Rito accusatorio e durata dei processi

ottobre 22, 2018

polizia

Inizio ora una serie di post dedicati alla comparazione fra il rito inquisitorio ed accusatorio, cercando di illustrare le dieci criticità dell’attuale procedura penale che ho elencato qui.

Come ho cercato di illustrare nel post citato, il rito accusatorio venne introdotto in funzione garantista, spostando la formazione della prova dalla fase istruttoria, condotta esclusivamente dal Giudice e dalla Polizia giudiziaria, al dibattimento, fase processuale alla quale partecipa anche la difesa, in condizione di parità rispetto all’accusa. In tale spirito gli atti raccolti in fase di indagine non sono prove, ma solo elementi di prova, ed è il confronto dialettico fra accusa e difesa davanti al Giudice che forma la prova vera e propria. In particolare, per fare un esempio, le dichiarazioni rese dai testimoni alla Polizia durante le indagini non possono essere utilizzate contro l’imputato, ma devono essere confermate espressamente dal teste davanti al Giudice, dando la possibilità alla difesa di controinterrogare. L’avvocatura pretese a gran forza questa svolta, e ben se ne comprende la ragione.

In questo schema l’indagine dovrebbe essere sommaria, rapida: se gli atti in essi raccolti non hanno valore di prova, è inutile approfondire troppo le cose, meglio andare rapidamente a processo, ove effettivamente si forma la prova. Sembra una buona cosa, ma in questo modo l’indagato, anche se estraneo ai fatti, diventa immediatamente imputato e finisce sotto processo, con tutto quello che ne consegue: nomina di un difensore, partecipazione alle udienze e magari articoli sui giornali. Il sistema che dovrebbe essere più garantista diviene necessariamente più invasivo, se non aggressivo nei confronti della persona indagata. Per questo motivo, nella prassi reale, l’indagine preliminare non ha assunto la connotazione sommaria che astrattamente dovrebbe avere, ed è molto simile alla vecchia istruttoria del rito inquisitorio: analitica, approfondita, burocratica, dettagliata. In altre parole, il Pubblico Ministero, prima di chiedere il processo per l’indagato, vuole convincersi autonomamente della sua colpevolezza. Per tale ragione gli avvocati sono soliti dire che i magistrati hanno mantenuto una mentalità inquisitoria, e sinceramente viene da pensare che sia un bene, volendo evitare di scaraventare a processo un innocente.

Tuttavia l’indagine preliminare in sé resta inutilizzabile, e a processo bisogna ricominciare tutto da capo. Il risultato, come il lettore ben comprende, è la dilatazione esagerata dei tempi della Giustizia: l’indagine preliminare è in sé è lunga e dettagliata, ed il dibattimento, con i formalismi di un rito pubblico che coinvolge magistrati, avvocati, consulenti, testimoni, cancellieri, ed ha lo scopo di ripercorrerla analiticamente ed in contraddittorio fra i vari soggetti, finisce per essere a sua volta interminabile.

Ecco quindi che la prima conseguenza del sistema accusatorio con rito ordinario è stata di allungare a dismisura i tempi della Giustizia, rendendo necessario il ricorso sempre più esteso ai cosiddetti riti alternativi, pensati per sveltire la procedura, che però tutto sono meno che garantisti. Ed inoltre, come dirò in altro post, presentano altre pesanti anomalie.