I futuri responsabili

gennaio 21, 2018

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Le elezioni del 4 marzo non produrranno una maggioranza parlamentare. E’ questo l’argomento principe di questa campagna elettorale, e non si capisce se si tratta di un auspicio o di una minaccia.

Quello che si intende dire è che, nelle previsioni dei più, è che nessuna delle coalizioni otterrà la maggioranza dei seggi nelle due camere. Ma la legislatura appena conclusa ci insegna che questo non significa affatto paralisi parlamentare (come sta avvenendo in Germania).

L’alleanza del PD con i partiti della Lorenzin e della Bonino, nonché le candidature “anomale” quale quella di Casini a Bologna, lasciano intendere quale sarà lo scenario del dopo-voto. L’eterogenea alleanza di centrodestra otterrà la rappresentanza parlamentare più consistente, ma non sufficiente, con ogni probabilità, a sostenere un governo.

Ed ecco allora la più banale delle soluzioni: dallo schieramento sconfitto del PD, si staccherà una costola di “nuovi responsabili” pronti ad un sacrificio per il bene del paese. Sacrificio consistente nel salutare (ovviamente a malincuore) gli elettori che li hanno votati per formare un nuovo gruppo satellite di Berlusconi per sostenere il governo. E’ già possibile provare a immaginarne il nome: “Italia & responsabilità”, “centristi e solidali”, “Europa e libertà” e via via permutando sostantivi ed aggettivi, attingendo alla vasta letteratura in materia. Minor fantasia servirà per capire chi e con quali argomenti farà parte dei nuovi alleati del rinato centrodestra. Fra chi di centrodestra è sempre stato, chi lo era fino a poco tempo fa e chi riconosce grandi meriti a Berlusconi, numerosi passeranno allo schieramento opposto “per evitare il caos”, “per evitare le derive populiste”, “per scongiurare la paralisi” e, soprattutto, perché “ce lo chiede l’Europa”.

A costoro, qualche improvvido idealista, evidenzierà  il loro trasformismo, ed essi avranno agio di rispondere di aver agito in maniera politicamente ineccepibile, dal momento che anche i governi Letta, Renzi e Gentiloni si sono retti grazie al voto di parlamentari eletti con il centrodestra, e quindi non vi è nulla di anomalo nel caso inverso. Diranno di essere perfettamente coerenti con se stessi, mentre sono gli elettori di centrosinistra che li hanno votati, ben sapendo che essi di centrosinistra non sono, ad essere incoerenti con se stessi. Non sono gli eletti ad essere trasformisti, ma gli elettori ad essersi sbagliati, ad essersi sconnessi da se stessi. E la riprova è che gli eletti sono lì, beati, in parlamento ed al governo, mentre gli elettori sono là dove sono sempre stati: nella m.