscrizione.
5. Riscrittura del codice di procedura penale.
Riscrittura totale, con ritorno al sistema inquisitorio (in luogo di quello accusatorio), in coerenza con la nostra tradizione e con l’ordinamento degli altri paesi dell’Europa continentale.
6. Riduzione delle competenze regionali ed abbattimento dei costi relativi.
La sburocratizzazione deve partire dalle Regioni, autentiche fonti di inutili complessità amministrative, nonché centri di rovinosa spesa pubblica improduttiva e clientelare (soprattutto quelle a statuto speciale).
7. Abolizione del rogito notarile.
Il costosissimo rito medievale del rogito notarile per l’acquisto di un immobile è talmente anacronistico da indurre alla rivolta. Ora che anagrafe e catasto sono totalmente digitalizzati, una compravendita immobiliare si perfeziona con pochi clic al computer. Sostituendo il passaggio dal notaio con atto amministrativo, si liberano risorse per i consumi.
8. Imu prima casa.
Va reintrodotta la tassa sulla prima casa (ICI o IMU) ovviamente con franchigia (cioè azzerandola per gli immobili di modesto valore). L’IMU sulle case successive alla prima deve essere progressiva.
9. Legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5%.
Dopo decenni di convulsioni, la conclusione è una sola: l’Italia è paese ideologicamente e territorialmente sperequato; quindi serve una legge proporzionale pura con sbarramento al 5%. E con reintroduzione di congruo numero di firme di presentazione per tutti. Almeno 100.000 su scala nazionale. Ripeto: per tutti i partiti, nessuno escluso.
10. Incompatibilità parlamentare-ministro.
Le cariche di parlamentare e di ministro devono essere rese incompatibili con norma costituzionale. I parlamentari vengono eletti dal corpo elettorale per stare in Parlamento. A capo dei ministeri devono andare soggetti competenti dediti unicamente al funzionamento della macchina statale. Non è solo questione filosofica di separazione dei poteri, ma elementare e fondamentale strumento di efficienza amministrativa.

* * *

Non aggiungo altro se non una breve considerazione sull’ultimo punto. È scoppiato l’allarme per la posizione del Ministro dell’Interno che assommerebbe al momento più ruoli: Vicepresidente del Consiglio promotore della crisi, leader del principale partito o coalizione alle prossime elezioni, “candidato premier” e gestore della procedura elettorale. Scandalo fra i pensosi elzeviristi dei quotidiani e fra gli insigni costituzionalisti che popolano le tribune tv. Avranno anche ragione, ma questo accumulo non si sarebbe verificato se si fosse pensato all’unica modifica costituzionale che andava fatta alla carta del 1948, ovvero all’introduzione dell’incompatibilità fra ministro e candidato/parlamentare. Come è in Francia, dove le costituzioni le hanno inventate. Semplice no? Eppure nessuno ci aveva pensato.

Buonanotte.

 


Antiparlamentarismo

febbraio 25, 2014

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Antiparlamentarismo. Così andrebbe qualificata la performance del presidente del consiglio al Senato. La pretesa di parlare “come fuori di qui” (versione alternativa del parlare alla “gente”) significa semplicemente negare la funzione rappresentativa delle camere, ovvero l’essenza stessa di repubblica parlamentare. Non bastasse, abbiamo udito l’esplicita promessa di chiudere la camera che stava ascoltando, segno di supremo disprezzo non per i senatori – evidentemente dormienti – che aveva davanti, ma per gli elettori che li hanno votati un anno fa. I quali, va ricordato, sono molti di più dei votanti alle primarie pd che hanno nominato questo signore segretario di un partito in crisi. Dati alla mano, trenta milioni contro meno di due.

Il fatto che l’assemblea di Palazzo Madama non abbia avuto un sussulto di orgoglio, replicando al presidente del consiglio che non spetta né al governo né a lui promuovere riforme costituzionali di tale portata, subendo un’onta impensabile in una qualsiasi democrazia avanzata, ha due possibili spiegazioni non escludentesi: la disistima che i senatori hanno di se stessi e della propria funzione ed il recondito proposito di abbattere il governo alla prima occasione, liberandosi del corpo estraneo.

Corpo estraneo che ha pure la colpa di aver infranto la speranza che il ricorso a forme di democrazia diretta (le primarie, le consultazioni via web) avrebbero contribuito a migliorare il funzionamento delle istituzioni, favorendo un salutare ricambio del personale politico. Ed invece i gruppi autoemarginati e gli arrivisti da gazebo stanno vanificando anche questa fase, preparando il campo ad un ritorno delle eterne oligarchie autoreferenti, pronte a far gioco sui fallimenti degli avventuristi.


Tre cose tre

febbraio 19, 2014

tre

Nel mare di parole inutili e vuote, saranno tre i fatti che qualificheranno la fase politica che sta per avviarsi: la scelta del ministro delle telecomunicazioni, quella del ministro della giustizia e la riproposizione o meno di un indulto/amnistia contenente un provvedimento pro-B.

Da questi tre fatti capiremo se le voci di un sostegno del gruppo Gal-Verdini-Cosentino al futuro governo Renzi sono fantasie o il segno della sostanziale alleanza fra il nuovo Pd ed il vecchio Silvio. Vecchio nel senso di solito. Il solito B. che usa le istituzioni contro le istituzioni; la politica per i fatti propri. Se il nuovo presidente del consiglio accontenterà l’eterno dominus della politica italiana, avremo la prova che il significato dell’espressione “cambiare verso” è in realtà quello di orientare il pd agli interessi di Berlusconi, al quale Forza Italia non basta più ed ha bisogno del partito di Renzi per sistemare i suoi affari ed i suoi processi.

Il fu partito azienda ormai non esiste più. La sconfitta di Cappellacci è l’ennesima tappa del disfacimento a livello locale di una coalizione che sta perdendo progressivamente regioni e città, una dopo l’altra. Venendo meno le poltrone da distribuire ai suoi, B. sa di poter contare su una struttura sempre più debole. La soluzione è quindi mantenere un manipolo di pretoriani(e) in parlamento ed infiltrare lo schieramento avverso quel tanto che basta a spuntare le armi dei suoi sempre meno numerosi nemici. L’esperienza gli insegna che gli è riuscito di piazzare alcuni dei colpi migliori grazie alle maggioranze di centrosinistra e quindi poter condizionare un governo di quella parte può essere una soluzione eccellente, in attesa di tempi migliori.

Un governo Renzi con Verdini come pilota occulto può essere l’avvio ideale di una navigazione sicura per molti anni a venire.

Silvio non è né di destra né di sinistra, uno schieramento vale l’altro se tutela i suoi interessi, ed in cuor suo Silvio pensa che se nel 1994 avesse puntato sul centrosinistra forse avrebbe avuto vita più semplice, senza quei balordi di Fini, Bossi e Casini a far da contorno.

Sono fantasie? Svegliatemi quando avremo risposta ai tre punti che ho scritto sopra e ne riparliamo.


Sono nervosi

febbraio 18, 2014

kandinski

Sono tutti nervosi. Napolitano, Berlusconi, Cuperlo, Alfano, Vendola, Casini, Barca, Monti, Civati, eccetera eccetera. Un possibile successo del governo Renzi li preoccupa non poco. Un sua riuscita dimostrerebbe che il mestiere di politico è alla portata di tutti; che lo può fare chiunque. E come fanno poi a giustificare lo stipendio?


Utili o inutili

febbraio 17, 2014

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Gli idioti siamo noi, noi elettori. Perché quando un tizio si candida a segretario di partito giurando  fedeltà al suo governo per poi abbatterlo come abbiamo visto fare, significa che la parola pubblicamente offerta è solo inganno, raggiro, truffa. Ed era una parola rivolta agli elettori del suo partito, ai fedelissimi, agli affezionati che la domenica pagano per votare anziché farsi un giro in centro. Trattati appunto come idioti, utili a gonfiare la propria carriera politica (e pure pagando!) e nulla più. Ed inutili il giorno dopo, quando si progetta la prossima fandonia da ammannir loro.

Nel comportamento di tal M.R. c’è tutto il disprezzo degli arrivisti arrivati nei confronti degli sfigati che ancora credono alla parola data, a quel minimo di solidarietà fra esseri umani che sta nel potersi fidare dell’altro almeno per un mese, un mese e mezzo.

M.R. è quel broker che rifila titoli spazzatura, l’agente immobiliare che vende una casa pignorata, il concessionario che bara sui chilometri dell’auto usata.


Il decaduto ritrovato

febbraio 16, 2014

ricchezza

Nel tragicomico passaggio di questa crisi di governo vengono improvvisamente alla luce i tanti inganni che la propaganda politica ci ha imposto e imposturato per anni. Come se un relitto venisse a galla all’improvviso svelando in un attimo tutti i segreti che per secoli ha tenuto nascosti.

Uno è quella della presunta dicotomia fra “prima” e “seconda” repubblica. Espressioni mutuate dalla politica francese dove l’ordinale sanciva una modifica costituzionale. Da noi la costituzione non è cambiata ed infatti siamo ancora qui con i riti partitocratici da era democristiana.

Ma quel che salta agli occhi – e nessuno lo ha rimarcato – è che ad essere finalmente smentita è la tesi secondo la quale in questi anni il centrosinistra avrebbe fallito perché “non fece la legge sul conflitto di interessi”. Vero che avrebbe potuto e dovuto farla, ma ho l’impressione che nella mente di troppi ci sia l’idea che sarebbe stato possibile votare una legge tale da escludere B. dalla vita politica. Come se fosse stato possibile creare una norma che obbligava il Cavaliere a scegliere se fare politica e regalare tutto ai poveri oppure rinchiudersi nelle sue aziende in attesa del fallimento o dell’arresto.

L’ipotesi più aggressiva di legge sul conflitto di interessi formulata a suo tempo prevedeva l’ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche. Applicata a B. gli avrebbe impedito di sedere in Parlamento. Beh, ora vediamo cosa sarebbe successo: B. è attualmente decaduto ed ineleggibile, ha una consistenza politica e parlamentare modesta e si trova all’opposizione, ma continua a tenere in mano le briglie della politica nazionale.

Anche votando la tanto invocata legge sul conflitto di interessi, B. avrebbe fatto lo stesso, magari da casa sua, ed avendo un argomento in più contro i “comunisti illiberali”.


Gli stupiti

febbraio 13, 2014

miroferrara

Lo stupore dei più per la condotta di M.R. non è giustificabile.

E’ sempre stato sotto gli occhi di tutti che l’unica abilità di costui fu, era, è stata ed è utilizzare il pd contro il pd. A lungo ha alimentato il livore interno, per  azzoppare il segretario e candidato premier Bersani, e quindi imporre una lunga e logorante transizione. Dopo un paio di annunci sta per abbattere il governo espresso dal suo partito (quasi un monocolore) inguaiando il Presidente della Repubblica, che pure da esso proviene. Atti rivelatori di un assoluto analfabetismo politico, come ognuno ben comprende.

In quale paese democratico si è mai vista una cosa simile? E’ immaginabile che il partito democratico americano voti contro Obama? Che il partito socialista francese azzoppi Hollande? Che la CDU sfiduci la Merkel? No, è inconcepibile, anche se dovessero fare errori madornali. E’ l’opposizione che fa cadere i governi, non il partito di maggioranza.

Ma il nostro lo fa. E senza aver alcuna garanzia sul futuro, poiché non essendo il pd autosufficiente al Senato, il suo disegno, quand’anche imposto a forza ai suoi, può finire sbriciolato da un Alfano o da un Mauro qualsiasi.

Che futuro può avere un partito privo degli anticorpi necessari a proteggersi da tali figuri?