Utili o inutili

febbraio 17, 2014

blu

Gli idioti siamo noi, noi elettori. Perché quando un tizio si candida a segretario di partito giurando  fedeltà al suo governo per poi abbatterlo come abbiamo visto fare, significa che la parola pubblicamente offerta è solo inganno, raggiro, truffa. Ed era una parola rivolta agli elettori del suo partito, ai fedelissimi, agli affezionati che la domenica pagano per votare anziché farsi un giro in centro. Trattati appunto come idioti, utili a gonfiare la propria carriera politica (e pure pagando!) e nulla più. Ed inutili il giorno dopo, quando si progetta la prossima fandonia da ammannir loro.

Nel comportamento di tal M.R. c’è tutto il disprezzo degli arrivisti arrivati nei confronti degli sfigati che ancora credono alla parola data, a quel minimo di solidarietà fra esseri umani che sta nel potersi fidare dell’altro almeno per un mese, un mese e mezzo.

M.R. è quel broker che rifila titoli spazzatura, l’agente immobiliare che vende una casa pignorata, il concessionario che bara sui chilometri dell’auto usata.


Il decaduto ritrovato

febbraio 16, 2014

ricchezza

Nel tragicomico passaggio di questa crisi di governo vengono improvvisamente alla luce i tanti inganni che la propaganda politica ci ha imposto e imposturato per anni. Come se un relitto venisse a galla all’improvviso svelando in un attimo tutti i segreti che per secoli ha tenuto nascosti.

Uno è quella della presunta dicotomia fra “prima” e “seconda” repubblica. Espressioni mutuate dalla politica francese dove l’ordinale sanciva una modifica costituzionale. Da noi la costituzione non è cambiata ed infatti siamo ancora qui con i riti partitocratici da era democristiana.

Ma quel che salta agli occhi – e nessuno lo ha rimarcato – è che ad essere finalmente smentita è la tesi secondo la quale in questi anni il centrosinistra avrebbe fallito perché “non fece la legge sul conflitto di interessi”. Vero che avrebbe potuto e dovuto farla, ma ho l’impressione che nella mente di troppi ci sia l’idea che sarebbe stato possibile votare una legge tale da escludere B. dalla vita politica. Come se fosse stato possibile creare una norma che obbligava il Cavaliere a scegliere se fare politica e regalare tutto ai poveri oppure rinchiudersi nelle sue aziende in attesa del fallimento o dell’arresto.

L’ipotesi più aggressiva di legge sul conflitto di interessi formulata a suo tempo prevedeva l’ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche. Applicata a B. gli avrebbe impedito di sedere in Parlamento. Beh, ora vediamo cosa sarebbe successo: B. è attualmente decaduto ed ineleggibile, ha una consistenza politica e parlamentare modesta e si trova all’opposizione, ma continua a tenere in mano le briglie della politica nazionale.

Anche votando la tanto invocata legge sul conflitto di interessi, B. avrebbe fatto lo stesso, magari da casa sua, ed avendo un argomento in più contro i “comunisti illiberali”.


Gli stupiti

febbraio 13, 2014

miroferrara

Lo stupore dei più per la condotta di M.R. non è giustificabile.

E’ sempre stato sotto gli occhi di tutti che l’unica abilità di costui fu, era, è stata ed è utilizzare il pd contro il pd. A lungo ha alimentato il livore interno, per  azzoppare il segretario e candidato premier Bersani, e quindi imporre una lunga e logorante transizione. Dopo un paio di annunci sta per abbattere il governo espresso dal suo partito (quasi un monocolore) inguaiando il Presidente della Repubblica, che pure da esso proviene. Atti rivelatori di un assoluto analfabetismo politico, come ognuno ben comprende.

In quale paese democratico si è mai vista una cosa simile? E’ immaginabile che il partito democratico americano voti contro Obama? Che il partito socialista francese azzoppi Hollande? Che la CDU sfiduci la Merkel? No, è inconcepibile, anche se dovessero fare errori madornali. E’ l’opposizione che fa cadere i governi, non il partito di maggioranza.

Ma il nostro lo fa. E senza aver alcuna garanzia sul futuro, poiché non essendo il pd autosufficiente al Senato, il suo disegno, quand’anche imposto a forza ai suoi, può finire sbriciolato da un Alfano o da un Mauro qualsiasi.

Che futuro può avere un partito privo degli anticorpi necessari a proteggersi da tali figuri?


La fine delle ideologie

febbraio 13, 2014

Psichedelico

Tanto celebrata da anni, eccola plasticamente rappresentata.

Un profittatore avido e sprezzante di ogni regola, maschera da rappresentanti della nazione una pletora di mediocri arrivisti, ammaestrati a tramutare in insulse cantilene le fallimentari formule difensive escogitate dai suoi altrettanto mediocri avvocati. Un ex battutista televisivo traduce in formulette di facile consumo le bislacche congetture di uno stratega sociopolitico da bar. Ed infine gli eredi di quelli che furono i partiti della resistenza antifascista vengono fulminati dall’irresistibile fascino dell’idiozia, affidandosi ad un buffone in giacca e cravatta che confonde le istituzioni della repubblica con l’assemblea di classe della scuola per parrucchieri che avrebbe dovuto frequentare per guadagnarsi da vivere.

Lo spettacolo che ci viene offerto fa rimpiangere i vertici di maggioranza con Craxi, Forlani, La Malfa (Giorgio), Altissimo e Cariglia. I quali avevano frequentato in gioventù uomini politici veri e tentavano almeno di salvare le apparenze.

Verrebbe da chiedere di sospendere l’attività parlamentare e di governo, di chiedere al Presidente della Repubblica un decreto che imponga l’autogestione delle istituzioni statali, dalle scuole alle caserme, dagli ospedali alle camere di commercio, e di lasciare che il paese si arrangi da solo. Funzionerebbe tutto meglio.


Matteo, facci ridere

febbraio 12, 2014

Aleksandr-Deineka-Staffetta

Era la primavera del 1987 e, a seguito di vicende che vi risparmio, un governo monocolore dc perse la fiducia parlamentare per il voto contrario del gruppo parlamentare democristiano (e favorevole di quello socialista). Lo ricordo come il momento più basso della vita parlamentare di quei decenni ma, per quanto paradossale fosse, quel passaggio produsse lo scioglimento delle camere ed il ricorso alle urne. Una mezza assurdità che comunque riportò all’unico fondamento conosciuto in democrazia: il voto popolare.

In queste ore viviamo una situazione che mi ricorda quell’episodio: un governo quasi monocolore pd (gli altri partiti contano zero) che sta per cadere per mano del segretario del pd.

E guarda caso in entrambe le situazioni c’è di mezzo una “staffetta”.

Oggi però una cosa in più salta agli occhi: il macroscopico analfabetismo politico di tal Matteo Renzi, che peggio di così non potrebbe fare il segretario di partito, consegnando al ludibrio dei suoi avversari lo sgretolamento di quello che sarebbe l’unico partito degno di questo nome rimasto in Italia.

Dai Matteo, facci ridere.


Ce lo chiede l’Europa

febbraio 3, 2014

europa

Allungare i tempi di prescrizione al fine di combattere corruzione e criminalità economica. La sola corruzione ci costa sessanta miliardi l’anno, cui vanno sommati i centocinquanta dell’evasione fiscale. Altro che i sei miliardi della privatizzazione di Poste Italiane.

L’emergenza è questa, non la legge elettorale o il sessismo.

Renzi, Grillo, Letta. Diamoci una mossa.

 


Politica e pompini

febbraio 1, 2014

fellatio

Grazie a un genio del movimento cinque stelle abbiamo sdoganato una nuova categoria del pensiero. Se l’autore merita di essere inserito in una lista bloccata (in una cantina), grottesca è la reazione della deputata Moretti nello sporgere querela per ingiuria.

I casi sono due: o nelle parole a lei rivolte c’è qualcosa di vero (ed allora la querelante rischia una condanna per calunnia) oppure con il proprio atto si è abbassata al livello del suo collega, dimostrando di non avere cognizione del proprio ruolo di rappresentante degli italiani.

Moretti sa (o dovrebbe sapere) che la giustizia italiana è gravata da milioni di procedimenti per fatti marginali (liti bagatellari) che sottraggono alla magistratura tempo e risorse che andrebbero spese per combattere la criminalità. E dovrebbe ricordare il fastidio di tutti i politici per le indagini su di essi. Ma se si corre dal pm ad ogni sgarbo ricevuto (ribadendo così di sentirsi parte di una casta di protetti), non ci si può lagnare se quello stesso pm viene a fare le pulci sugli scontrini del bar.

E dovrebbe riflettere sul fatto che la sua reazione ha avuto l’effetto di alimentare un dibattito di cui, in questi tempi di odio anti-casta e di bunga bunga, non si sente alcun bisogno.

Chi sceglie come professione la politica, coi suoi risvolti riprovevoli e meschini, deve avere lo stomaco per affrontarli. Una risposta a tono vale mille querele.