Come l’Argentina.

dicembre 4, 2008

Abbiamo appena finito di sentire il nostro presidente del consiglio esortarci a consumare, a spendere. E ci ha ha anche spiegato che se le cose vanno male la colpa e’ della sinistra e dei giornali che a forza di ripeterlo fanno andare male le cose. Un concetto eziologicamente un po’ strano, ma siccome il capo e’ lui, bisogna credergli. Quindi bisogna essere ottimisti, credere in un futuro roseo e spendere spensieratamente.

Mi e’ capitato pero’ di leggere sui giornali che il ministro Sacconi (ministro del governo Berlusconi) ha dichiarato che lo Stato italiano e’ a rischio bancarotta e che l’Italia potrebbe fare la fine dell’Argentina. Alla faccia dell’ottimismo.

Ma se cosi’ e’, valeva la pena sperperare miliardi di euro pubblici per Alitalia?


L’emendamento salva manager (ladri).

ottobre 9, 2008

“Art. 7-bis. – (Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare). – Le dichiarazioni dello stato di insolvenza a norma dell’art. 4, comma primo, e dell’art. 3, comma terzo, del presente decreto e dell’art. 3 e dell’art. 82 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, sono equiparate alla dichiarazione di fallimento ai fini dell’applicazione delle disposizioni dei capi I, II e IV del titolo VI della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni ed integrazioni) solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura”».

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La pantomima Alitalia.

settembre 22, 2008

La tragicommedia della cosiddetta compagnia di bandiera si arricchisce ogni giorno di nuovi esilaranti seppur drammatici elementi. Se il ministro Sacconi sosteneva che i tempi per la trattativa sarebbero scaduti ineluttabilmente entro giovedì scorso, l’Enac fa sapere che Alitalia ha due o tre giorni di tempo per far pervenire un piano finanziario di risanamento. Ciò non impedisce al commissario straordinario Fantozzi di pubblicare un avviso di trattativa privata, dando nove giorni di tempo a “chiunque sia in grado di garantire la continuità nel medio periodo del servizio di trasporto, la rapidità dell’intervento nonché il rispetto dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale, ivi compresi i Trattati di cui è parte
l’Italia, a presentare manifestazioni di interesse per l’acquisto di uno o più rami di azienda di Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A. in a.s., di Alitalia Airport S.p.A. in a.s., di Alitalia Express S.p.A. in a.s., di Alitalia Servizi S.p.A. in a.s. e di Volare S.p.A in a.s., anche non preesistenti.
Tali manifestazioni dovranno pervenire presso gli uffici del Commissario Straordinario,
in via Marchetti, n. 111, 00148 Roma, entro il 30 settembre 2008, ore 12.00, unitamente
a tutta la documentazione che ne consenta la valutazione al fine di avviare l’eventuale
trattativa.”

Resta da chiedersi come sia possibile concludere una tale trattativa in tali condizioni, con la minaccia di revoca della licenza di volare incombente da un giorno all’altro.

Chiunque abbia fatto un acquisto appena più impegnativo della spesa quotidiana, ha idea di come sia difficile, lungo e laborioso, valutare la stipula di un contratto. Fermo restando che le minacce ultimative inducono chiunque a ritrarsi da qualsiasi trattativa.

Credo che un giorno si sveleranno i tratti di questo gigantesco bluff, di questa colossale messinscena, e chi ne sono stati i beneficiari ed i danneggiati.


Fallimento di Alitalia.

settembre 18, 2008

Perdonatemi se mi permetto di copincollare quanto scrissi sulla vicenda il 18 marzo 2008 (si veda il post “Alitalia e il fallimento”).

Ammettiamo come valida la tesi del giornalista, secondo cui la SEA preferirebbe il fallimento della compagnia. Cosa significherebbe? Innanzitutto che gli attuali azionisti (il governo per il 49,9% ed i piccoli per il resto) perderebbero il valore delle loro azioni e qualsiasi potere sulla sorte della società. Inoltre i “sindacati romani” vedrebbero annullate le prerogative derivanti dalle clausole contrattuali sottoscritte coi manager del gruppo. Però, come dice la Moratti, ciò non comporterebbe che gli aerei smettano di volare; in altre parole il fallimento di Alitalia non significherebbe la fine di tutto, e quindi nemmeno delle trattative. Infatti la legislazione fallimentare consente ad una società fallita di continuare ad operare, grazie a varie formule già più volte sperimentate (legge Prodi, concordato preventivo, concordato fallimentare) anche per grandi gruppi come per esempio Parmalat o Cirio. Il cambiamento radicale sarebbe quello di sottrarre al governo il potere di decidere le sorti dell’azienda, che finirebbero nelle mani del Tribunale fallimentare e della curatela. A quel punto tutte le trattative condotte fino ad ora verrebbero azzerate, aprendo orizzonti del tutto nuovi. Mi chiedo se sia questa la strategia del centrodestra: bloccare la vendita ai francesi facendo leva sulla vertenza con la SEA, per portare la compagnia alla declaratoria di insolvenza e poi pilotare la procedura fallimentare a vantaggio di un acquirente gradito, escludendo il governo.

Saremmo davanti all’ennesimo caso di supplenza della Magistratura rispetto alla politica, ovvero di uso politico della Giustizia. Avremmo uno Stato (e qui va sottolineata la assoluta e colpevole inerzia del governo Berlusconi per un lustro intero) che abdica perfino alla gestione dei suoi beni, lasciando che a liquidarne le spoglie sia un giudice delegato del Tribunale.

Probabilmente sono solo mie fantasie senza fondamento. Ma sarebbe una tappa ulteriore nella saggezza con la quale la nostra politica ha gestito l’immenso patrimonio delle imprese pubbliche: chiuse, vendute, svendute, regalate ed ora portate scientemente al fallimento per poterne sbranare i resti.

Forse erano solo mie fantasie, e le cose possono ancora cambiare; vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Ma secondo voi, a occhio e croce, di quanto ho sbagliato?


Qualche parola.

settembre 10, 2008

Non ho molta voglia di scrivere, anche perchè ho la tendenza a farlo in maniera articolata ed oggi sono stanco. Però, leggendo i giornali non riesco a trattenere qualche commento sparso.
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Il pastrocchio Alitalia.

settembre 1, 2008

Nel giudicare un piano che nei dettagli non è pubblico occorre cautela. Va bene. Però qualche cosa la si è capita e cerchiamo di capire come è stata “risolta” la questione Alitalia dal governo.

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Alitalia e il fallimento/bis.

aprile 3, 2008

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