Due proposte

aprile 14, 2020

iva

Sono consapevole che in questo momento tutti si affrettano a dire la loro improvvisandosi esperti. Quindi sarebbe opportuno tacere. Ma sento affermazioni talmente allarmanti e inverosimili che mi azzardo a dire un paio di cose.

Ci dicono che l’immissione di liquidità nel tessuto economico potrebbe causare un rovinoso sussidio alle mafie, che già di loro stanno acquisendo aziende sane grazie all’usura.

L’elargizione di sussidi alle famiglie è ostacolato dalla burocrazia che teme di distribuire denari a soggetti che non ne hanno bisogno o diritto.

Si vagheggia di una patrimoniale o di contributi di solidarietà, progetti non realizzabili o che darebbero un contributo assai modesto.

Allora propongo due cose:

– limitazione dell’uso del denaro contante all’essenziale delle piccole spese.

– riduzione della tassazione dei redditi e contestuale innalzamento delle imposte sui consumi.

La proibizione delle transazioni economiche superiori ai 500 euro (o anche meno), oltre a incentivare automaticamente la fedeltà fiscale, toglierebbe lo strumento principale alle organizzazioni criminali. Inoltre impedirebbe ai cosiddetti furbetti di nascondere i propri consumi e di lucrare sovvenzioni non necessarie e/o dovute.

L’aumento della tassazione dei consumi, compensata da simultanea riduzione della tassazione dei redditi, produrrebbe un gettito addizionale a carico di chi ha e quindi spende, lasciando maggiore liquidità nelle tasche di chi ha bassi salari quindi bassi consumi, che perciò non avrebbe a soffrire dell’aumento dell’IVA.


Coronavirus e denaro contante

marzo 4, 2020

profezia

Ho scritto poco tempo fa, qui e qui, che il denaro contante è uno strumento superato, anacronistico, la cui abolizione avrebbe effetti salvifici sull’economia e sulla società. Ma perfino l’idea di limitarne l’uso trova ostacoli insormontabili, figuriamoci abolirlo, come si dovrebbe. Eppure gli argomenti portati contro la sua eliminazione sono risibili. Le vecchiette che non sanno usare la carta di credito (le vedo molto più in difficoltà con le monete da venti centesimi, dieci, cinque, due, uno), la paghetta ai figli che non si sa come dare (perchè? Non può essere una ricarica?), in ultimo i finlandesi che, usando poco il contante, si indebitano a dismisura perché non si rendono conto di quel che spendono. Sì, vabbé.

Invece dovrebbero essere evidenti a tutti i benefici del passaggio integrale alla moneta elettronica, non solo in ragione del guadagno in fedeltà fiscale, ma soprattutto per la mazzata durissima che si infliggerebbe a ogni forma di criminalità economica (piccola e grande).

Niente da fare: si preferisce far finta di nulla.

Ma ora si affaccia un nuovo elemento: secondo l’Oms le banconote sarebbero un pericoloso veicolo di contagio da coronavirus.

E se questo maledetto Covid 19 ci portasse infine la benedizione dell’abolizione del contante? Il Cigno nero diventerebbe bianco.

Non sarebbe la prima volta che da una sciagura si riesce a trarre qualcosa di salvifico.


Il medioevo della Ministra Lamorgese

febbraio 21, 2020

manette

“Carcere per gli spacciatori di modiche quantità”. Lo ha detto la Ministra degli Interni Lamorgese, e c’è da chiedersi dove sono i campioni del garantismo che affollano la nostra politica. Se c’è una cosa inutile nel contrasto alla diffusione delle droghe è la repressione penale che, come tutti gli studi indicano, non ha mai avuto alcuna efficacia. Se una proposta del genere l’avesse fatta Salvini, apriti cielo, sarebbe esplosa la rivolta. E le carceri sovraffollate? E i Tribunali intasati? E i diritti degli indagati? Invece niente. Sarà che questa ministra è una donna, per cui non la si può criticare, ma è sconcertante che ancora si pensi a combattere la droga con metodi medioevali. Coi gabbioni, con le manette, con le botte in carcere.

Sarà che sono da sempre antiproibizionista, come chiunque abbia studiato il fenomeno, ma mi sconforta leggere tali notizie in un’epoca in cui si potrebbe imboccare la strada giusta. Perché il contrasto a tutti i fenomeni di illegalità diffusa, come appunto il traffico di stupefacenti, non può essere fatto con la repressione, ma rendendoli antieconomici. E lo strumento per farlo è ora a nostra disposizione: la tracciabilità dei pagamenti. Lo spaccio di strada, i quartieri ostaggio dei pusher, la penetrazione nell’economia lecita del denaro proveniente dalla droga, esistono perché esiste il denaro contante. Senza contante non ci sarebbero gli spacciatori di strada (chi mai comprerebbe droga pagando con carta di credito?) e i grandi trafficanti troverebbero assai arduo riciclare i loro immensi proventi. Eliminando il contante, il manico del coltello passerebbe dalla parte dello Stato. Che invece, per bocca della Ministra Lamorgese, proclama stupide guerre a base di manette e prigioni, come un ottuso monarca medioevale.


Contante? Abolirlo, non limitarlo

settembre 25, 2019

 

banconota

Leggo che il governo sembra intenzionato a limitare l’uso del denaro contante come forma di contrasto all’evasione fiscale, e trovo che sia una iniziativa molto positiva anche se arriva in grave ritardo. È appena il caso di ricordare che il governo Monti aveva posto il limite di mille euro alle operazioni con banconote, ma il governo Renzi si era affrettato a innalzarla nuovamente. Come ho già espresso qui, il contante è uno strumento superato, anacronistico, e si deve andare verso la sua totale eliminazione.

L’idea che la moneta cartacea favorisca solamente l’evasione fiscale è infatti riduttiva, perché il suo uso è fondamentale per quasi tutte le attività economiche illegali così come oggi le conosciamo. La sua scomparsa non le eliminerebbe, ma ne renderebbe molto più complessa la realizzazione e, al pari tempo, sarebbe molto più facile la loro individuazione e repressione.

Non può esistere spaccio di strada senza denaro contante, perché è impensabile che un pusher riscuota il prezzo dei suoi commerci con il POS, e quindi, automaticamente, verrebbe meno il fenomeno dei quartieri urbani che attualmente sono ostaggi dei piccoli eserciti di spacciatori di strada. Il fiorente mercato della contraffazione che riversa sui marciapiedi beni di consumo prodotti illegalmente troverebbe un enorme freno nell’impossibilità di acquistare oggetti fuori da luoghi adibiti legittimamente alla vendita. Stesso discorso vale per la prostituzione diffusa nelle vie urbane. Tali attività continuerebbero a esistere, ma necessiterebbero di attività di copertura lecita, sulle quali il Fisco riscuoterebbe le imposte. Inoltre, le sex workers, dovendo essere inquadrate come dipendenti regolari adibite a una qualche mansione legale, avrebbero finalmente una qualche forma di tutela. Taccio sulla corruzione minuta, sui regali, su buste e bustarelle, sulle banconote conservate scientemente fra i documenti fiscali di trasporto merci di cui ben sa chiunque operi nel commercio. Ognuno ci arriva da sé.

Faccio tali esempi perché sono le attività su cui si basa la gigantesca macchina delle mafie nazionali ed estere importate, che vedrebbero nell’abolizione del contante un ostacolo enorme nella prosecuzione delle loro condotte e uno strumento di contrasto formidabile in mano alle forze dell’ordine.

I vantaggi si estenderebbero anche ad altre forme di criminalità non meno odiosa. Le rapine, per esempio. Non avrebbe più senso rapinare banche e neppure abitazioni private, perché una eventuale refurtiva in beni di valore sarebbe invendibile sul mercato della ricettazione, essendo impensabile per un ricettatore fare un bonifico a un rapinatore. Fine quindi dei topi d’appartamento, dei mercanti di opere d’arte rubata, di tombaroli e affini. E se non fine, sicuramente una vita molto più grama e difficile.

Abbiamo a portata di mano uno strumento tecnologico, la moneta elettronica, che può far svoltare la nostra economia e porre l’Italia all’avanguardia in Europa, se saremo i primi a fare questa scelta drastica ma decisiva.

Certo, sopravviveranno le grandi frodi, i grandi evasori che ricorrono ai Paradisi fiscali, ma su di essi potranno concentrarsi le attività di contrasto attualmente disperse nell’inseguimento di piccoli fenomeni di illegalità con costi che superano i ricavi.

Il contante è la linfa delle illegalità, l’acqua vitale delle mafie. Eliminarlo sarebbe un passo avanti epocale, né di destra né di sinistra, né di centro. Sarebbe auspicabile vedere tutti determinati a volerne la fine.

 

 

 


Dieci riforme

settembre 18, 2018

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Nauseato dal fiume di parole inutili che ci ammorbano, scrivo qui le dieci riforme di cui ha bisogno l’Italia, e che ogni individuo dotato di senno non può che condividere.

1. Abolizione del denaro contante.
La tracciabilità di ogni pagamento, unita all’attivazione di efficaci e ragionevoli strumenti giurisdizionali (primo fra tutti una buona legge sul falso in bilancio), costituisce lo strumento in grado di avviare la definitiva sconfitta delle mafie, primaria e principale zavorra dell’economia nazionale. Non solo. La sua introduzione segnerebbe la fine delle nostre piaghe endemiche: racket, evasione fiscale, lavoro nero, economia sommersa, etc. Con benefici enormi per le finanze pubbliche.
2. Abbattimento del cuneo fiscale nei settori primario e secondario.
La riduzione generalizzata delle tasse, al momento, è improponibile. Va operata una detassazione mirata ai settori che producono valore aggiunto: agricoltura e soprattutto industria. Il lavoro manifatturiero va cioè drasticamente defiscalizzato, onde fermare il fenomeno della delocalizzazione, favorire il rimpatrio delle produzioni ed incentivare nuovi investimenti nel settore produttivo.
3. Scuola e Università: abolizione di tutte le riforme degli ultimi 30 anni.
Da Luigi Berlinguer (compreso) in poi è stata una corsa a chi faceva peggio. Abolire tutte le riforme fatte è una provocazione, ma è fuor di dubbio che il sistema di trenta anni fa era migliore.
4. Raddoppio (almeno) del numero dei magistrati.
Con contestuale riduzione del loro (ingiustificatamente alto) reddito e periodo formativo presso la Polizia Giudiziaria. Vanno poi accorpati i tribunali, in modo da portare ad almeno 500.000 il numero di cittadini di ogni circoscrizione.
5. Riscrittura del codice di procedura penale.
Riscrittura totale, con ritorno al sistema inquisitorio (in luogo di quello accusatorio), in coerenza con la nostra tradizione e con l’ordinamento degli altri paesi dell’Europa continentale.
6. Riduzione delle competenze regionali ed abbattimento dei costi relativi.
La sburocratizzazione deve partire dalle Regioni, autentiche fonti di inutili complessità amministrative, nonché centri di rovinosa spesa pubblica improduttiva e clientelare (soprattutto quelle a statuto speciale).
7. Abolizione del rogito notarile.
Il costosissimo rito medievale del rogito notarile per l’acquisto di un immobile è talmente anacronistico da indurre alla rivolta. Ora che anagrafe e catasto sono totalmente digitalizzati, una compravendita immobiliare si perfeziona con pochi clic al computer. Sostituendo il passaggio dal notaio con atto amministrativo, si liberano risorse per i consumi.
8. Imu prima casa.
Va reintrodotta la tassa sulla prima casa (ICI o IMU) ovviamente con franchigia (cioè azzerandola per gli immobili di modesto valore). L’IMU sulle case successive alla prima deve essere progressiva.
9. Legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5%.
Dopo decenni di convulsioni, la conclusione è una sola: l’Italia è paese ideologicamente e territorialmente sperequato; quindi serve una legge proporzionale pura con sbarramento al 5%. E con reintroduzione di congruo numero di firme di presentazione per tutti. Almeno 100.000 su scala nazionale. Ripeto: per tutti i partiti, nessuno escluso.
10. Incompatibilità parlamentare-ministro.
Le cariche di parlamentare e di ministro devono essere rese incompatibili con norma costituzionale. I parlamentari vengono eletti dal corpo elettorale per stare in Parlamento. A capo dei ministeri devono andare soggetti competenti dediti unicamente al funzionamento della macchina statale. Non è solo questione filosofica di separazione dei poteri, ma elementare e fondamentale strumento di efficienza amministrativa.