Giovanardi uno di noi!

Pieno-giorno-Veduta1987

La cronaca del prologo al voto di fiducia sul ddl “la buona scuola” (un appellativo semplicemente ributtante) descrive meglio di ogni dissertazione la degenerazione del processo legislativo.
Il testo di legge, prodotto da un comitato extraparlamentare, è stato pensato in totale disprezzo del corpo docente e dei sindacati, mai neppure consultati ad onta di proteste la cui veemenza avrebbe dovuto quantomeno far riflettere. E siamo nella norma: la cosiddetta riforma Gelmini del reclutamento universitario è nata esattamente allo stesso modo. Ma non finisce qui. Una parlamentare pd, sedente in Parlamento grazie all’incostituzionale legge Calderoli, ha voluto infilarci un emendamento tutto suo (in tema di educazione sessuale, ma la cosa è del tutto irrilevante). Tutto è avvenuto alle spalle del Parlamento che, seppur nominato dalla suddetta orrida legge, resta pur sempre l’unico organo legislativo nazionale. Quindi, a seguito dell’ennesima forzatura regolamentare, il testo di risulta approda in Senato per il voto di fiducia, saltando il parere (che dovrebbe essere obbligatorio), della competente commissione. Una volta approvato, sulla scuola italiana piomberà l’ennesimo macigno burocratico deciso non si sa da chi, non si sa perché, non si sa con quali effetti.
Altro che democratura, altro che autoritarismo. E’ la dittatura del caos, l’arbitrio del casino, lo stravolgimento del processo legislativo, affidato alla casualità dei processi burocratici.
Il risultato è che a balzare agli onori della cronaca parlamentare è nientemeno che Carlo Giovanardi, di cui, in tutta franchezza, avevo perso le tracce. Al suo diniego di votare la fiducia sono ora appese le speranze di quei milioni di italiani (e fra essi quasi tutti gli insegnanti cui ciascuno di noi deve la capacità di leggere e scrivere) indignati dallo sfregio che il partito democratico sta facendo delle istituzioni repubblicane.
Lontani i tempi di Pierferdinando Casini, custode della democrazia dalla poltrona di presidente della Camera, o di Gianfranco Fini argine alla protervia berlusconiana: la sinistra sfiancata e sconfitta incrocia le dita ed inneggia: Carlo Giovanardi uno di noi!

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