Il grande inganno permanente

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“Alle prossime elezioni in Pd andrà da solo”. Sono le parole del segretario del neonato partito democratico, che ne impressero la linea fin dal 2007. Linea che si tradusse nell’immediata caduta del governo Prodi e nelle elezioni politiche del 2008.

Un esordio che, letto allora come oggi, delinea il senso stesso del partito democratico: larghe intese. La strategia veltroniana del 2008, non può dedursi che questo, era finalizzata a “pareggiare” le elezioni, ottenendo un numero di senatori pari a quelli del centrodestra, in modo da rendere inevitabile un governo di coalizione con i vincitori (della Camera). Il progetto fallì, ma rimase in quel partito la voglia irresistibile dell’accordo con Silvio B., come dimostra la storia successiva, con relative variazioni sul tema (l’alleanza strumentale con Sel), sia che ci fossero Franceschini o Bersani. E come dimostra la fase attuale, con il premier e segretario Renzi proteso a ricercare l’accordo politico con Forza Italia, sia per il governo che per le cosiddette riforme istituzionali.

E gli elettori del Pd sono le vittime di questo permanente grande inganno. Chiamati a votare contro B., per ritrovarsi alleati di B.

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