Sesto potere

aprile 18, 2019

modulo

Se i tre poteri tradizionali degli stati moderni sono il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario; se per gergo comune il quarto potere è il giornalismo e il quinto è la televisione, un nuovo potere ha steso i suoi tentacoli sulle nostre vite. La burocrazia. La massa di strutture e sovrastrutture amministrative che dominano, condizionano e divorano le istituzioni, pubbliche e private.

La burocrazia è sempre esistita, ma chi ha memoria sufficiente la ricorda come una banale e noiosa appendice di ogni attività umana, generalmente affidata a chi effettivamente svolgeva una determinata attività. Chi si recava in ospedale riferiva i propri dati all’infermiere o al medico di turno, che compilava un modulo per poi procedere ai propri compiti. Scuole e università avevano modeste segreterie che svolgevano la semplice ma necessaria attività di supporto a didattica e ricerca. Gli enti locali impiegavano operai, assistenti sociali, operatori di vario tipo e quel minimo di impiegati dedicati agli essenziali compiti di stato civile, servizi elettorali e amministrazione. Le società pubbliche di servizio si occupavano di acqua, gas, energia elettrica, e le relative strutture burocratiche erano contenute all’essenziale. I pochi grandi burocrati erano invisibili, collocati ai vertici delle strutture nazionali: i ministeri, le banche pubbliche, gli enti nazionali come INPS, INAIL, eccetera.

Ora no. Il lavoro, quello manuale, pratico, di servizio alle persone, è appaltato a imprese private, mentre gli enti pubblici sono megastrutture di dirigenti amministrativi che gestiscono gli appalti. Le aziende sanitarie occupano più amministrativi che medici. I quali amministrativi si preoccupano di tagliare i posti letto e le prestazioni, ma non di ridurre gli uffici, che si estendono progressivamente all’interno delle strutture ospedaliere che vengono man mano chiuse.

Gli enti locali occupano ormai solo funzionari e creano una pletora incontrollabile di società partecipate anch’esse dedicate a compiti più burocratici che concreti. L’assurda burocratizzazione dell’attività delle Procure ha trasformato gli investigatori della Polizia Giudiziaria in funzionari, gravati dall’onere di compilazione di inutili e monumentali faldoni cartacei. Negli ultimi trent’anni il legislatore ha burocratizzato tutto: fisco, sanità, istruzione, ricerca, assistenza, previdenza, lavori pubblici.

Al centro di questo cancro ineliminabile che drena enormi risorse pubbliche vi è la crescente casta dei burocrati; un esercito di individui inadeguati ai loro compiti che non conoscono la macchina che gestiscono e paralizzano ogni attività. Irresponsabili per i loro errori e per la loro ignoranza, creano conflitti di competenza, frenano le attività reali, mortificano le qualità di chi opera, divorano le strutture che dovrebbero far funzionare. Insegnanti, medici, infermieri, ricercatori, investigatori, imprenditori, tecnici di ogni ramo sono oppressi da una caotica montagna di protocolli e di direttive che ne mortifica l’attività, ne condiziona la carriera e ne avvelena l’esistenza.

I politici che tuonano contro la burocrazia europea sono responsabili di aver creato una ben peggiore burocrazia nazionale e locale, popolata di raccomandati assunti per convenienza politico-elettorale o personale, affogando le attività del paese con una ossessione di procedure inutili e di normative ridondanti, oppressive, contraddittorie.

Perché il tratto caratteristico della burocrazia è l’ottusità. Ottuso è, per definizione, il burocrate, e ottusa è, per costituzione, ogni struttura burocratica. Che non sa, non vede, non capisce, non ha idee. Non può fare nulla se non frenare, fermare, vessare.

Questo nuovo potere ottuso è il tratto caratteristico del nostro presente ottuso e meschino, privo di sogni e di idee, privo di soluzioni e di speranze. La mentalità burocratica che ci attanaglia è figlia dell’ignoranza, della pochezza. È la proiezione astratta della mente di un burocrate, che una cosa sola sa fare: compilare un modulo prestampato. E il bilancio dello Stato affonda per mantenere un mare di strutture ottuse, inutili e dannose che divorano loro stesse e il Paese.


Le copie.

Mag 21, 2009

Martedì, ore 9.00 circa.

Sandro: “dovrei richiedere copia di questo documento”.
Impiegato: “va bene, servono due giorni: torni giovedì fra le 8 e le 12 con questa ricevuta e 25 euro in contanti”.

Giovedì, ore 9.00 circa.

Sandro: “sono qui per ritirare copia di questo documento.”
Impiegato: “vado a vedere se è pronto..”

Mentre aspetto leggo un avviso in bacheca. “si informa che l’importo dei diritti per il ritiro delle copie è aumentato secondo la seguente tabella:

..
(la mia tipologia) per tecnologie utilizzate e tempo necessario alla procedura di copia: 25 euro.”

Rientra l’impiegato: “mi sono dimenticato di prepararlo, glielo faccio subito.”

Infila cinque fogli nell’alimentatore, spilla il fascicoletto e me lo consegna. “Ecco fatto: fa 25 euro.”

Ha dimenticato di dire “.. per tecnologia utilizzata e tempo necessario alla procedura.”