Campioni dello spreco

febbraio 1, 2016

monete

Il Fatto Quotidiano pubblica la classifica delle regioni italiani per spesa pubblica pro-capite. Tolte le tutelatissime aree alpine (Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta) e la regione della Capitale (Lazio), la graduatoria è guidata dal Friuli Venezia Giulia, con una spesa pubblica di 5.203 euro per abitante, doppia rispetto alle virtuose Lombardia (2.265), Emilia Romagna (2.681) e Veneto (2.741).
Ci sarebbe da rallegrarsene, se non fosse che qui da noi vige l’allegra consuetudine di buttare i soldi nel gabinetto, fra doppioni di uffici e sedi regionali, contributi agli amici, recuperi edilizi vuoto a perdere, musei del rottame e della cianfrusaglia, accademie del dialetto, sagre della cipolla, bocciofile onlus ed altre amenità.
C’è da domandarsi quanto si sarebbe potuto fare negli anni con l’enorme massa di risorse buttate nel nulla.


Cuneo fiscale e valore aggiunto

settembre 15, 2014

marasenno1

Premetto di economia non mi sono mai occupato ed infatti non ne ho mai scritto. Ma oggi ho letto su Il Piccolo questo articolo http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/09/15/news/altri-1-400-finiti-in-strada-senza-fine-la-crisi-di-lavoro-1.9931192 da cui estraggo un passaggio sull’occupazione nella provincia di Trieste: gli occupati sono scesi in cinque anni da 95.782 a 90.971 dei quali 761 in agricoltura, 17.785 nell’industria e ben 72.426 nei servizi.

Detta fuori dai denti, Trieste, che in un tempo non lontano era una città industriale, si è trasformata in un paesone di impiegati e commercianti. Per quanto strano possa sembrare, anche su scala nazionale i rapporti fra le tre categorie di impiego (primario, secondario e terziario) non sono molto diverse. In Italia, infatti, è in corso da oltre trent’anni un lento processo di de-industrializzazione che sposta risorse dall’industria ai servizi, alimentato anche da una propensione sociologica a rifiutare i lavori manuali a favore di quelli intellettuali, creando un contesto nel quale – complice un sistema scolastico e universitario scarsamente formativo e poco selettivo – ognuno si ritiene destinato ad occupare un posto alla scrivania e non in fabbrica o nei campi.

Consultando i dati ISTAT di questo rapporto http://www.istat.it/it/files/2013/07/Fascicolo_CIS_PrimiRisultati_completo.pdf, ho rilevato qualche dato. Dal 2001 al 2011 il numero di addetti nel settore agricolo è calato del 33,9% e nel settore industriale del 17,5%. Nel medesimo periodo si registra un aumento del 15,3% nel commercio e del 20,5% negli altri servizi.

In numeri assoluti, su circa 60 milioni di abitanti, di cui circa 24 milioni attivi e 20 milioni impiegati come lavoratori dipendenti, gli addetti dell’industria (compresi dirigenti, quadri ed impiegati) sono solamente 4 milioni e quelli del settore agricolo 64.000.

In un quadro come questo, ritengo modestamente che si dovrebbe tentare di invertire la tendenza, favorendo gli investimenti e l’occupazione nei settori primario e secondario. Come? Usando la leva fiscale: invece di distribuire 80 euro/mese una tantum a tutti, si dovrebbe concentrare il taglio del cuneo fiscale nei settori produttivi di valore aggiunto, cioè, appunto, agricoltura ed industria.

A tal riguardo, da totale inesperto, azzardo un calcolo di massima, che sarà pure totalmente sballato, ma forse no.

Partiamo da Trieste, presa ad esempio, che conta 90.000 persone attive, di cui 72.000 nel terziario. Di queste, stimiamo in 50.000 quelle beneficiate dal bonus degli 80 euro. Per otto mensilità (questo dice il decreto) fanno in totale 32 milioni di euro che il fisco ha perduto e che si disperderanno in rivoli. Immaginiamo invece di distribuirli ai 18.000 lavoratori dei settori produttivi, ovvero alle aziende dove sono impiegati: fanno circa 1.800 euro per ciascuno. Il che significa, molto ma molto all’incirca, che lasciando all’impresa il corrispettivo, ogni 15 addetti ci sarebbe un risparmio pari al lavoro di uno. Ovvero, in caso di investimento in occupazione, un nuovo assunto ogni quindici dipendenti, e si tratterebbe di occupazione in settori che creano ricchezza. Alternativamente, sarebbe un abbattimento dei costi di produzione con conseguente guadagno in competitività sui mercati.

Tentando di generalizzare il calcolo all’intero paese, valutiamo in 3,5 milioni gli addetti dei settori primari e secondari (operai e lavoratori agricoli) cui applicare un taglio del cuneo fiscale pari a 1.800 euro annui. Ne conseguirebbe un minore introito per l’erario di 6,3 miliardi di euro. Ed infatti il bonus Renzi (80 euro mensili a circa 10 milioni di lavoratori dipendenti per otto mensilità) costerà 6,5 miliardi di euro. In altre parole, con la stessa somma del bonus Renzi si potrebbe tagliare di circa 1.800 euro all’anno il cuneo fiscale sul lavoro produttivo di valore aggiunto, con immediato effetto sulla competitività dei prodotti dell’industria e dell’agricoltura nazionale.

So bene che è il calcolo di uno che non ne sa nulla ed è probabilmente una fesseria. Ma forse no.


Trieste, o cara..

novembre 26, 2011

 

C’è una cosa che colpisce un non triestino a Trieste: lo iato fra quello che i triestini dicono e quello che i triestini fanno per la loro “bellissima città”. Bellissima sì, senza dubbio. Ma ricordiamoci innanzitutto che gli aggettivi bello, bella, bellissimo eccetera vogliono la “e” aperta, la “e” di cinEma, per intenderci.

Detto questo, circolando per Trieste, balza agli occhi di quanto poco i triestini dimostrino di amare la loro città, in raffronto a quanto dicano di amarla. Un esempio? Qualche giorno fa sono andato al parco di Villa Revoltella, senza dubbio una delle perle di Trieste.

Cominciamo dalla zona della serra e del giardino all’italiana prospicente. Steso un velo su come sia stato possibile autorizzare l’edificazione di palazzine popolari sullo sfondo della serra stessa (ma parliamo degli anni cinquanta), stupisce l’abbandono ed il degrado delle sculture che abbelliscono (dovrebbero abbellire) il giardino. Per tacere della cronica transennatura della nicchia neoclassica.

Scendiamo alla villa vera e propria. E pure qui notiamo i sintomi dell’abbandono. Completamente distrutta la scala lignea esterna che porta al primo piano (solo recentemente, penso per ragioni di sicurezza, sono stati rimossi i gradini), vistosi i segni di sofferenza della muratura nel lato sud ed anche nel retro.

Sconcerto mi ha destato il recentissimo vandalismo che ha colpito la statua dell’autunno, fra le quattro (le quattro stagioni) che adornano il piazzale antistante la villa stessa. Al di là di tale gesto, le quattro statue denunciano una totale assenza di manutenzione e di protezione dalle intemperie che le hanno gravemente compromesse.

Passando alla zona dei gradoni che portano alla porzione dedicata ai bambini, colpisce la sorte del tratto di colonnato dell’estremità sud ovest, completamente crollato, mai ripristinato e di cui sono state asportate perfino le macerie! Il fenomeno è dovuto all’incuria. Per anni il tratto di colonnato è stato gravato da incolte piante rampicanti che ne hanno appesantito la struttura finché, due anni fa, una poderosa giornata di bora fa l’ha abbattuta senza pietà. Per evitarlo sarebbe bastato potare i rampicanti. E sorprende che nemmeno si pensi al ripristino, se perfino i resti sono stati rimossi.

Mi si dirà che mancano i fondi per manutenzione e ripristini. Forse, ma osservo che non sono mancati per una recentissima opera di pavimentazione in cubetti di porfido del tratto di viale che dal piazzale d’ingresso porta alla villa. Opera che, al di là del costo, costituisce un deturpamento della caratteristica composizione dei viali del parco, tradizionalmente ricoperti da un pietrisco misto rossastro, secondo lo stile classico dei parchi all’italiana ed all’inglese.

E neppure sono mancati fondi per sagomare a forma di uccello (di che razza non è chiaro) i bossi che presidiano il laghetto antistante la chiesetta di San Pasquale Baylon. Ed a tal proposito non si può tacere che almeno qualcosa al parco prospera: gli enormi pesci (ex)rossi del suddetto laghetto, che hanno ormai la stazza di superbranzini da grigliata.

Ultima nota per la casa del giardiniere: fra qualche tempo sarà necessario demolirla.


Nucleare (si parla di bombe).

giugno 22, 2008

Copio e incollo da repubblica.it.

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Diciamolo.

marzo 7, 2008

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Il signor XY.

marzo 6, 2008

Autorevoli commentatori ci dicono che in Italia vige un sistema giudiziario doppio, che discrimina fra indagati eccellenti e “poveracci”. I primi sarebbero i membri di una qualche “casta” (per esempio politici o grandi imprenditori) mentre i secondi, presumo, sarebbero i delinquenti comuni. Da un lato ci sarebbe garanzia di un esercizio della giustizia sempre e comunque mite ed indulgente, se non addirittura complice, nell’altro la legge mostrerebbe il proprio volto severo ed implacabile.

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I candidati del PD.

marzo 3, 2008

Camera:

Cesare Damiano
Maran Alessandro
Strizzolo Ivano
Rosato Ettore
Farina Coscioni Maria
Zaia Sergio
Celledoni Ilaria
Zeni Maristella
Burzolo Letizia
Corsi Adriano
Papais Francesca
Tam Bruna
De Sabbata Elisa

Senato:

Pegorer Carlo
Blazina Tamara
Pertoldi Flavio
Stefanutto Lorella
Omero Fabio
Demartin Roberta
Poggioli Annamaria