Campioni dello spreco

febbraio 1, 2016

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Il Fatto Quotidiano pubblica la classifica delle regioni italiani per spesa pubblica pro-capite. Tolte le tutelatissime aree alpine (Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta) e la regione della Capitale (Lazio), la graduatoria è guidata dal Friuli Venezia Giulia, con una spesa pubblica di 5.203 euro per abitante, doppia rispetto alle virtuose Lombardia (2.265), Emilia Romagna (2.681) e Veneto (2.741).
Ci sarebbe da rallegrarsene, se non fosse che qui da noi vige l’allegra consuetudine di buttare i soldi nel gabinetto, fra doppioni di uffici e sedi regionali, contributi agli amici, recuperi edilizi vuoto a perdere, musei del rottame e della cianfrusaglia, accademie del dialetto, sagre della cipolla, bocciofile onlus ed altre amenità.
C’è da domandarsi quanto si sarebbe potuto fare negli anni con l’enorme massa di risorse buttate nel nulla.


Centomila! (residenti o euro?)

gennaio 31, 2016

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Nove milioni di euro a carico della collettività per l’urbanizzazione di un sesto del Porto vecchio. E’ notizia de Il Piccolo del 30 gennaio 2016, sintetizzata dicendo che il bilancio del Comune risulterà “rivoluzionato”. Leggasi disastrato.

Intanto l’advisor incassa dal Comune 100mila euro per progettare non si sa bene cosa, visto che gli investitori che dovrebbero immettere capitali nel Porto vecchio neppure si immagina chi possano essere.

Ma, ci dicono, Trieste avrà centomila abitanti in più. E milioni di turisti.

Argomenti simili, ma moltiplicati per mille, a quelli utilizzati per giustificare altri progetti già realizzati o ancora in gestazione: Porto San Rocco a Muggia, il Parco del mare, il Salone degli incanti, il Magazzino vini e il Magazzino 26…

Esempi embrionali di quella che sarà l’avventura del Porto vecchio o errori che questa volta non si ripeteranno?


Tram ed aliscafi

gennaio 31, 2016

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Su Il Piccolo di oggi, 31 gennaio 2016 (qui), leggo che, dal 2007 ad oggi, la Regione Friuli Venezia Giulia ha finanziato (a fondo perduto) la linea di aliscafi che collega Trieste alle coste istriane nel periodo estivo con oltre otto milioni di euro, corrispondenti a 125 euro per ogni passeggero trasportato. Interrogata in consiglio regionale, l’assessora competente ha difeso l’operazione sostenendo, fra l’altro, che «le cittadine istriane collegate sono anche insediamento delle comunità italiane, cui si garantisce la continuità territoriale con un servizio dal valore storico- simbolico molto forte, in qualche modo simile al tram di Opicina, che certo non è un mezzo di trasporto remunerativo».

Quindi, par di capire, la spiegazione sarebbe questa: siccome il Comune di Trieste butta soldi nel gabinetto per tenere in vita un rottame (perché questo è il Tram di Opicina), la Regione è autorizzata a fare altrettanto con un servizio (privato) totalmente antieconomico.

Ora che si avvicinano scadenze elettorali, sarebbe il caso che i cittadini-elettori comincino ad aprire gli occhi. Ed a vedere quanto costa loro l’abnorme dose di retorica che innerva la politica locale.


L’estate, Verdini ed Azzollini

luglio 29, 2015

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Non è casuale che questo 29 luglio sia la data di due fatti solo apparentemente scorrelati: la nascita del gruppo dei responsabili verdiniani ed il rigetto della richiesta di arresto di Azzollini da parte del Senato.

Questa coincidenza pre-vacanziera ci illustra l’attuale assetto governativo e parlamentare. Se la scissione di Ncd era stata la prima stampella per reggere il governo (prima Letta e poi Renzi), la precarietà dei numeri al Senato impone a B. di fornire un ulteriore rinforzo al partito democratico in affanno. A B. basta mantenere la pace sul fronte televisivo, preservando un assetto a lui ultrafavorevole, conseguito nei suoi anni di governo e grazie agli accordi sottobanco con il centrosinistra, ricambiando il governo con una finta opposizione, secondo lo schema del nuovo Nazareno. Se per preservare lo stato esistente è necessario sacrificare parte dei suoi parlamentari, B. non ha problemi a farlo, poiché, come riferisce Pansa, a lui basta un piccolo gruppo parlamentare dedito ad una opposizione solo formale.

Ciò consente a Renzi di proseguire nel suo progetto centrista di aggregazione dei voti dell’ex centrodestra, con la prospettiva di sostituire completamente quella che fu Forza Italia.

In questo quadro destano molta tristezza gli elettori del pd ancora convinti di appartenere ad un partito di centrosinistra a vocazione socialdemocratica, quando invece sono le vittime del più gigantesco raggiro elettorale degli ultimi decenni (e forse dell’intera storia repubblicana).

Nessuna tenerezza invece per gli eletti e per i dirigenti del pd, autori di una cinica e spregiudicata operazione di puro potere, volta a stravolgere l’origine del loro partito e di porsi al servizio di quei poteri economici, finanziari (e criminali) che il loro elettorato avrebbe voluto vederli combattere.

Mi dispiace quindi dover rompere le amicizie con persone del pd, della cui buona fede sono certo, ma che, all’ombra di Verdini ed Azzollini, Alfano e Formigoni, Schifani e Di Girolamo, non riconosco. Non per divergenze d’opinione, che sempre vanno rispettate, ma perché c’è un limite invalicabile al tasso di ipocrisia che si è disposti a tollerare.


La repubblica subalterna

luglio 15, 2015

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L’epilogo della trattativa fra il primo ministro greco e le potenze economiche europee ha scosso i sapienti pensatori del nostro giornalismo, i quali hanno letto nella vicenda nientemeno che una forma di sottomissione del popolo greco ai voleri del governo tedesco, in spregio ai principi democratici. Caspita. Ed alcuni si sono perfino avventurati ad immaginare che un processo analogo si sarebbe verificato nel 2011 – udite udite – ai danni dell’Italia, quando i poteri europei (politici ed economici) imposero il governo Monti, sfrattando Berlusconi e sbarrando la strada ad una possibile vittoria della sinistra (più vendoliana che bersaniana) nelle elezioni che parevano imminenti. Ma vi rendete conto? Ci vogliono dire costoro che in Italia non comandiamo noi italiani, attraverso i parlamentari da noi eletti, bensì le burocrazie economiche e politiche straniere. Roba da non credere; ma nemmeno da immaginare.

Ci si dimentica che la sudditanza nazionale a potenze straniere è un dato genetico della nostra Repubblica che, uscita dalla guerra, trovò sotto l’ala protettrice degli Stati Uniti la possibilità di risollevarsi economicamente. Nello scacchiere europeo della Guerra fredda, l’Italia divenne la propaggine filoamericana in Europa, ottenendo in cambio la tutela economica del sistema paese e della moneta nazionale. La nostra sovranità politica fu barattata con il progresso materiale della popolazione, come plasticamente dimostrato dal fatto che, mentre il debito pubblico galoppava verso il 100% e più del PIL, le agenzie di rating pilotate da Washington perseveravano a quotarlo con la tripla A. Tanto che la lira oscillava rispetto al marco in risonanza con l’andamento del dollaro. Finita la guerra fredda, e svanita la sua importanza geopolitica, l’Italia ha dovuto cercarsi un’altra protezione, e l’unico ombrello disponibile era quello europeo. Sotto il quale ci siamo infilati con la cieca presunzione di essere partner alla pari degli inglesi e dei francesi, che la guerra l’avevano vinta e non persa, o dei tedeschi, che nel frattempo avevano ripristinato quello che per tutto il XX secolo è stato (ed è tutt’ora) il sistema industriale più potente del continente. E ci meravigliamo se ci trattano da inferiori? Ci meravigliamo se non ci lasciano scegliere il nostro governo? Dalla nascita della repubblica, per quarant’anni, i nostri governi sono stati decisi all’estero; chi poteva illudersi che le cose cambiassero da sole? La letteratura su come i governi americani impedirono l’affermazione delle sinistre è vasta, e dovrebbe essere conosciuta. Ora siamo in una fase diversa, ma non nuova. Chi scrive sui giornali e fa opinione (e spesso fa l’opinione dei politicanti che poi prendono le decisioni che ci riguardano) dovrebbe rammentare questi fatti a se stesso ed al lettore. Che poi magari si orienta meglio ed evita di dar credito a chi irride il povero Tsipras per essersi “arreso”, in un paese i cui primi ministri hanno sempre obbedito agli ordini.

La nostra colpa principale è di non essere stati capaci – in settant’anni – di strutturarci al nostro interno e di dotarci di uno apparato statale funzionante. Se nemmeno gli italiani hanno rispetto del loro Stato, dovrebbero averlo i tedeschi?


Giovanardi uno di noi!

giugno 25, 2015

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La cronaca del prologo al voto di fiducia sul ddl “la buona scuola” (un appellativo semplicemente ributtante) descrive meglio di ogni dissertazione la degenerazione del processo legislativo.
Il testo di legge, prodotto da un comitato extraparlamentare, è stato pensato in totale disprezzo del corpo docente e dei sindacati, mai neppure consultati ad onta di proteste la cui veemenza avrebbe dovuto quantomeno far riflettere. E siamo nella norma: la cosiddetta riforma Gelmini del reclutamento universitario è nata esattamente allo stesso modo. Ma non finisce qui. Una parlamentare pd, sedente in Parlamento grazie all’incostituzionale legge Calderoli, ha voluto infilarci un emendamento tutto suo (in tema di educazione sessuale, ma la cosa è del tutto irrilevante). Tutto è avvenuto alle spalle del Parlamento che, seppur nominato dalla suddetta orrida legge, resta pur sempre l’unico organo legislativo nazionale. Quindi, a seguito dell’ennesima forzatura regolamentare, il testo di risulta approda in Senato per il voto di fiducia, saltando il parere (che dovrebbe essere obbligatorio), della competente commissione. Una volta approvato, sulla scuola italiana piomberà l’ennesimo macigno burocratico deciso non si sa da chi, non si sa perché, non si sa con quali effetti.
Altro che democratura, altro che autoritarismo. E’ la dittatura del caos, l’arbitrio del casino, lo stravolgimento del processo legislativo, affidato alla casualità dei processi burocratici.
Il risultato è che a balzare agli onori della cronaca parlamentare è nientemeno che Carlo Giovanardi, di cui, in tutta franchezza, avevo perso le tracce. Al suo diniego di votare la fiducia sono ora appese le speranze di quei milioni di italiani (e fra essi quasi tutti gli insegnanti cui ciascuno di noi deve la capacità di leggere e scrivere) indignati dallo sfregio che il partito democratico sta facendo delle istituzioni repubblicane.
Lontani i tempi di Pierferdinando Casini, custode della democrazia dalla poltrona di presidente della Camera, o di Gianfranco Fini argine alla protervia berlusconiana: la sinistra sfiancata e sconfitta incrocia le dita ed inneggia: Carlo Giovanardi uno di noi!


Una tombola da Guinness

giugno 22, 2015

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Chiuse le urne riprendono a proliferare i sondaggi, e la domanda è: chi arriverà al ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale? Chi lo vincerà. E siccome siamo un un’epoca in cui i partiti nascono e muoiono nel corso di un amen, già la scelta delle palline da mettere nel bussolotto è problematica.
Partito democratico contro Lega nord + Forza Italia e Fratelli d’Italia.
E Alfano con chi sta?
Partito democratico contro Movimento cinque stelle.
E se invece fosse Movimento cinque stelle + Lega nord contro Partito democratico?
Ma a questo punto non potrebbe anche succedere che Forza Italia si allei con il pd? E la sinistra di Civati-Vendola-Ferrero-Landini dove la mettiamo?

Abbiamo appena fatto la coperta più grande del mondo e la torre di lego più alta del pianeta. Ci apprestiamo a metter su la più gigantesca tombola della storia dell’umanità.