Giovanardi uno di noi!

giugno 25, 2015

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La cronaca del prologo al voto di fiducia sul ddl “la buona scuola” (un appellativo semplicemente ributtante) descrive meglio di ogni dissertazione la degenerazione del processo legislativo.
Il testo di legge, prodotto da un comitato extraparlamentare, è stato pensato in totale disprezzo del corpo docente e dei sindacati, mai neppure consultati ad onta di proteste la cui veemenza avrebbe dovuto quantomeno far riflettere. E siamo nella norma: la cosiddetta riforma Gelmini del reclutamento universitario è nata esattamente allo stesso modo. Ma non finisce qui. Una parlamentare pd, sedente in Parlamento grazie all’incostituzionale legge Calderoli, ha voluto infilarci un emendamento tutto suo (in tema di educazione sessuale, ma la cosa è del tutto irrilevante). Tutto è avvenuto alle spalle del Parlamento che, seppur nominato dalla suddetta orrida legge, resta pur sempre l’unico organo legislativo nazionale. Quindi, a seguito dell’ennesima forzatura regolamentare, il testo di risulta approda in Senato per il voto di fiducia, saltando il parere (che dovrebbe essere obbligatorio), della competente commissione. Una volta approvato, sulla scuola italiana piomberà l’ennesimo macigno burocratico deciso non si sa da chi, non si sa perché, non si sa con quali effetti.
Altro che democratura, altro che autoritarismo. E’ la dittatura del caos, l’arbitrio del casino, lo stravolgimento del processo legislativo, affidato alla casualità dei processi burocratici.
Il risultato è che a balzare agli onori della cronaca parlamentare è nientemeno che Carlo Giovanardi, di cui, in tutta franchezza, avevo perso le tracce. Al suo diniego di votare la fiducia sono ora appese le speranze di quei milioni di italiani (e fra essi quasi tutti gli insegnanti cui ciascuno di noi deve la capacità di leggere e scrivere) indignati dallo sfregio che il partito democratico sta facendo delle istituzioni repubblicane.
Lontani i tempi di Pierferdinando Casini, custode della democrazia dalla poltrona di presidente della Camera, o di Gianfranco Fini argine alla protervia berlusconiana: la sinistra sfiancata e sconfitta incrocia le dita ed inneggia: Carlo Giovanardi uno di noi!

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Una tombola da Guinness

giugno 22, 2015

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Chiuse le urne riprendono a proliferare i sondaggi, e la domanda è: chi arriverà al ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale? Chi lo vincerà. E siccome siamo un un’epoca in cui i partiti nascono e muoiono nel corso di un amen, già la scelta delle palline da mettere nel bussolotto è problematica.
Partito democratico contro Lega nord + Forza Italia e Fratelli d’Italia.
E Alfano con chi sta?
Partito democratico contro Movimento cinque stelle.
E se invece fosse Movimento cinque stelle + Lega nord contro Partito democratico?
Ma a questo punto non potrebbe anche succedere che Forza Italia si allei con il pd? E la sinistra di Civati-Vendola-Ferrero-Landini dove la mettiamo?

Abbiamo appena fatto la coperta più grande del mondo e la torre di lego più alta del pianeta. Ci apprestiamo a metter su la più gigantesca tombola della storia dell’umanità.


Regionali 2015

giugno 1, 2015

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Il conteggio delle bandierine è del tutto fuorviante.
Calandoci nel contesto comunicativo politico attuale, ovvero nel contesto politico tout-court, visto che l’attività politica coincide con la comunicazione (ovvero con la propaganda), le elezioni del 31 maggio segnano un cambiamento importante. Il successo di Renzi alle Europee del 2014 aveva cristallizzato come verità indiscussa il seguente sintagma: il pd è l’unico partito nazionale, ma è un corpo (la vecchia classe dirigente ds ed i suoi epigoni) obbligato ad aggrapparsi alla figura innovativa di Renzi per sopravvivere. Quindi, essendo Renzi l’unica speranza dell’unico partito italiano, Renzi è l’unica speranza per l’Italia.
Ed infatti aveva incassato il 40,8%.
Il dogma dell’inarrestabile marcia dell’ex sindaco di Firenze era ancora intatto tre mesi fa, quando Alessandra Moretti era convinta di vincere le elezioni regionali venete. Cosa possibile solamente assumendo che non esistessero avversari degni di tal nome.
I risultati di ieri, ed in primis quello veneto, ribaltano completamente la prospettiva. Ne esce un non più unico partito (basti vedere che Lega e Movimento cinque stelle continuano a crescere) e soprattutto in esso si inverte l’ordine delle dipendenze: Renzi deve esaltare le vittorie di soggetti che gli preesistono e che tutto sono meno che sue creature (Emiliano, De Luca, Rossi..). Da ultima speranza di salvezza per l’”apparato”, ne è diventato, perlomeno mediaticamente, l’ostaggio.
Inutile quindi sottolineare che, in prospettiva, nel pd, tutto può cambiare. Ricorro alla categoria del possibile perché dal pd mi aspetto sempre il peggio. Ovvero non escludo che rimanga ingessato in uno sterile dibattito fra una segreteria sorda ed una minoranza imbelle. Un immobilismo che, nel medio termine, potrebbe essere letale.