Rottamare il renzismo

agosto 7, 2014

vergogna

La speranza è che il renzismo sia l’ultimo rantolo dell’ondata di cretinismo che affligge la Repubblica italiana dalla fine dell’era democristiana.

Quando si rileggerà la storia di questi anni, non si potrà non sottolineare la bizzarria di un contesto politico dominato da tre personalità totalmente inadeguate: un vecchio pregiudicato, un ex comico e uno sprovveduto parvenu. Tre soggetti accomunati  dal non essere parlamentari, dal possedere doti demagogico-propagandistiche sufficienti ad attrarre a sé una buona dose di consenso e dall’essere privi di una qualsiasi base ideale e/o ideologica da mettere in pratica.

L’immagine del pregiudicato per frode fiscale che, durante l’espiazione della pena, viene ricevuto a Palazzo Chigi per dare consigli in materia economica al Presidente del consiglio dovrebbe far vergognare ogni cittadino. Ma più di tutti i militanti del Pd, che per decenni hanno chiesto agli elettori il voto contro le “leggi vergogna” promulgate dal pregiudicato stesso e tutt’ora in pieno vigore, senza che si pensi di modificarle.

E’ questa l’immagine che rende plasticamente verosimile l’idea del commissariamento dell’Italia. Non i dati sul Pil. Perché un governo legittimo e capace è sempre preferibile ad una autorità esterna. Ma se il governo di un paese nel quale una organizzazione criminale ha un giro di affari di cento miliardi di euro all’anno (è quello che la ‘ndrangheta ricava dal mercato della cocaina), non riesce a trovare qualche spicciolo per onorare i contratti con i suoi dipendenti in pensione e si riduce a dipendere dai voti veicolati da un pregiudicato espulso dal Parlamanto, beh, quel paese ha bisogno di aiuto.

Il Babbeo al governo ed il corollario di incapaci che si è scelto dovrebbero prendere atto della propria totale inadeguatezza e “cambiare verso”. Del tutto.

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Il commissariamento

settembre 19, 2013

brandenburger-tor3.T0

Se ne parlava ai tempi del governo Monti. Poi, varate le larghe intese, non più.

Fino a due giorni fa Enrico Letta era certo della durata (eterna?) del suo governo. Condanne, proclami, annunci di crisi, falchi, mal di pancia, pitonesse, nani e ballerine non lo scuotevano di un millimetro. Berlusconi minacciava la crisi di governo ogni sei ore ma lui non faceva una piega.

Poi arriva in Italia Olli Rhen per dirci cosa va e cosa non va. E aggiunge che l’italia ha bisogno di stabilità.

Il giorno dopo Berlusconi assicura appoggio al governo. Enrico Letta dice che, accidenti, per l’esecutivo le cose si mettono male.