Centomila! (residenti o euro?)

gennaio 31, 2016

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Nove milioni di euro a carico della collettività per l’urbanizzazione di un sesto del Porto vecchio. E’ notizia de Il Piccolo del 30 gennaio 2016, sintetizzata dicendo che il bilancio del Comune risulterà “rivoluzionato”. Leggasi disastrato.

Intanto l’advisor incassa dal Comune 100mila euro per progettare non si sa bene cosa, visto che gli investitori che dovrebbero immettere capitali nel Porto vecchio neppure si immagina chi possano essere.

Ma, ci dicono, Trieste avrà centomila abitanti in più. E milioni di turisti.

Argomenti simili, ma moltiplicati per mille, a quelli utilizzati per giustificare altri progetti già realizzati o ancora in gestazione: Porto San Rocco a Muggia, il Parco del mare, il Salone degli incanti, il Magazzino vini e il Magazzino 26…

Esempi embrionali di quella che sarà l’avventura del Porto vecchio o errori che questa volta non si ripeteranno?

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Tram ed aliscafi

gennaio 31, 2016

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Su Il Piccolo di oggi, 31 gennaio 2016 (qui), leggo che, dal 2007 ad oggi, la Regione Friuli Venezia Giulia ha finanziato (a fondo perduto) la linea di aliscafi che collega Trieste alle coste istriane nel periodo estivo con oltre otto milioni di euro, corrispondenti a 125 euro per ogni passeggero trasportato. Interrogata in consiglio regionale, l’assessora competente ha difeso l’operazione sostenendo, fra l’altro, che «le cittadine istriane collegate sono anche insediamento delle comunità italiane, cui si garantisce la continuità territoriale con un servizio dal valore storico- simbolico molto forte, in qualche modo simile al tram di Opicina, che certo non è un mezzo di trasporto remunerativo».

Quindi, par di capire, la spiegazione sarebbe questa: siccome il Comune di Trieste butta soldi nel gabinetto per tenere in vita un rottame (perché questo è il Tram di Opicina), la Regione è autorizzata a fare altrettanto con un servizio (privato) totalmente antieconomico.

Ora che si avvicinano scadenze elettorali, sarebbe il caso che i cittadini-elettori comincino ad aprire gli occhi. Ed a vedere quanto costa loro l’abnorme dose di retorica che innerva la politica locale.