La resa al crimine

settembre 10, 2014

anton_arkhipov_-_honey_i_am_home

Sui quotidiani di oggi due notizie che spiegano molto, se non tutto, dei nostri tempi:
– La stima del contributo al prodotto interno lordo delle attività illecite ed illegali (prostituzione, stupefacenti, contraffazione, estorsione eccetera).
– L’irrisione del presidente del consiglio per le critiche mosse dall’Associazione nazionale magistrati ai preannunciati provvedimenti in materia di giustizia.

Da anni la magistratura invoca una stretta su autoriciclaggio, prescrizione e corruzione, con norme che avrebbero come effetto quantomeno il contenimento della convenienza delle attività criminali, in un paese dove il delitto si avvia ad essere il principale strumento di accumulo di capitali e di creazione di ricchezza privata.

Apparentemente, autoriciclaggio, prescrizione e corruzione appartengono a sfere diverse della disciplina penale, ma non è così. Perché un’organizzazione criminale che lucra su attività illegali (ad esempio la droga) ha bisogno di strumenti agevoli per riciclare i profitti e di “colletti bianchi” corrotti e corruttori (commercialisti, avvocati, funzionari pubblici) di cui servirsi per investire nell’economia legale. E costoro, a loro volta, necessitano di prescrizioni brevi per veder sistematicamente estinti (ovvero neppure accertati per inazione delle procure) i reati commessi ed a loro eventualmente ascritti. Attività che ora entrano a pieno titolo nel calcolo ufficiale dell’economia nazionale, con tutto quelle che ne consegue.

L’inerzia su tali fronti del nostro legislatore (ormai coincidente con il governo) è la conferma che l’Italia si avvia ad essere una sorta di Kossovo dell’Unione Europea, il nido delle principali mafie continentali. Mafie di cui gli italiani accettano evidentemente di essere i servi.


Renzi e la mafia

agosto 13, 2014

ragno

Fra Senato e gite coi boy scout, leggi elettorali e battute sui “vù cumprà”, trojke e ottantaeuro, dal dibattito pubblico è completamente scomparsa la criminalità organizzata. Digerito il fenomeno Saviano, esorcizzato da Napolitano lo spettro di Gratteri al ministero della Giustizia, confinato nell’oblio il balletto permanente sull’autoiriciclaggio (basta un decreto che cancella una riga nell’art. 648 ter del codice penale), l’Italia si è dimenticata di essere la culla delle mafie. Senza mai domandarsi se per caso è proprio la criminalità ad impedirci di avere un’economia decente. Il verso non è cambiato, se non in peggio. Ora tutti insieme, “destra” e “sinistra”, rimuovono il cancro che ci portiamo dentro da sempre.


Il Pd celebra la vendetta di B.

agosto 8, 2014

B_carcere

E così il partito democratico ha entusiasticamente celebrato la vendetta di Silvio B. sull’assemblea del Senato, che pochi mesi fa lo espulse, decretandone la decadenza dalla carica per effetto della condanna per frode fiscale. Non mi meraviglia che egli abbia tenacemente voluto il voto di oggi, col quale sancisce che, se non può essere senatore lui, non lo sarà più nessuno di quelli che gli hanno votato contro. E che un’assemblea che vota contro di lui è destinata a scomparire. E’ nella natura vendicativa del personaggio. E’ incredibile (o forse no) la disciplina con la quale i senatori pd hanno obbedito al pregiudicato, il quale si sta scopertamente servendo del segretario pd per regolare i suoi conti con la Politica e con la Giustizia. E’ meno incredibile se si torna con la mente alla cosiddetta “congiura dei 101”, che fu in realtà una prova di assoggettamento a B. da parte del Pd; la prova che il partito democratico è di fatto berlusconiano, organico agli stessi poteri che governano Forza Italia.

Ora si attende la preannunciata “riforma della Giustizia”, ovvero la vendetta di B. contro i magistrati, che egli imporrà come precondizione per confermare il voto di oggi nei successivi passaggi parlamentari. Un panino di votazioni che imprigiona Renzi in una morsa letale e impegnerà il Parlamento nel varo di leggi inutili o dannose, sottraendolo all’indispensabile azione normativa di cui avrebbe urgente necessità l’Italia, come pure ha appena comunicato la Bce. La quale ha invocato riforme in materia di fisco, concorrenza e giustizia; e non di assemblee elettive.

Il partito democratico accompagna il paese lungo il piano inclinato del declino. Economico, politico e morale.

 

 

 


Promemoria delle “leggi vergogna” in materia penale

agosto 8, 2014

ingiustizia

Nel paese degli smemorati è forse il caso di ricordarci quanto i partiti di centrosinistra tuonarono contro le “leggi vergogna” votate dalle maggioranze di centrodestra, chiedendo i voti agli italiani per abolirle. Gli italiani hanno votato ed il centrosinistra dice di essere al governo, ma tali leggi non sono mai state né abolite né emendate. In particolare quelle in materia di giustizia penale, di cui beneficiano tutti i delinquenti che popolano la penisola, ed è forse è il caso di richiamare alla memoria le peggiori, scoprendo che molte di esse sono state votate dalla sinistra o da entrambi gli schieramenti. Sono leggi criminogene (e criminali) tuttora in vigore che è fuorviante definire “ad personam” perché ne possono beneficiare tutti gli indagati/imputati/condannati. Leggi che hanno favorito la diffusione dell’illegalità in Italia e la crescita esponenziale dei profitti delle organizzazioni criminali.

Grazie a Marco Travaglio e a questo suo riassunto (http://blogdieles.altervista.org/travaglio/), raccolgo alcune delle leggi vergogna in materia di giustizia penale votate negli ultimi venti anni.

Centro-destra, governo Berlusconi 1

1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi 1, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese corruzione e concussione

2. Condono fiscale (1994). Camuffato da «concordato fiscale», il primo condono Tremonti dell’era berlusconiana
Centro-sinistra più Lega, governo Dini

3. Manette difficili (1995). La riforma della custodia cautelare, varata da tutti i partiti (Lega esclusa), ripesca e in parte peggiora il decreto Biondi. Più difficile la custodia in carcere per i reati di Tangentopoli e non solo.

Centro-sinistra, governi Prodi 1, D’Alema e Amato 2

4. Abuso d’ufficio (1997). Il 1° luglio 1997 sinistra e destra depenalizzano il reato di abuso d’ufficio «non patrimoniale».

5. Articolo 513 cpp (1997). L’articolo 513 del codice di procedura penale viene modificato per rendere inutilizzabili a processo le dichiarazioni dei coimputati.

6. Giusto processo (1999). Nel 1998 la Consulta cancella il nuovo articolo 513 perché incostituzionale. Ma i partiti di destra e sinistra trasformano la legge incostituzionale in legge costituzionale e la infilano nella Carta modificando l’articolo 111, ribattezzato «giusto processo». Le accuse, anche se a lanciarle è un semplice testimone, non valgono nulla se verbalizzate solo davanti al pm e non al giudice. Migliaia di processi in fumo, anche di mafia.

7. Simeone-Saraceni (1998). Destra e sinistra approvano in gran fretta la legge Simeone-Saraceni (uno di An, uno del Pds) che risparmia il carcere a chiunque debba scontare meno di 3 anni.

8. Carotti (1998): articolo 415bis cpp. Allo scadere delle indagini, anziché chiedere subito il rinvio a giudizio per gli indagati, il pm deve mettere a loro disposizione tutte le carte dell’inchiesta. L’indagato può ordinare al pm nuove indagini e allungare così il procedimento.

9. Gip-gup (1999). Il centro-sinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà celebrare l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che non conosce la carte e perderà un sacco di tempo.

10. 41bis e supercarceri nelle isole (1997). Due dei 12 punti del «papello» consegnato nel 1992 da Totò Riina ai suoi referenti politici e istituzionali con le richieste dalla mafia allo Stato in cambio della fine delle stragi, dicevano così: «7) Chiusura super carceri. 8) Carcerazione vicino le case dei familiari». Nel 1997 il ministro Flick chiude le supercarceri di Pianosa e Asinara.

11. Abolito l’ergastolo (1999). Il pacchetto Carotti estende il rito abbreviato. Chi accede all’abbreviato ha diritto allo sconto di un terzo della pena e, al posto dell’ergastolo, rischia al massimo 30 anni. Che poi diventano 20 con i benefici della Gozzini.

12. Aboliti i pentiti (2001). Nel 2001 il governo Amato (ministro della Giustizia Piero Fassino) vara la «riforma» dei collaboratori di giustizia che – sempre col consenso del centro-destra – stravolge un’altra delle conquiste che Falcone e Borsellino pagarono con la vita. La legge riduce sensibilmente i benefici per i mafiosi che collaborano con la giustizia; prevede una serie di sbarramenti per l’accesso ai programmi di protezione; e impone di raccontare ai giudici tutto ciò che sa nei primi 6 mesi di collaborazione. Del resto il ministro dell’Interno del governo D’Alema, Giorgio Napolitano, autentico ispiratore della legge, ha sostenuto che «i pentiti in Italia sono troppi». Non i mafiosi: i pentiti. «Con questa legge», commenta l’allora procuratore di Palermo Piero Grasso, «al posto di un mafioso, non mi pentirei più». Infatti da allora molti vecchi pentiti ritrattano e tornano mafiosi; alcuni che stavano per parlare di trattative Stato-mafia e mandanti occulti delle stragi, si cuciono la bocca; e i nuovi pentiti si conteranno sulle dita di una mano.

13. Indagini difensive (2001). Nella primavera 2001 Ulivo e Polo insieme votano la legge sulle indagini difensive. I difensori possono svolgere indagini i cui atti assumono lo stesso valore di quelli compiuti dal pm. In più, la legge consente loro di compiere «indagini preventive»: prim’ancora di essere indagato, chiunque abbia commesso un reato potrà far interrogare dal suo legale i testimoni del delitto. Una legge che favorisce l’inquinamento delle prove e l’intimidazione dei testimoni (si veda il caso Ruby).

14. Omologhe societarie addio (2000). Il 24 novembre 2000 un provvedimento del governo Amato abroga le omologhe societarie. Anteriormente spettava ai tribunali vigilare sulle società di capitali, autorizzandone la nascita e le principali operazioni a tutela dei soci e dei risparmiatori. Ora invece l’omologazione viene sottratta ai giudici e affidata ai notai. Un passo verso la deregulation della finanza.

15. Fisco, favori agli evasori (2001). Il 5 gennaio 2001 il governo Amato vara il decreto che riforma la legge penale tributaria e manda in pensione la 516/1982 («manette agli evasori»).

Centro-destra, governo Berlusconi 2

16. Falso in bilancio (2002). Avendo Berlusconi cinque processi per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la Casa delle libertà approva la legge delega 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 coi decreti delegati: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le prime e 4 e mezzo per le seconde; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso in bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5 per cento del risultato d’esercizio, l’1 per cento del patrimonio netto, il 10 per cento delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie («il fatto non è più previsto dalla legge come reato»), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione lampo. Al di là dei vantaggi per Berlusconi, la legge dà mano libera agli imprenditori spregiudicati, inibendo la possibilità di indagare sui reati societari e complicando le indagini sui reati fiscali e di riciclaggio.

17. Cirami (2002). Introduce la «legittima suspicione» per trasferire i processi in altro tribunale.

18. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Casa delle libertà vara la legge ex Cirielli (l’ha disconosciuta persino il suo proponente), che riduce la prescrizione ed introduce la prescrizione autonoma dei reati commessi in continuazione. Con la nuova disciplina l’estinzione del reato matura molto prima ed moltissimi processi diventano inutili riti destinati a finire in nulla. I reati prescritti infatti passano da 100 a 150 mila all’anno. Inoltre la legge trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli), decima i capi di imputazione del processo Mediaset e annienta il processo Mills.

19. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale con contestuale depenalizzazione dei reati tributari per chi aderisce.

20. Condono ai coimputati (2003). Il governo infila nel condono anche coloro che hanno «concorso a commettere i reati».

21. Legge ad Legam (2005). Dal 1996 la procura di Verona indaga su una quarantina tra dirigenti politici e attivisti della Lega Nord accusati di attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge. I primi due reati vengono depenalizzati dal centro-destra nel 2005; all’ultimo, costituzione di banda armata a scopo politico, provvederà il terzo governo Berlusconi.

22. Due scudi fiscali (2001-2003). Il 25 settembre 2001 il governo Berlusconi vara il decreto Tremonti sul rientro dei capitali guadagnati e/o detenuti all’estero: quelli illegalmente esportati, ma  anche accumulati commettendo reati.

Centro-sinistra (2006-2008), governo Prodi 2

23. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centro-sinistra e centro-destra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la pubblica amministrazione che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla.

Centro-destra (2008-2010), governo Berlusconi 3

24. Lodo ad Legam (2010). Per salvare i leghisti delle camicie verdi ancora imputati a Verona per costituzione di formazione paramilitare fuorilegge ecco una norma che abolisce la norma che puniva «chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici» e si organizzano per compiere «azioni di violenza o minaccia».

25. Scudo fiscale (2009).  Il terzo della lunga era Tremonti, sui capitali fatti rientrare, in cambio dell’anonimato e dello «sbiancamento», il governo chiede alle banche di trattenere una tassa non del 2,5, ma del 5 per cento. In sede di conversione scompare l’obbligo per le banche di segnalare le operazioni sospette all’antiriciclaggio e vengono condonati alcuni gravissimi reati finanziari, contabili e tributari collegati con l’esportazione di capitali occulti. Lo scudo non si applica soltanto al denaro, ma anche alle case, agli yacht e ai beni di lusso in generale, che ovviamente restano dove sono, cioè all’estero.


Processo Ruby e leggi ad personam

luglio 22, 2014

7-ruby-rubacuori-karma-milano-07

Il processo Ruby racchiude alcune delle peggiori degenerazioni della giustizia penale italiana, effetto della legislazione prodotta da una classe politica dedita alla commissione del delitto anziché alla sua repressione.

  1. La proliferazione dei riti. Il rito del processo penale dovrebbe essere uno solo, per tutti i reati e per tutti gli imputati. In Italia, invece, si è perso il conto dei riti alternativi: patteggiamento, abbreviato, immediato, per direttissima, per decreto, citazione diretta. Una conseguenza è stata l’incomprensibile scelta della Procura di processare B. separatamente da Fede, Mora e Minetti; duplicazione antieconomica e foriera di possibili conflitti di giudicato.
  2. “Giusto processo”. La riforma dell’art. 111 della Costituzione (centrosinistra, anno 2000) ha stravolto il regime della testimonianza nel processo penale. Pensata per neutralizzare i processi di Tangentopoli (e centrò l’obiettivo) tale riforma toglie valore processuale alle testimonianze raccolte nel corso delle indagini da Polizia Giudiziaria e Pubblico Ministero, rinviando la formazione della prova al dibattimento. In tal modo l’indagato ha anni di tempo per subornare i testimoni e questi di “dimenticare” i fatti. Gli investigatori perdono in tal modo interesse a svolgere indagini accurate e la prova testimoniale perde la sua caratteristica principale: la genuinità.
  3. Indagini difensive. Se B. ha potuto inquinare il processo Ruby fin dalla sua genesi, lo si deve anche all’orrenda legge sulle indagini difensive (anno 2000, centrosinistra), che trasforma i difensori dell’indagato in investigatori di fatto autorizzati per legge a raccogliere testimonianze false fin dall’inizio delle indagini. Combinando “giusto processo” e indagini difensive, i PM hanno di fatto le armi spuntate.
  4. Gli italiani si sono ormai assuefatti all’idea che il Parlamento legiferi su un reato penale per salvare un politico sotto processo. Un’aberrazione che fa inorridire, ma la comunione di intenti fra Pd e Forza Italia l’ha ormai resa una prassi accettata. Mi riferisco in particolare alla modifica del reato di concussione che ora risulta di difficile punizione in tutti i casi.

Analizzando altri processi a personaggi pubblici, troveremmo mille altri casi in cui la legislazione di favore a consentito a qualche imputato eccellente di farla franca. Non senza ricordare che di tali leggi criminogene beneficiano anche i delinquenti comuni, i signori nessuno che godono di riflesso dei delitti altrui.

Ciò premesso, in punto di diritto la sentenza assolutoria è probabilmente giusta. Perché da quel che si è letto manca o è insufficiente la prova dei rapporti sessuali fra l’imputato e la ragazza nonché della sua consapevolezza della di lei minore età; perché la concussione (o l’induzione indebita) non è un reato pensato per punire un capo di governo; soprattutto perché la riforma Severino del reato di concussione è stata fatta apposta.

Resta la desolazione di vedere un paese ormai assuefatto alla conquista delle istituzioni da parte di chi pratica sistematicamente la violazione della legge.


E’ ignorante anche Marco Travaglio

luglio 20, 2014

Marco Travaglio in Promemoria

A farmi saltare sulla sedia è stata questa frase (da “Innocente a sua insaputa” Fatto quotidiano del 19 luglio 2014, Marco Travaglio):

E non osiamo immaginare che accadrà se nel processo Ruby-ter si accerterà che le Olgettine, principali testimoni del bunga-bunga, sono state corrotte dall’imputato del Ruby-uno per mentire ai giudici: ce ne sarebbe abbastanza per una revisione del processo principale, inficiato dalle eventuali false testimonianze di chi avrebbe potuto provare ciò che, a causa delle loro menzogne, non fu ritenuto provato.

Te lo dico io, illustre giurista Marco Travaglio: se nel processo Ruby-ter si accerterà che le Olgettine, principali testimoni del bunga-bunga, sono state corrotte dall’imputato del Ruby-uno per mentire ai giudici, il corruttore verrà condannato per corruzione in atti giudiziari (e forse frode processuale, subornazione, intralcio alla giustizia e chissà cos’altro) ma non ci sarà alcuna “revisione del processo principale”, poiché, come chiunque dovrebbe sapere, la revisione è istituto ammesso sono in caso di condanna definitiva e non in caso di assoluzione. Se l’assoluzione di B. nel processo Ruby-uno passerà in giudicato (se non impugnata o se confermata dalla Cassazione), non esiste prova che possa cambiare la decisione: se anche Ruby e lo stesso B. (con tutte le Olgettine al seguito) confessassero di aver commesso i reati di prostituzione minorile e di concussione, l’assoluzione rimarrebbe comunque inattaccabile e non ci sarebbe alcuna revisione, perché, per il principio del ne bis in idem, questo dice il nostro codice (v. art. 629 c.p.p.), che ogni tanto andrebbe anche letto.

 


Ce lo chiede l’Europa

febbraio 3, 2014

europa

Allungare i tempi di prescrizione al fine di combattere corruzione e criminalità economica. La sola corruzione ci costa sessanta miliardi l’anno, cui vanno sommati i centocinquanta dell’evasione fiscale. Altro che i sei miliardi della privatizzazione di Poste Italiane.

L’emergenza è questa, non la legge elettorale o il sessismo.

Renzi, Grillo, Letta. Diamoci una mossa.