Antiparlamentarismo

febbraio 25, 2014

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Antiparlamentarismo. Così andrebbe qualificata la performance del presidente del consiglio al Senato. La pretesa di parlare “come fuori di qui” (versione alternativa del parlare alla “gente”) significa semplicemente negare la funzione rappresentativa delle camere, ovvero l’essenza stessa di repubblica parlamentare. Non bastasse, abbiamo udito l’esplicita promessa di chiudere la camera che stava ascoltando, segno di supremo disprezzo non per i senatori – evidentemente dormienti – che aveva davanti, ma per gli elettori che li hanno votati un anno fa. I quali, va ricordato, sono molti di più dei votanti alle primarie pd che hanno nominato questo signore segretario di un partito in crisi. Dati alla mano, trenta milioni contro meno di due.

Il fatto che l’assemblea di Palazzo Madama non abbia avuto un sussulto di orgoglio, replicando al presidente del consiglio che non spetta né al governo né a lui promuovere riforme costituzionali di tale portata, subendo un’onta impensabile in una qualsiasi democrazia avanzata, ha due possibili spiegazioni non escludentesi: la disistima che i senatori hanno di se stessi e della propria funzione ed il recondito proposito di abbattere il governo alla prima occasione, liberandosi del corpo estraneo.

Corpo estraneo che ha pure la colpa di aver infranto la speranza che il ricorso a forme di democrazia diretta (le primarie, le consultazioni via web) avrebbero contribuito a migliorare il funzionamento delle istituzioni, favorendo un salutare ricambio del personale politico. Ed invece i gruppi autoemarginati e gli arrivisti da gazebo stanno vanificando anche questa fase, preparando il campo ad un ritorno delle eterne oligarchie autoreferenti, pronte a far gioco sui fallimenti degli avventuristi.