La sindrome del nemico della sinistra e del Bene

febbraio 8, 2020

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All’inizio era il Pci, che aveva come nemico da sconfiggere la Democrazia Cristiana. Per quarant’anni i dirigenti del partito più a sinistra dell’Europa hanno indicato il “malgoverno dei democristiani” come il Male da cui liberare il Paese, nella proclamata convinzione di incarnare il Bene. Ma quel nemico divenne istantaneamente amico all’apparire del nuovo avversario, il Cavaliere. E così quelli che erano il Bene e il Male si sposarono prima nell’Ulivo, e poi nell’Unione e nel Partito democratico, per scongiurare il nuovo pericolo per la democrazia e per tutti noi. Tuttavia anche questo nuovo Male divenne presto un soggetto da blandire e da considerare alleato, nella Bicamerale e nelle vagheggiate Larghe Intese, lasciando il sospetto che la raffigurazione che se ne dava era meramente strumentale. Una creazione propagandistica per legittimare se stessi. Questo corteggiamento che mai divenne matrimonio fece da incubatore alla crescita della nuova minaccia: Grillo e i grillini. Ancora una volta la sinistra ha cercato e trovato un nemico contro cui scagliare le sue truppe elettorali, sempre più stanche ed esigue, pur di cavalcare una battaglia da combattere contro qualcosa. Con i consueti esiti infelici, consacrati dalle elezioni del 2018 che hanno fatto del Movimento cinque stelle il primo partito. E di nuovo il nemico si è trasformato immediatamente in alleato contro il successivo nemico per la democrazia e per la Repubblica. L’esigenza ossessiva della sinistra di un avversario da combattere a tutti i costi ha raggiunto il paradosso di trasformare il mediocre e angusto Salvini in un pericolo per la Repubblica e per il convivere civile, in un mostro da esorcizzare.

In questa eterna autorappresentazione di se stessa come portatrice del Bene impegnato contro il Male, la sinistra ha via via creato nuovi miti avversari, favorendone la crescita e il successo elettorale, dimenticandosi al contempo di approfondire i mali della società e le esigenze delle persone. Preoccupata di battere i nemici da se stessa designati, li ha in realtà esaltati e inseguiti malamente, producendo politiche sbagliate e controproducenti. Liberista senza saperlo essere, federalista alla carlona, europeista senza saper dire cosa significa, ecologista solo a parole, ha abbandonato i suoi riferimenti sociali senza sostituirli, fidando sul mantenimento di una platea di elettori fideisticamente affiliati ma inevitabilmente destinata alla progressiva estinzione. Nella ormai cronica e totale sovrapposizione fra politica e propaganda, l’esito di tale autorappresentazione come portatrice del Bene contro il Male è plasticamente dimostrato dal successo a sinistra del movimento delle cosiddette Sardine, gruppi di ragazzi che scendono in piazza con la sola idea di fare propaganda contro la propaganda, incuranti che qualche cosa da dire (e da fare!) bisognerebbe pur averla.

E così la sinistra italiana ha rinunciato a ogni analisi dei mali dell’economia e della società che ci portiamo dietro dalla fine dell’era democristiana, se non dalla fine della guerra, e che ci stanno progressivamente impoverendo, facendo svanire dall’interno di noi stessi quei valori di libertà e di dignità della persona che dovrebbero essere la base della nostra convivenza. Impegnata a difendere un presente già precario contro la presunta minaccia altrui, ha consentito a partiti angusti e mediocri come la Lega e Fratelli d’Italia di conquistare largo consenso elettorale con parole d’ordine e slogan grotteschi, miseri e mendaci. Ha relegato quasi metà dell’elettorato al più rassegnato agnosticismo. Mai ha alzato la testa per affermarsi in positivo e non in negativo, mai ha saputo dare speranza e fiducia nel futuro. E chi non crede in se stesso non verrà mai creduto.


Nani e ballerine

settembre 19, 2017

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La Francia ha appena scelto Macron, la Germania sta per rieleggere la Merkel. E noi? Passeremo da Renzi a Salvini o Di Maio? L’incrocio fra le pagine di politica estera e quelle di politica interna ci offrono questo desolante contrasto, ma sarebbe un errore pensare che lo iato fra la statura dei leader europei ed i nostri politicanti sia un dato recente. E’ sempre stato così. Se oltre le alpi avevano Adenauer, Brandt, Khol, De Gaulle, Giscard d’Estaing, Mitterrand, noi ci sopportavamo Rumor, Andreotti e Berlusconi ed anche i pochi possibili statisti nostrani hanno avuto vita (e morte) infelice, vedi Aldo Moro.

Viene da chiedersi perché, e le risposte sono tante, complesse, confuse. Tanto che rinuncio a perdermi nelle analisi dei nostri mali.

Poi accendo la tv, mi appare Lilli Gruber, e ripercorro mentalmente gli ospiti della sua trasmissione in questi primi giorni di settembre 2017. Oltre alle solite mummie (Cacciari, Mieli, Pansa, Severgnini), mi vengono in mente Anna Falcone, Deborahahah Serracchiani, Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti. E la rassegnazione si fa strada: ci toccheranno Renzi-Salvini-Di Maio per vent’anni.

La selezione del ceto politico da parte del corpo elettorale avviene grazie al filtro dell’informazione, e se i risultati sono scadenti, la responsabilità non è degli elettori, ma dei mezzi di informazione. A loro dovremmo chiedere conto di chi ci hanno offerto e di come ce li hanno rappresentati. Il fatto che un personaggio come Giulio Tremonti, che dal 1994 calca le platee politiche, possa pontificare in televisione senza la benché minima contestazione delle sue passate responsabilità, è sintomatico della pochezza del nostro sistema informativo.

Impegnati a compiacere il titolare o a rincorrere vendite o ascolti, giornali, telegiornali, opinionisti non si sono mai preoccupati di offrire una informazione completa e selettiva.

Il risultato è la desolazione che ci si offre alla vigilia delle prossime elezioni, ben rappresentata dalla quaterna degli aspiranti premier: Di Maio, Berlusconi, Salvini e Renzi.


Non toccate la legge elettorale

aprile 13, 2015

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Se la parola democrazia ha un senso, chiunque ragioni di leggi elettorali dovrebbe dare uno sguardo al panorama partitico attuale, a poche settimane dalle elezioni regionali. I soggetti politici riconoscibili sono i seguenti:
– il partito di Renzi, ovvero quello che fu il pd;
– la dissidenza interna del fu pd, un agglomerato estraneo alla segreteria;
– la sinistra che fu SEL e che ora vede nella coalizione sociale di Landini la possibilità di schiodarsi dalle percentuali irrisorie cui è abituata;
– il Movimento cinque stelle, stabile sul 20%;
– la Lega Nord, fortissima nelle regioni settentrionali, ma solo lì;
– la frazione di centrodestra fedele a Berlusconi;
– la frazione di centrodestra (Ncd, fittiani) che ambisce a superare la figura dell’ex cavaliere.

Anche trascurando quello strano oggetto che si chiama Fratelli d’Italia, che sinceramente non saprei dove collocare e come qualificare, sono almeno sette i soggetti politici riconoscibili che risulta quasi impossibile inquadrare in due schieramenti contrapposti. Il venir meno della figura aggregante di Berlusconi (aggregante pro e contro), ci riporta alla tradizionale geografia politica nazionale, fatta di una molteplicità di partiti distinti, come è sempre stato dal dopoguerra ad oggi.

Prendere atto di questo è un dovere di chi pretende di scrivere le leggi elettorali, e la conseguenza è il riconoscimento che l’Italia non può sottrarsi al proporzionalismo. Una legge elettorale proporzionale, cancellando l’orrido concetto di “voto utile”, restituisce all’elettore la libertà piena di votare per il partito a lui più vicino, favorendo il recupero della partecipazione al voto, che era uno dei pochi vanti nazionali. Leggere di una quota di astensione vicina al 50% in un paese che esibiva una affluenza ai seggi superiore al 90% è uno dei segni peggiori di questi tempi.

A chi obietta che il proporzionalismo penalizza la “governabilità”, subordinando la formazione dell’esecutivo alle trattative fra gruppi parlamentari, rispondo che già ora è così. Con la differenza che i meccanismi premiali (che derivino dal sistema uninominale alla Mattarella o dal maggioritario alla Calderoli) costringono i partiti a mercanteggiare seggi e incarichi prima delle elezioni, quando i rapporti di forza sono dati dai sondaggi e non dai voti reali. E d’altronde chi afferma che i meccanismi premiali garantiscono coerenza fra voto popolare e maggioranza di governo dice una solenne empietà, sol che si osservi come l’attuale maggioranza sia un ibrido inimmaginabile prima del voto del 2013.

E’ quindi venuto il momento di dire che le prossime elezioni dovranno tenersi con la legge elettorale attualmente in vigore: un proporzionale puro. Dando poi ai partiti il compito di misurarsi in parlamento sulla base del consenso reale. E dando a noi poveri elettori bistrattati la possibilità di esprimerci, infine, liberamente.


Il Partito della Fazione

aprile 4, 2015

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Il piano dei renziani è chiarissimo. L’elettorato che fu di Forza Italia pesa per non meno del 30% ed attualmente è disperso fra i residui del partito che fu, il Nuovo centrodestra, la Lega, e soprattutto nel gruppone del non-voto. Conquistarlo significa garantirsi la maggioranza parlamentare per almeno un ventennio. Per riuscirci serve la rottura con l’anima “di sinistra” del pd, ed è esattamente quello che Matteo Renzi sta cercando di ottenere. Forzando la scissione a sinistra della minoranza degli ex ds, con la nascita di un partitucolo minoritario senza identità precisa, si procurerebbe il titolo di merito di aver definitivamente annientato “i comunisti”, ed il tal modo le praterie elettorali di quel che fu il centrodestra berlusconiano diventerebbero il suo pascolo esclusivo. Non saranno certo Alfano o la Meloni a potersi opporre.

In tal modo Renzi riuscirebbe laddove hanno fallito Casini, Fini, Alfano e tutti quelli che hanno pensato di poter cavalcare Berlusconi per poi prenderne il posto.

In questo quadro fanno tenerezza quei poveri cristi della minoranza pd, che fingono di non volere la scissione “per senso di responsabilità verso il partito”, quando invece sanno che è proprio il partito a volerla a tutti i costi. E sanno che, una volta consumata, finirebbero nell’angolino degli eterni sconfitti. Se poi, alle loro riunioni, fanno parlare pure d’Alema, il quadro suicidiario è completo.

Se il progetto renziano riuscirà non è dato saperlo, per ora. Ma si sa che gli azzardi in politica pagano, ed all’occorrenza spunterà un piano B.

Quello che è evidente è che lo strumento per realizzarlo passa per l’imposizione di una pessima riforma istituzionale, usata strumentalmente per lacerare il pd. L’Italia immolata sull’altare dell’erigendo partito della Nazione, padron, della Fazione.


La riforma che servirebbe

agosto 8, 2014

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Il cammino “riformatore” imboccato dall’alleanza Berlusconi-Renzi va nella direzione opposta a quella che servirebbe. L’accentramento dei poteri nel governo, grazie all’indebolimento o all’assoggettamento al potere esecutivo delle assemblee elettive e degli altri poteri di controllo, è un passo ulteriore del cammino intrapreso da anni, con l’introduzione del cosiddetto schema bipolare e con il progressivo svuotamento dei poteri del Parlamento, ottenuto con il ricorso sistematico ai decreti leggi, ai decreti legislativi, ai voti di fiducia, e soprattutto a leggi elettorali che rendono i parlamentari schiavi delle segreterie.

Un sistema che, scardinando lentamente l’assetto costituzionale del 1948, ha accompagnato il paese verso una gravissima crisi politica, economica e morale, rappresentata plasticamente dalla coesistenza di un processo di impoverimento della popolazione, di leadership politiche grottescamente inadeguate e del proliferare dell’illegalità, vista ormai come unico ascensore economico-sociale.

La verità è che, accanto ed a sostegno di riforme in materia fiscale (meno evasione), economica (più concorrenza, meno burocrazia, giudizio civile più celere) ed educativa (per una scuola più formativa ed una università più selettiva) sussiste l’inderogabile ed urgentissima esigenza di por mano ad una vera riforma della giustizia penale che vada nel senso esattamente opposto a quello per anni e tuttora preteso e perseguito da B. e dai suoi alleati. In modo da avere un sistema autenticamente garantista (verso gli innocenti, e non a favore dei colpevoli), che assicura giudizi celeri e rapporti giuridici certi, che assicuri la certezza della pena, che punisca severamente le organizzazione criminali e renda sconveniente il crimine. Che agevoli le confische dei beni ai mafiosi ma che estenda tale istituto ai corrotti della pubblica amministrazione, ai grandi evasori fiscali, ai trafficanti di droga e di armi, agli sfruttatori della prostituzione ed ai riciclatori. Un sistema, in breve, che premi l’onestà e punisca la disonestà. Poiché grazie allo smantellamento della giurisdizione penale compiuto in questi anni, immoralità ed illegalità sono divenuti le zavorre economiche, morali e culturali del paese.

Serve cioè una riforma che inverta la tendenza presa dalla politica italiana negli ultimi venti anni, la quale ha prodotto una lunga catena di leggi criminogene tuttora in vigore che hanno favorito e favoriscono il crimine in maniera vergognosa.

La vera riforma che ci serve parte quindi dall’abolizione delle cosiddette “leggi vergogna” che ho cercato di riassumere qui https://sentieriepensieri.wordpress.com/2014/08/08/promemoria-delle-leggi-vergogna-in-materia-penale/ e che sono ancora tutte in vigore. Per continuare con il ripristino dei principi elementari della giurisdizione con radicali e coraggiose modifiche del codice penale e del codice di procedura penale. Valutando soluzioni drastiche come l’abolizione dell’appello e il ritorno al sistema inquisitorio.

Di questo abbiamo bisogno. Altro che Senato dei nominati.


Il grande inganno permanente

agosto 7, 2014

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“Alle prossime elezioni in Pd andrà da solo”. Sono le parole del segretario del neonato partito democratico, che ne impressero la linea fin dal 2007. Linea che si tradusse nell’immediata caduta del governo Prodi e nelle elezioni politiche del 2008.

Un esordio che, letto allora come oggi, delinea il senso stesso del partito democratico: larghe intese. La strategia veltroniana del 2008, non può dedursi che questo, era finalizzata a “pareggiare” le elezioni, ottenendo un numero di senatori pari a quelli del centrodestra, in modo da rendere inevitabile un governo di coalizione con i vincitori (della Camera). Il progetto fallì, ma rimase in quel partito la voglia irresistibile dell’accordo con Silvio B., come dimostra la storia successiva, con relative variazioni sul tema (l’alleanza strumentale con Sel), sia che ci fossero Franceschini o Bersani. E come dimostra la fase attuale, con il premier e segretario Renzi proteso a ricercare l’accordo politico con Forza Italia, sia per il governo che per le cosiddette riforme istituzionali.

E gli elettori del Pd sono le vittime di questo permanente grande inganno. Chiamati a votare contro B., per ritrovarsi alleati di B.


Rottamare il renzismo

agosto 7, 2014

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La speranza è che il renzismo sia l’ultimo rantolo dell’ondata di cretinismo che affligge la Repubblica italiana dalla fine dell’era democristiana.

Quando si rileggerà la storia di questi anni, non si potrà non sottolineare la bizzarria di un contesto politico dominato da tre personalità totalmente inadeguate: un vecchio pregiudicato, un ex comico e uno sprovveduto parvenu. Tre soggetti accomunati  dal non essere parlamentari, dal possedere doti demagogico-propagandistiche sufficienti ad attrarre a sé una buona dose di consenso e dall’essere privi di una qualsiasi base ideale e/o ideologica da mettere in pratica.

L’immagine del pregiudicato per frode fiscale che, durante l’espiazione della pena, viene ricevuto a Palazzo Chigi per dare consigli in materia economica al Presidente del consiglio dovrebbe far vergognare ogni cittadino. Ma più di tutti i militanti del Pd, che per decenni hanno chiesto agli elettori il voto contro le “leggi vergogna” promulgate dal pregiudicato stesso e tutt’ora in pieno vigore, senza che si pensi di modificarle.

E’ questa l’immagine che rende plasticamente verosimile l’idea del commissariamento dell’Italia. Non i dati sul Pil. Perché un governo legittimo e capace è sempre preferibile ad una autorità esterna. Ma se il governo di un paese nel quale una organizzazione criminale ha un giro di affari di cento miliardi di euro all’anno (è quello che la ‘ndrangheta ricava dal mercato della cocaina), non riesce a trovare qualche spicciolo per onorare i contratti con i suoi dipendenti in pensione e si riduce a dipendere dai voti veicolati da un pregiudicato espulso dal Parlamanto, beh, quel paese ha bisogno di aiuto.

Il Babbeo al governo ed il corollario di incapaci che si è scelto dovrebbero prendere atto della propria totale inadeguatezza e “cambiare verso”. Del tutto.


NO a riforme di serie B.

luglio 13, 2014

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Auspicando che gli italiani preferiscano dedicarsi ai bagni di sole e non alla politica (e l’eliminazione dell’Italia proprio non ci voleva!), il governo sta imponendo al Parlamento l’avvio del riassetto istituzionale concordato da Renzi e Berlusconi col patto del Nazareno.

Su sito di Libertà e Giustizia (http://www.libertaegiustizia.it/) trovate autorevoli pareri secondo i quali l’insieme delle modifiche costituzionali in discussione prefigurano una autentica “svolta autoritaria”. E’ possibile che sia così, ma devo dire che attribuire a Matteo Renzi la paternità di un disegno “piduista” e autoritario potrebbe essere una sopravvalutazione delle sue doti, dal momento che non può escludersi che neppure lui abbia idea di quello che sta facendo. Il quadro complessivo delle riforme, infatti, è caratterizzato da una totale disomogeneità ed estemporaneità; mancano un visione di insieme e un’ispirazione generale. Le proposte di legge sembrano il frutto di estenuanti mediazioni e ritocchi ad una base priva di senso compiuto.

Quello che è certo è che le riforme attualmente in discussione sono pessime. E’ incomprensibile la prefigurata modifica del Senato, che per come viene ridisegnato rischia di diventare un istituto inutile e dannoso, dando ragione a chi giudica preferibile la sua totale abolizione. E’ pessimo lo schema di legge elettorale previsto per la Camera, che restringe gli spazi di partecipazione democratica (con altissime e differenziate soglie di sbarramento), regala premi di maggioranza spropositati in maniera incongrua (un partito del venti per cento potrebbe finire per avere il 55% dei deputati) e ripropone l’incostituzionale sistema delle liste bloccate.

Senza invocare i foschi presagi dei costituzionalisti di L&G, mi limito a immaginare quello che sarebbe il risultato, in un quadro che già ora vede il Parlamento di fatto svuotato delle sue prerogative e trasformato in organo di ratifica dei provvedimenti del governo. Governo che, a sua volta, si limita ad attuare direttive e imposizioni che provengono da altre istituzioni o entità: organismi esteri o sovranazionali (Commissione europea, Bce, Fmi, governo tedesco), lobby economiche e multinazionali, giù giù fino alle corporazioni nazionali (dalle assicurazioni ai taxisti, dalle banche ai notai).

Il nuovo assetto istituzionale pensato da Silvio&Matteo pare perfettamente funzionale al consolidamento e perfezionamento di tale sistema. Il governo riceve gli ordini dai veri detentori del potere politico ed economico, li trasforma in provvedimenti (leggi o decreti) ed un Parlamento addomesticato li ratifica supinamente.

Ancor prima della svolta autoritaria io vedo questo: lo svuotamento del meccanismo della rappresentanza e del processo democratico di formazione delle leggi e del governo.

Bocciatura, quindi, nel merito. E passando al metodo la critica deve essere ancor più radicale. Questo complesso di riforme trae origine da un colloquio semiclandestino, opaco nelle forme ed avvolto dal mistero sui alcuni suoi contenuti, fra l’attuale premier e Silvio Berlusconi. E’ fondato sospetto che esso sia il frutto di un immondo baratto: il voto in Parlamento in cambio del salvacondotto giudiziario. Un obbrobrio che ogni italiano dovrebbe rigettare con ribrezzo e che rende lo stesso iter costituzionale, oltre che riprovevole, del tutto incerto, essendo esso esposto alle reazioni di B. alle sentenze della magistratura. Non è un caso che in questi giorni la stampa berlusconiana (Libero e Il Giornale) scriva di tutto tranne che delle riforme in corso: su di esse nemmeno una parola. Segno che quella parte politica si tiene libera di appoggiarle o di affossarle, a seconda della convenienza del momento. Subordinare la vita politica del governo e della legislatura a tali variabili incontrollate pare un azzardo sconsiderato.

Per queste ragioni è legittimo etichettare le riforme in discussione come di serie B. B. come la categoria cui appartengono (scadente), B. come Silvio B., loro beneficiario ed ispiratore.

Pur apparentemente minoritari, e sfidando l’accusa di essere “frenatori”, “conservatori” o “professoroni”, rivendichiamo il diritto di dire “no” a queste pessime riforme.

Di ben altre leggi avrebbe bisogno l’Italia. Riforme del fisco e del lavoro che stimolino l’impresa produttiva di valore aggiunto (agricoltura e industria) e non più l’ipertrofico settore terziario; riforme della giustizia che consentano di stroncare le mafie e la corruzione; riforma del sistema scolastico ed universitario per innalzare il livello culturale del paese.

Ma, purtroppo, i renziani stanno sprecando il grande consenso di cui godono in una inutile (se finirà in nulla) e dannosa (se andrà in porto) modifica costituzionale. Ahinoi.

 


Larghe intese? Immorale

aprile 23, 2013

Se la legge elettorale Calderoli è incostituzionale (e secondo molti lo è), il governo di larghe intese che sta nascendo è immorale, per una considerazione planarmente elementare basata sulle dichiarazioni di oggi di Nichi Vendola, che non lo sosterrà.

Il Partito democratico dispone alla Camera di 292 seggi, su 340 della coalizione “Italia bene comune”, ottenuti grazie al premio di maggioranza che deriva dal vantaggio di 125mila voti sulla coalizione di centrodestra. Vantaggio che si è generato grazie ai voti  ottenuti da Sinistra Ecologia e Libertà (oltre un milione) che non farà parte della maggioranza in via di costituzione. Se il Pd non si fosse alleato con SEL, di deputati ne avrebbe circa un centinaio e l’alleanza con il centrodestra avrebbe tutt’altri connotati. E’ evidente che gli elettori di Vendola, votando la coalizione di Bersani, tutto volevano tranne che si facesse un governo con Berlusconi, ma di fatto il loro voto ha garantito l’elezione di quasi 200 deputati che sosterranno un governo con il PdL, mentre i loro rappresentanti se ne staranno all’opposizione.

Basterebbe questo, a disgustarci ed a farci dire no all’obbrobrio che si sta apparecchiando. Ma c’è ben altro e ben di peggio. A presto.


Quirinale

aprile 17, 2013

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Ma davvero, nel PD, c’è chi preferisce un accordo con B. (a di lui tutela) all’elezione di persone come Rodotà o Zagrebelski? Veramente?

Voglio credere che sia tattica (ma poi qualcuno ce la dovrà spiegare). Perchè altrimenti non solo si romperebbe ogni legame fra  tale partito ed il suo elettorato, ma ciò segnerebbe l’inizio di una vera e propria campagna contro di esso da parte di chi lo ha votato, turandosi il naso, in tutti questi anni.

E’ bene che tutti i suoi esponenti lo abbiano ben presente.

 


Bersani, Grillo e la prescrizione

marzo 8, 2013

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Nel gran dibattere di costi della politica, province da abolire e parlamentari da dimezzare, è sparito dal dibattito post elettorale l’argomento giustizia. E le “leggi vergogna”? Grillo e il pd non ci hanno promesso di abolirle? O forse ho capito male io? Non ci hanno rintronato con la necessità di moralizzare il paese dopo anni di ammorbamento “garantista” berlusconiano?

Mettiamo a fuoco. Per la prima volta dal 2001 Berlusconi è minoritario in entrambe le camere ed è possibile votare leggi senza il suo assenso (tacito o esplicito) e senza reclutare i senatori a vita. Per la prima volta da dodici anni! Quindi ci sono le condizioni per eliminare appunto le leggi vergogna.

Sarebbe però da superficiali pensare che ciò possa essere fatto da un giorno all’altro; molte di esse non possono essere abrogate d’un tratto. Un esempio? La legge Gasparri va riscritta, non abolita.

Un caso però c’è: la porzione di legge Cirielli che accorcia i termini della prescrizione. Allineare la normativa sulla prescrizione alle discipline europee è semplice, non serve un governo in carica e lo può fare il parlamento votando una leggina facile facile che scrivo di seguito.

*          *          *

Art. 1.

L’art. 157 c.p. è così sostituito.

La prescrizione estingue il reato:
1) in venti anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni;
2) in quindici anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a dieci anni;
3) in dieci anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce della reclusione inferiore a cinque anni, o la pena della multa.
4) in cinque anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione inferiore a cinque anni, o la pena della multa;
5) in tre anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la pena dell’arresto;
6) in due anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la pena dell’ammenda.
Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo al massimo della pena stabilita dalla legge per il reato, consumato o tentato, tenuto conto dell’aumento massimo della pena stabilito per le circostanze aggravanti e della diminuzione minima stabilita per le circostanze attenuanti.
Nel caso di concorso di circostanze aggravanti e di circostanze attenuanti si applicano anche a tale effetto le disposizioni dell’articolo 69.
Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e quella pecuniaria, per determinar il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.”

La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato.
La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti.

Art. 2

L’art. 158 c.p. è così sostituito:

Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione.
Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si è verificata. Nondimeno nei reati punibili a querela, istanza o richiesta, il termine della prescrizione decorre dal giorno del commesso reato.

Art. 3

Il secondo comma dell’art. 161 c.p. è soppresso.

Art. 4 – Norma transitoria

I termini della prescrizione, così come computati in base alla presente legge, valgono per tutti i reati, anche se commessi nel periodo di vigenza della precedente normativa e, ferme restando le disposizioni del codice civile relativamente alla prescrizione civile, si applicano anche a tutti i procedimenti penali e civili per cui non sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.

In tutti i procedimenti penali per i quali non sia stata pronunziata sentenza irrevocabile, è concessa la riapertura dei termini per l’applicazione delle disposizioni di cui al titolo II libro VI parte II del codice di procedura penale. La parte che intende proporne l’applicazione deve formulare istanza al giudice innanzi a cui si trova il procedimento entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge. L’imputato che ottiene l’applicazione della pena su propria richiesta è tenuto a liquidare alle parti civili costituite le spese sostenute per la costituzione e per la partecipazione al procedimento.

*          *          *

Forza, Bersani e Grillo. Dal 15 marzo vi aspetto al varco. Non serve un governo, la fiducia. Mettete in calendario e votate. E se qualcuno vi dice: “Ma è contro Berlusconi!” Voi rispondete: “Sì, certamente! E’ una legge contro Berlusconi!”


La Riforma

novembre 14, 2011

Una grande riforma Berlusconi l’ha fatta, ed è stata una riforma “condivisa”, come si conviene dire in questa epoca malata, nel linguaggio e nella sostanza.

I Parlamenti dell’era berlusconiana hanno prodotto la riforma del diritto penale, nel senso che lo hanno annientato. Il tratto più evidente del passaggio da quella che viene chiamata impropriamente prima repubblica alla cosiddetta seconda, è nel degrado dell’efficacia della giurisdizione penale a tutti i livelli. Una plastica dimostrazione ci è stata offerta dal raffronto fra le immagini “delle monetine dell’hotel Raphael” con quelle della festa per le dimissioni di B., con contorno di commento esecrante per l’indignazione di allora e per le possibili somiglianze di oggi. Taccio dei raffronti con lo scempio di Piazzale Loreto; taccio per pudore, per pietà per i defunti . Ma soffoco a fatica lo sdegno verso chi assimila il vilipendio di un cadavere fucilato ad una legittima protesta contro la protervia del potere.

Nel 1993 sapere di un ex presidente del consiglio raggiunto da avvisi di garanzia, di un partito coinvolto in affari poco puliti, suscitava la protesta popolare. Oggi non fa neppure notizia. Come non fa notizia sapere che grandi gruppi industriali e finanziari sono accusati di gigantesche frodi fiscali, che i reati ambientali sono stati di fatto depenalizzati, che le mafie stanno divorando l’economia nazionale, che tutti noi italiani agiamo quotidianamente da riciclatori inconsapevoli, ogniqualvolta acquistiamo da esercenti dietro cui si nascondono le organizzazioni criminali o ordiniamo una pizza in un locale controllato da una qualche cosca. Non fa notizia sapere che il Parlamento nazionale ha una percentuale di indagati/imputati/condannati che non ha paragone in alcun altro consesso diverso da un carcere, e che, peraltro, la reclusione è diventato un fenomeno che riguarda solo i delinquenti di strada.

Non fa notizia un ministro rinviato a giudizio per mafia, un senatore condannato per mafia; non fa notizia un’indagine di mafia che investe alti graduati dei Carabinieri. Non fa notizia un generale dell’Arma condannato per traffico di stupefacenti, né vedere dirigenti di Polizia condannati per violenze ed abusi su giovani inermi progredire nella carriera. Non fa notizia sapere che uno stesso tribunale può emettere due sentenze sullo stesso fatto con dispositivi opposti.

L’Italia si è abituata alla totale incertezza del diritto, si è rassegnata a convivere con il crimine nelle posizioni apicali di potere. E nessuno ha il coraggio e l’onestà di ammettere che la crisi economica è conseguenza principalmente di questo fatto, giacché non si comprende come possa funzionare un “sistema paese” (altra bella trovata retorica) nel quale chi deve applicare la legge viene selezionato in base alla spregiudicatezza nel violarla.

E’ questa l’eredità di B. Che ci teniamo e ci terremo a lungo. Sempre che non si possa continuare a fare ancora di peggio.


La melma

novembre 10, 2011

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Era il sogno di Veltroni, forse lo realizzerà il grande nemico D’Alema: un governo Berlusconi-Pd.

Guardando retrospettivamente le elezioni del 2008 e la scellerata decisione del vertice del Pd di allora di “correre da solo”, non si può che giungere ad una conclusione. Vincere era impossibile, e la rottura con la sinistra arcobaleno non poteva essere realmente motivata dalle divergenze programmatiche; la sconfitta elettorale era certa e quando si sta all’opposizione non servono programmi comuni. No, l’obiettivo di Veltroni era il pareggio elettorale (al Senato) e la conseguente necessità di varare il governo delle larghe intese con il PdL; quello che, secondo alcuni, doveva essere fatto all’indomani del pareggio del 2006.

Ora, dopo tre disastrosi anni di governo Berlusconi, ci siamo. Confluiranno in una nuova maggioranza il Pd, il Terzo Polo e una fetta di PdL. A occhio, guardandoli da lontano, gli ex comunisti, gli ex democristiani, gli ex socialisti e gli ex missini; col microscopio si potrebbero trovare anche gli ex partiti laici dei “gloriosi” pentapartiti craxiani. Praticamente tutto l’arco parlamentare pre-tangentopoli si ritrova sotto l’ala del “tecnico” Monti.

Cosa riuscirà a fare questa maggioranza resta un mistero, ma è triste vedere i dirigenti del pd sgomitare per correre fra le braccia di Gianni Letta e di Nitto Palma.

Se in Italia prevalesse il voto di opinione, e non il voto clientelare e di schieramento, questo governo segnerebbe forse la fine definitiva dei principali partiti ora sulla scena. Ma così non è, e assisteremo probabilmente all’ennesima prova di trasformismo politico. L’emergenza economica, i diktat dei banchieri, le “richieste dell’Europa” e l’esigenza di “rassicurare i mercati” faranno da velo all’ulteriore scivolamento della politica nazionale nella melma di immoralità cui ormai gli italiani sembrano rassegnati.

Mario Monti è sicuramente una persona più che degna, come lo era ed è Carlo Azeglio Ciampi. Ma anch’egli, lo ricordiamo bene, fu costretto ad accettare Emilio Colombo come ministro degli esteri del suo governo. Chi sarà il Colombo di Monti? Lo sapremo presto e ci faremo un’idea di quello che ci aspetta.


Un lampo veltroniano.

agosto 11, 2011

Mentre lavavo l’insalata mi è parso di sentire provenire dalla TV la voce di Veltroni (che evidentemente Berlusconi ha liberato dalla gabbia dove viene tenuto rinchiuso) che almanaccava di un governo responsabile per salvare il paese. E mi si è palesato questo scenario. Berlusconi “fa un passo indietro” per “senso di responsabilità verso l’Europa e verso gli italiani”. Quindi nasce un governo di emergenza “sotto l’Alta Responsabilità e Tutela del Capo dello Stato” sostenuto da pd, fli, udc, cani sciolti alla Scilipoti e soprattutto con l’astensione del PdL. Un governo balneare di minoranza col solo scopo di varare la manovra. Un manovra di tagli, sacrifici, lacrime e sangue. Come fecero Amato nel ’92, Prodi nel ’96-’98, Prodi-bis nel 2006 il “centrosinistra” – sarebbe meglio dire qualsiasi cosa non sia Berlusconi – si sobbarca l’onere politico di imporre sacrifici al paese dopo che i governi del Cavaliere (e di Craxi prima di lui) hanno fatto strame dei conti pubblici. Ovviamente però, essendo di minoranza, il suddetto governo non potrà intervenire sul sistema giudiziario criminogeno e pro-mafioso abilmente creato negli ultimi quattro lustri. Né, ovviamente, potrà minimamente sfiorare le ricchezze di Berlusconi o provarsi a contrastare l’evasione fiscale. Solo tasse, tagli e sacrifici.

Ciò fatto, raffazzonati alla meglio i conti (forse), Silvio pregherà tutti di farsi da parte addossando a loro la responsabilità di aver impoverito gli italiani e si presenterà alle elezioni come quello che non ha mai aumentato le tasse e si è rifiutato di chiedere sacrifici agli italiani. Cose che fa solo la sinistra statalista e comunista (di Fini, Casini e Di Pietro, fra gli altri).

E rivincerà le elezioni.


Va bene.

febbraio 15, 2011

Va bene, sono stato zitto in tutto questo tempo per lasciare che si sfogassero gli istinti, ma adesso sarebbe anche ora di dire due parole. Visto che chi le dovrebbe dire (io non faccio nomi, vero Bersani?) non lo fa.

Cominciamo osservando un paio di cose.

Berlusconi, recentemente, ha strillato di non aver mai pagato per prestazioni sessuali, di non aver mai frequentato minorenni, di aver organizzato solo elegantissime serate mondane. Gli atti della Procura di Milano (che via sia condanna o no) dimostrano che invece ha pagato fiumi di denaro per prestazioni sessuali, che ha frequentato minorenni, che nelle sue residenze si tengono abitualmente festini hard. Insomma ci ha raccontato una caterva di menzogne.

Ricordo che, a proposito del processo Mills, B. ha sempre strillato di non aver mai corrotto nessuno. Lo stesso nel processo Mondadori, in quello “tangenti Guardia di Finanza” ed in quello SME. Ha sempre negato di aver pagato tangenti a Craxi falsificando bilanci e frodando il fisco (processi All Iberian 1 e 2). Ha sempre affermato di non essersi mai ingerito di questioni interne alla RAI, di non aver beneficiato della legge Gasparri (ed infatti si vedono i risultati) e del potere di nomina dei vertici aziendali. Ha sempre negato di aver avuto rapporti con Cosa nostra, accusando come minimo di follia chi rivelava fatti evidenti, uscendo sempre con archiviazioni dubitative dai processi per riciclaggio e per concorso in strage (aspettiamo gli esiti delle indagini in corso a Firenze, a Palermo e a Caltanissetta). Ha sempre negato di aver voluto “leggi ad personam” per uscire indenne dai suoi processi, quando in verità ha beneficiato largamente della depenalizzazione del falso in bilancio e della decurtazione della prescrizione contenuta nella legge ex Cirielli. E mi fermo per non risultare noioso.

Insomma. Le stesse astronomiche fandonie che ci rovescia addosso ora le urla fin dal primo giorno in cui è apparso sulla scena politica. Oggi che l’argomento è comprensibile a tutti (prostituzione minorile, lo capisce chiunque) si potrebbe far comprendere agli italiani che viviamo nel regno della menzogne, governati da un tizio che ci seppellisce di balle da sedici anni.

Questo per dire che se mai Berlusconi dovesse cadere per via del “caso Ruby”, ciò non è dovuto (non dovrebbe essere dovuto) alla pervicacia della Procura di Milano nel perseguire ogni reato che commette, ma alla presa di coscienza da parte del paese (almeno di una porzione considerevole) che egli non è la persona che vuol far credere di essere, che la sua politica non è quella che rappresenta, che le leggi che ha voluto sono uno scempio. E questo è un fenomeno tutto politico, non è una scorciatoia giudiziaria per sopperire alla pochezza di iniziativa politica dell’opposizione. Se un primo ministro dimostra di essere politicamente indegno (anche come riflesso indiretto di indagini giudiziarie), la sua caduta non è un “golpe giudiziario” come troppi ammettono implicitamente e come a sinistra si teme venga ribadito a scopi elettorali. E’ un fatto che appartiene alla naturale dinamica politica, nella quale anche le evidenze giudiziarie concorrono a formare l’opinione collettiva su un primo ministro.

Se questo inciampo della prostituzione minorile servirà a far cadere il governo, a restituirci un parlamento un po’ più decente, dobbiamo esserne felici. Ma poi dovremo continuare ad occuparci di tutto il resto. A partire dall’assetto del sistema televisivo per arrivare ai processi sulle stragi di mafia del ’92-’93. Se mai quella verità verrà alla luce, allora sì che questo processetto di Ruby ci apparirà per la sciocchezza che effettivamente è. Anche se forse passerà alla storia come la trappola che fece cadere il grande B.


Dicano quello che vogliono.

dicembre 14, 2010

Vittoria di Pirro, numerica ma non politica; la maggioranza non esiste più, il governo non ha i numeri; comunque non può governare. E via così.

Tutti a dire che Berlusconi è finito. Sarà, ma per me è il contrario. Quella di oggi è stata, per me, una vittoria netta del cavaliere che non solo ha tenuto unito il PdL, ma ha staccato pezzi a Fli, che per essere un partito neonato, non dimostra una gran salute. Certo vittoria problematica, ma vittoria.

E’ però, sicuramente, una sconfitta cocente per tutti gli altri.

Per Di Pietro, che dopo aver lustrato la medaglia (autoassegnatasi) di Unico Oppositore, ha visto due dei suoi correre a sostenere Berlusconi.

Per il Pd. Perchè Cesario e Calearo sono stati eletti in quel partito. Franceschini sembra dimenticarselo, ma lui era vicesegretario con Veltroni nel fare le liste del 2008 e anche nel decidere di rompere con la sinistra, rinunciando a quello che sarebbe stato un quasi pareggio al Senato, e regalando così all’avversario una delle due camere. Perchè la sua logora classe dirigente ha avuto dalla Storia un compito ben preciso: fermare Berlusconi. E lo ha clamorosamente, macroscopicamente fallito.

Per Fini. Che non è riuscito a tenere insieme un partito appena nato, confermando di essere quel leader di cartapesta che è sempre stato, capace solo di andare a rimorchio degli altri. Che, con Casini, ha contribuito al consolidamento del potere politico-economico del Cavaliere in tutti questi anni.

Per Casini, che spera ancora di poter dire la sua contro la Lega, povero illuso. Lui, che senza i voti siciliani di Cuffaro (che ha votato la fiducia) ora sarebbe impegnato a giocare a briscola con Dilberto.

Ma, soprattutto, è la sconfitta di chiunque abbia irriso “l’antiberlusconismo” come una malattia politica “che fa il suo gioco”. Ma dove? Si può non essere antiberlusconiani quando lo si vede comperare i parlamentari assegni alla mano? Si può non essere antiberlusconiani, ora che il conflitto di interessi è diventato la regola? Con questa sconosciuta Polidori che avrebbe votato per il governo pensando al suo Cepu? E dove sarebbe la novità? Dove lo scandalo? Se denunciare il conflitto di interessi è una boiata da girotondini invasati, come ci ha detto per anni e anni proprio Fini (ricordate?), perchè meravigliarsi se i parlamentari votano badando al proprio interesse? E che differenza corre fra l’interesse di chi pensa all’azienda del fratello e quello di chi pensa al proprio mutuo? Solo che il secondo è un conflitto più piccolo, quindi meno grave.

Oggi sono sconfitti tutti quelli che, stando all’opposizione, hanno pensato o pensano che con Berlusconi si può discutere, che lo si può usare, che ci si deve dialogare. Lo fanno da sedici anni e lui ha menato tutti per il naso; tutti irrisi, usati e sbeffeggiati.

Ora il nostro parlamento, salvo poche eccezioni, è diviso in due: da un lato chi ha aiutato Berlusconi in passato, diventandone servo ed ora si è tardivamente pentito; dall’altro chi lo serve tutt’ora e non ha nè voglia, nè coraggio, nè qualità per cambiare; sapendo peraltro di fare la fine degli altri.

Salvo poche eccezioni, la sfilata di chi oggi ha votato sì è la sfilata dei pavidi complici del cavaliere, che passeranno alla Storia per aver contribuito a narcotizzare l’opinione pubblica quando era ancora possibile scongiurare l’affermarsi questo regime corrotto, autoritario e protomafioso.

Saluti a tutti. Torno a farmi i cazzi miei.


E’ il turno di Report

ottobre 17, 2010

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Tre giorni fa ho scritto queste poche righe.

Se un “vaffanbicchiere” è sufficiente a sospendere il programma televisivo di approfondimento più seguito, non sarà difficile trovare pretesti per chiudere la bocca al Tg3 a Corradino Mineo, alla Busi, a Iacona, alla Gabanelli ed a chiunque altro osi dissentire. Una scusa si trova sempre.

E puntuale Ghedini conferma.

repubblica di oggi


Difendere Annozero. Hanno ragione Di Pietro e Travaglio

ottobre 14, 2010

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Dobbiamo dare ragione a Di Pietro ed a Travaglio. Se è vero che a primavera si andrà a votare, la sospensione di Annozero è un segnale ben preciso. Berlusconi ha intenzione di silenziare ogni voce di dissenso che sia in grado di viaggiare per l’etere, cominciando da quella per lui più molesta e fastidiosa, ma con l’intenzione di andare avanti. Se un “vaffanbicchiere” è sufficiente a sospendere il programma televisivo di approfondimento più seguito, non sarà difficile trovare pretesti per chiudere la bocca al Tg3 a Corradino Mineo, alla Busi, a Iacona, alla Gabanelli ed a chiunque altro osi dissentire. Una scusa si trova sempre.

Per quanto non ami (ed è un eufemismo) Santoro ed il suo stile, la sua trasmissione sembra essere la trincea, l’ultima barricata prima del conflitto fra l’informazione totale unica ed il popolo dei senza voce. Senza voce anche perchè i partiti di opposizione sono ormai vittime totali della sindrome di Stoccolma.

Ha ragione Travaglio a rivolgersi direttamente a Fini perchè ci faccia capire la sua linea sul tema dell’informazione. Quali che siano i suoi piani, il nuovo partito della destra rischia di essere soffocato sul nascere dal regime unico dell’informazione, se ancora una volta (come avviene da sedici anni) la reazione all’attacco del Cavaliere sarà incerta, tardiva o mediata.

Difendere i presìdi di informazione libera a prescindere da qualsiasi considerazione di merito e di metodo è ora, alla vigilia dell’incrocio storico del 2011, un obbligo per chiunque voglia difendere la democrazia. Un dovere cui nessuno può sottrarsi.


Non mi sbagliavo

ottobre 6, 2010

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Il soliloquio di Berlusconi attualmente in corso a Palazzo Chigi non fa che confermare quello che ho scritto nel post precedente. Il Presidente del Consiglio, affiancato dal solo Tremonti, ha ricordato i cinque punti su del discorso di fiducia, ma ha dettagliato solamente il calendario dell’approvazione federalismo fiscale, elogiando il lavoro del governo e menzionando solo ministri leghisti o del pdl.

Il retroscena è evidente. La Lega Nord gli ha imposto, a pena di chissà quali ritorsioni, di sfidare i finiani sull’unico vero terreno di scontro: il braccio di ferro fra i politici eletti al sud, che vedono il federalismo come il fumo negli occhi, ed i leghisti. Si ripropone nelle drammatiche forme attuali l’eterno dilemma dello stato unitario: il voto meridionale è indispensabile per l’equilibrio politico e per la sopravvivenza dei governi ma la politica nazionale è incompatibile con i metodi di raccolta del consenso meridionale.

Fini punta su questo: sulla ribellione “sudista” al federalismo leghista che, per quanto ci si sforzi di nasconderlo, spazzerebbe via un’intera classe politica.


Cari finiani

agosto 12, 2010

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Capisco che sarebbe come ammettere di aver tradito la moglie tanti anni fa, senza che lei lo scoprisse e quando ormai l’avete fatta franca, ma visti i tempi forse ne vale la pena.

E’ così difficile ammettere di aver votato la depenalizzazione del falso in bilancio per salvare B. dai processi Fininvest?

E’ così difficile ammettere di aver votato la legge sulle rogatorie internazionali per lo stesso motivo?

E’ così difficile ammettere di aver votato la riforma della legge sui pentiti per bloccare alla radice le indagini sulle stragi di mafia del 1992-1993, all’epoca in corso a Caltanissetta e a Firenze, e puntualmente archiviate nel 2002 e nel 2004?

E’ così difficile ammettere di aver votato leggi e decreti che indeboliscono il 41/bis e la chiusura delle supercarceri di Pianosa e dell’Asinara?

E’ così difficile ammettere di aver votato la legge Simeone, che di fatto abolisce la reclusione per centinaia di fattispecie di reato, per evitare i carcere ai tangentisti?

E’ così difficile ammettere di aver votato la legge Cirami nella speranza di salvare B. dai processi al Tribunale di Milano?

E’ così difficile ammettere di aver votato la legge Cirielli sull’accorciamento della prescrizione, che costituisce un’amnistia permanente per una categoria enorme di reati, per salvare B. e tanti suo amici?

E’ così difficile puntare il dito su Forza Italia che votò l’indulto per evitare il carcere a Previti?

E’ così difficile ammettere di aver votato la legge Frattini sul conflitto di interessi che è una presa in giro, una buffonata, che ha offerto a B. la possibilità di saccheggiare il mercato televisivo?

E’ così difficile ammettere di aver votato la Legge Gasparri, scritta dai consulenti del Cavaliere e cucita sui suoi interessi?

E’ così difficile dire che le imprese di B., ad onta di categoriche smentite preventive, si sono avvalse ripetutamente dei condoni fiscali da voi votati?

E’ così difficile ammettere di aver votato l’incostituzionale legge Pecorella per salvare il Cavaliere dagli appelli della Procura Generale di Milano?

E’ così difficile ammettere di aver votato il riassetto dell’ordinamento giudiziario per agevolare lo striciante assoggettamento della magistratura ad un CSM sempre più controllato dalla politica?

E’ così difficile ammettere di aver votate una legge incostituzionale per impedire a Caselli di divenire Procuratore Nazionale Antimafia, favorendo invece l’ambiguo Piero Grasso e quindi anche le mafie?

E’ così difficile ammettere di aver favorito con leggo ad hoc il ritorno in Cassazione del giudice Carnevale, detto “ammazzasentenze” (antimafia)?

E’ così difficile ammettere di aver votato leggi e decreti per favorire Retequattro ad onta di ripetute pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea?

E’ così difficile ammettere di aver votato la riforma dell’art. 111 della Costituzione, ora grottescamente definito “giusto processo”, che ha il solo scopo di favorire gli imputati colpevoli e di allungare a dismisura i processi?

E’ così difficile ammettere di aver assecondato la grottesca teoria politica sulle “toghe rosse”?

E’ così difficile ammettere di aver votato il “patteggiamento allargato” per evitare il carcere a Bossi?

E’ così difficile ammettere di aver votato l’indebolimento dell’articolo del codice penale sull’attentato alla Costituzione (perchè avete fatto pure questo) per accontentare i leghisti?

E’ così difficile ammettere che il decreto salvacalcio lo dettò direttamente Galliani per far risparmiare tasse al Milan?

E’ così difficile ammettere di aver votato la legge sul contributo di Stato per i decoder per regalare soldi a Paolo Berlusconi?

E’ così difficile ammettere di aver chiuso gli occhi su tutti gli abusi fiscali, edilizi, paesaggistici che il Cavaliere ha consumato in questi anni e poi sanato con condoni ad hoc?

E il lodo Alfano, il processo breve, il ddl anti-intercettazioni, il legittimo impedimento …, assurdità giuridiche ed incostituzionali votate, assecondate, discusse al solo fine di salvare gli interessi personali di Berlusconi (e dei suoi sodali) e di preservarlo dai processi.

Mi fermo qui perchè vado a memoria e voi ne sapete molto più e meglio di me. Ma in sostanza: è così difficile ammettere di aver consentito al Parlamento di divenire il luogo dove ci si occupa quasi esclusivamente delle faccende e dei problemi di Silvio Berlusconi e della sua corte?

Mi rendo conto che sì, è difficile. E’ difficile ammettere di essere stati per anni i servi di un bandito; ma chissà che per una volta l’onestà intellettuale venga ripagata, in un modo o nell’altro. Anche perchè potreste aggiungere di essere stati in buona compagnia: oltre ai leghisti, avete avuto al vostro fianco i casiniani e spesso e volentieri anche la cosiddetta attuale opposizione, che tante leggi pro-Cavaliere ha votato quando era minoranza o addirittura voluto quando era maggioranza.

In altre parole, da voi mi aspetto non che sgambettiate il Presidente del Consiglio per prenderne il posto, ma una operazione-verità sulle vergogne delle maggioranze di cui avete fatto parte. Altrimenti resterete ai miei occhi solamente servi invidiosi e patetici, ed in tal caso vi meriterete di sparire per colpa dei Tulliani e dei loro trastulli monegaschi.