La Grande Dimenticanza

marzo 5, 2014

camilleCorot-roma

Sorrentino è un virtuoso della narrazione per immagini e La Grande Bellezza è un prodotto maturo e riuscito del suo stile. I suoi film precedenti hanno la medesima caratteristica: non c’è una storia che sottende gli episodi, un tessuto che li sostiene, ma sono gli episodi che si susseguono e trainano la narrazione. E, a loro volta, fioriscono autonomamente dall’estro del regista, animati di vita propria e disancorati dal flusso del film, come se ad ogni passo si potesse dimenticare quello precedente. Sorrentino, colta un’idea da cui far fiorire tanti flash, sembra guidato e rapito dal suo gusto per l’immagine e per l’immediato, rigettando l’idea stessa di raccontare.

Detrattori ed estimatori sembrano su questo concordi: non c’è trama o intreccio; non c’è un racconto, ma solo una sequenza di esperienze artistiche da gustare o sopportare, dimenticando quella appena conclusa e aspettando la successiva.

Un’apologia della dimenticanza, dell’oblio, dell’immediatezza. Della superficialità.

Il successo del film può anche essere letto così: l’esaltazione dell’oblio; la voglia di non dover ricordare, pensare, analizzare. La Roma che ci viene offerta è come se fosse immutabile, nata come appare; come se non ci fosse una storia millenaria alle spalle ad averla plasmata. E’ come se, nell’impossibilità di digerire il passato, si decidesse di ignorarlo.

E questo è in fondo il tratto del nostro tempo, nel quale la superficialità sembra aver definitivamente prevalso, e dove il dogma sembra essere la rimozione. Pur celebrando giornate della memoria (parziale), viviamo una continua rimozione del passato recente: guai a voltarsi indietro per capire cosa ha reso noi ed il nostro mondo quello che sono.


Cinema e danza: omaggio di Allen ai fratelli Marx.

settembre 18, 2008

Ancora Woody Allen da “Everyone says I love you”. Omaggio ai fratelli Marx.


Cinema e danza: “money money” (Cabaret).

settembre 18, 2008

Money money..


Cinema e danza: Zorba.

settembre 17, 2008

Cinema e danza: Moretti e il ballo.

settembre 17, 2008

Vestito di grigio e nero, con voce nasale e chioccia, in mezzo a cantanti e musicisti vestiti di rosso e coi capelli rossi. Rossi anche i capelli di tante donne in pista; sorridenti loro, serio lui. Così Nanni rappresenta la sua incapacità di integrarsi nella “maggioranza”.


Cinema e danza: Pulp Fiction.

settembre 15, 2008

Era finito nel dimenticatoio, e da lì lo ripescò Quentin Tarantino.


Cinema e danza: il Gattopardo.

settembre 15, 2008

Non può mancare Il Gattopardo.


Cinema e danza: “La febbre dell’oro”.

settembre 15, 2008

Sempre per i classicissimi: Charles Chaplin in “Gold Rush”.


Cinema e danza: gli asini che volano…

settembre 15, 2008

Indimenticabili Stan Laurel e Oliver Hardy.


Cinema e danza: the chamaleon dance.

settembre 15, 2008

Una perla di Woody Allen in “Zelig”: the chamaleon dance.


Cinema e danza: 1.

settembre 15, 2008

Apprendo da Repubblica di oggi che Michael Cimino ha predisposto per il festival del cinema di Roma una raccolta di sequenze di ballo da vari film. Porca pupazza, è un’idea che avevo avuto anche io e meditavo di farlo sul blog. Quindi mi decido ora ad aprire questa categoria nella quale, di tanto in tanto, man mano che le recupero su youtube, posterò, in ordine assolutamente casuale, le clip con scene di danza tratte da film più o meno famosi. Magari tralasciando i film musicali (ma anche no) poichè non sono Gene Kelly sotto la pioggia o Fred Astaire nel Gazebo che mi interessano, ma le sequenze di ballo che hanno una funzione narrativa nella pellicola.

Cominciamo con John Ford e “Il massacro di Fort Apache”. La sera che precede l’insensata carica di cavalleria nel canyon, il reggimento comandato da Henry Fonda si riunisce per il ballo annuale. La quadriglia danzata da soldati e consorti preconizza l’evento del giorno successivo, rappresentando i militari in alta uniforme che marciano in riga, così come “in fila per quattro” galopperanno verso l’annientamento. E con parimenti assurda leziosità, il comandante frustrato del distaccamento dimenticato nel deserto danza con la signora Horuk circondato dagli astanti, inconsapevoli del destino che li attende. Destino che viene rappresentato dall’irruzione di John Wayne il quale, impolverato e lacero, interrompe le danze dei damerini in alta uniforme annunciando l’imminente ed inevitabile scontro con i pellerossa.

Purtroppo ho trovato solo il segmento con Henry fonda e non tutta la sequenza, ma merita ugualmente.