Pompei

febbraio 26, 2014

pompei2

– Scommetti che riesco a fare un film con gli ingredienti di The day after tomorrow, Il miglio verde, Titanic, Il Gladiatore, The passion, The impossible e Dante’s peak?

– ahahahah! Scemo.

L’ha fatto veramente.


Antiparlamentarismo

febbraio 25, 2014

g_klimt-madre

Antiparlamentarismo. Così andrebbe qualificata la performance del presidente del consiglio al Senato. La pretesa di parlare “come fuori di qui” (versione alternativa del parlare alla “gente”) significa semplicemente negare la funzione rappresentativa delle camere, ovvero l’essenza stessa di repubblica parlamentare. Non bastasse, abbiamo udito l’esplicita promessa di chiudere la camera che stava ascoltando, segno di supremo disprezzo non per i senatori – evidentemente dormienti – che aveva davanti, ma per gli elettori che li hanno votati un anno fa. I quali, va ricordato, sono molti di più dei votanti alle primarie pd che hanno nominato questo signore segretario di un partito in crisi. Dati alla mano, trenta milioni contro meno di due.

Il fatto che l’assemblea di Palazzo Madama non abbia avuto un sussulto di orgoglio, replicando al presidente del consiglio che non spetta né al governo né a lui promuovere riforme costituzionali di tale portata, subendo un’onta impensabile in una qualsiasi democrazia avanzata, ha due possibili spiegazioni non escludentesi: la disistima che i senatori hanno di se stessi e della propria funzione ed il recondito proposito di abbattere il governo alla prima occasione, liberandosi del corpo estraneo.

Corpo estraneo che ha pure la colpa di aver infranto la speranza che il ricorso a forme di democrazia diretta (le primarie, le consultazioni via web) avrebbero contribuito a migliorare il funzionamento delle istituzioni, favorendo un salutare ricambio del personale politico. Ed invece i gruppi autoemarginati e gli arrivisti da gazebo stanno vanificando anche questa fase, preparando il campo ad un ritorno delle eterne oligarchie autoreferenti, pronte a far gioco sui fallimenti degli avventuristi.


Bambi e Fonzie

febbraio 24, 2014

leonid_afremov

La vota o non la vota? Grande interrogativo a sinistra sulla condotta che Pippo Bambi Civati terrà in occasione del voto di fiducia a Renzi. Lui che si astenne sul governo Letta, alla fine voterà sì, e non potrebbe che essere altrimenti. Perché Renzi e Civati, già sodali agli albori della rottamazione, sono in fondo due versioni della stessa figura.

Entrambi, infatti, devono la loro fama politica all’essere diversi nel pd. Il toscano ha fondato la sua fortuna sull’alternatività a D’Alema ed al vecchio gruppo dirigente ex diesse, salvo poi ricopiarne in peggio i metodi, il monzese sull’essere alternativo al nuovo  manipolo di renziani rampanti.

Entrambi devono la loro fortuna all’essere nel pd quello che gli elettori vorrebbero vedere nel pd, nell’essere diversi nella mediocrità, nell’essere alternativi al nulla. Ma fuori dal pd, sulle loro gambe, sarebbero entrambi due signori nessuno. Cresciuti nel partito, solo in esso trovano una legittimazione, e fuori di esso nulla potrebbero e saprebbero fare.

La loro grande fortuna è stata crescere in un partito di nullità semisfasciato, che per esser ciò ha dato modo alle nullità di apparire quali astri nascenti e leader luminosi.


Silvio mi risponde (quasi) di persona

febbraio 22, 2014

pedagogia

Il 19 febbraio scrivevo qui

https://sentieriepensieri.wordpress.com/2014/02/19/tre-cose-tre/

che attendevo di conoscere il nome dei ministri della giustizia e dello sviluppo, con delega alle telecomunicazioni, per giudicare il governo e Renzi stesso.

Oggi Il Giornale mi risponde “bene solo Giustizia e Sviluppo”:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/diffidenza-cavaliere-bene-solo-giustizia-e-sviluppo-994951.html

Ho finito.


Due risposte e mezza

febbraio 22, 2014

quadri_moderni_dipinti_olio_su_tela_icoloridelcaribe_alberodeisogni2A

Sul nuovo governo aspettavo tre dati:

https://sentieriepensieri.wordpress.com/2014/02/19/tre-cose-tre/

E le risposte sono arrivate.

Via Arenula è andata a tale Orlando, già responsabile giustizia del pd, noto per esser stato ospitato dal Foglio di Giuliano Ferrara con un articolo che sposava i temi cari a B.: separazione delle carriere, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, processo breve. Il ministero dello sviluppo economico, con delega alle telecomunicazioni, va alla berlusconiana (e figlia di papà) Federica Guidi, che già Silvio voleva in Forza Italia.

Attendiamo la risposta al terzo quesito su amnistia e indulto. Che per metà è arrivata con la bocciatura di Gratteri quando la sua nomina sembrava cosa fatta. Gratteri, di indulto non ne ha mai voluto sentir parlare, per tacer dell’amnistia. Aspettiamo il tassello finale.


Tre cose tre

febbraio 19, 2014

tre

Nel mare di parole inutili e vuote, saranno tre i fatti che qualificheranno la fase politica che sta per avviarsi: la scelta del ministro delle telecomunicazioni, quella del ministro della giustizia e la riproposizione o meno di un indulto/amnistia contenente un provvedimento pro-B.

Da questi tre fatti capiremo se le voci di un sostegno del gruppo Gal-Verdini-Cosentino al futuro governo Renzi sono fantasie o il segno della sostanziale alleanza fra il nuovo Pd ed il vecchio Silvio. Vecchio nel senso di solito. Il solito B. che usa le istituzioni contro le istituzioni; la politica per i fatti propri. Se il nuovo presidente del consiglio accontenterà l’eterno dominus della politica italiana, avremo la prova che il significato dell’espressione “cambiare verso” è in realtà quello di orientare il pd agli interessi di Berlusconi, al quale Forza Italia non basta più ed ha bisogno del partito di Renzi per sistemare i suoi affari ed i suoi processi.

Il fu partito azienda ormai non esiste più. La sconfitta di Cappellacci è l’ennesima tappa del disfacimento a livello locale di una coalizione che sta perdendo progressivamente regioni e città, una dopo l’altra. Venendo meno le poltrone da distribuire ai suoi, B. sa di poter contare su una struttura sempre più debole. La soluzione è quindi mantenere un manipolo di pretoriani(e) in parlamento ed infiltrare lo schieramento avverso quel tanto che basta a spuntare le armi dei suoi sempre meno numerosi nemici. L’esperienza gli insegna che gli è riuscito di piazzare alcuni dei colpi migliori grazie alle maggioranze di centrosinistra e quindi poter condizionare un governo di quella parte può essere una soluzione eccellente, in attesa di tempi migliori.

Un governo Renzi con Verdini come pilota occulto può essere l’avvio ideale di una navigazione sicura per molti anni a venire.

Silvio non è né di destra né di sinistra, uno schieramento vale l’altro se tutela i suoi interessi, ed in cuor suo Silvio pensa che se nel 1994 avesse puntato sul centrosinistra forse avrebbe avuto vita più semplice, senza quei balordi di Fini, Bossi e Casini a far da contorno.

Sono fantasie? Svegliatemi quando avremo risposta ai tre punti che ho scritto sopra e ne riparliamo.


Sono nervosi

febbraio 18, 2014

kandinski

Sono tutti nervosi. Napolitano, Berlusconi, Cuperlo, Alfano, Vendola, Casini, Barca, Monti, Civati, eccetera eccetera. Un possibile successo del governo Renzi li preoccupa non poco. Un sua riuscita dimostrerebbe che il mestiere di politico è alla portata di tutti; che lo può fare chiunque. E come fanno poi a giustificare lo stipendio?


Utili o inutili

febbraio 17, 2014

blu

Gli idioti siamo noi, noi elettori. Perché quando un tizio si candida a segretario di partito giurando  fedeltà al suo governo per poi abbatterlo come abbiamo visto fare, significa che la parola pubblicamente offerta è solo inganno, raggiro, truffa. Ed era una parola rivolta agli elettori del suo partito, ai fedelissimi, agli affezionati che la domenica pagano per votare anziché farsi un giro in centro. Trattati appunto come idioti, utili a gonfiare la propria carriera politica (e pure pagando!) e nulla più. Ed inutili il giorno dopo, quando si progetta la prossima fandonia da ammannir loro.

Nel comportamento di tal M.R. c’è tutto il disprezzo degli arrivisti arrivati nei confronti degli sfigati che ancora credono alla parola data, a quel minimo di solidarietà fra esseri umani che sta nel potersi fidare dell’altro almeno per un mese, un mese e mezzo.

M.R. è quel broker che rifila titoli spazzatura, l’agente immobiliare che vende una casa pignorata, il concessionario che bara sui chilometri dell’auto usata.


Il decaduto ritrovato

febbraio 16, 2014

ricchezza

Nel tragicomico passaggio di questa crisi di governo vengono improvvisamente alla luce i tanti inganni che la propaganda politica ci ha imposto e imposturato per anni. Come se un relitto venisse a galla all’improvviso svelando in un attimo tutti i segreti che per secoli ha tenuto nascosti.

Uno è quella della presunta dicotomia fra “prima” e “seconda” repubblica. Espressioni mutuate dalla politica francese dove l’ordinale sanciva una modifica costituzionale. Da noi la costituzione non è cambiata ed infatti siamo ancora qui con i riti partitocratici da era democristiana.

Ma quel che salta agli occhi – e nessuno lo ha rimarcato – è che ad essere finalmente smentita è la tesi secondo la quale in questi anni il centrosinistra avrebbe fallito perché “non fece la legge sul conflitto di interessi”. Vero che avrebbe potuto e dovuto farla, ma ho l’impressione che nella mente di troppi ci sia l’idea che sarebbe stato possibile votare una legge tale da escludere B. dalla vita politica. Come se fosse stato possibile creare una norma che obbligava il Cavaliere a scegliere se fare politica e regalare tutto ai poveri oppure rinchiudersi nelle sue aziende in attesa del fallimento o dell’arresto.

L’ipotesi più aggressiva di legge sul conflitto di interessi formulata a suo tempo prevedeva l’ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche. Applicata a B. gli avrebbe impedito di sedere in Parlamento. Beh, ora vediamo cosa sarebbe successo: B. è attualmente decaduto ed ineleggibile, ha una consistenza politica e parlamentare modesta e si trova all’opposizione, ma continua a tenere in mano le briglie della politica nazionale.

Anche votando la tanto invocata legge sul conflitto di interessi, B. avrebbe fatto lo stesso, magari da casa sua, ed avendo un argomento in più contro i “comunisti illiberali”.


Gli stupiti

febbraio 13, 2014

miroferrara

Lo stupore dei più per la condotta di M.R. non è giustificabile.

E’ sempre stato sotto gli occhi di tutti che l’unica abilità di costui fu, era, è stata ed è utilizzare il pd contro il pd. A lungo ha alimentato il livore interno, per  azzoppare il segretario e candidato premier Bersani, e quindi imporre una lunga e logorante transizione. Dopo un paio di annunci sta per abbattere il governo espresso dal suo partito (quasi un monocolore) inguaiando il Presidente della Repubblica, che pure da esso proviene. Atti rivelatori di un assoluto analfabetismo politico, come ognuno ben comprende.

In quale paese democratico si è mai vista una cosa simile? E’ immaginabile che il partito democratico americano voti contro Obama? Che il partito socialista francese azzoppi Hollande? Che la CDU sfiduci la Merkel? No, è inconcepibile, anche se dovessero fare errori madornali. E’ l’opposizione che fa cadere i governi, non il partito di maggioranza.

Ma il nostro lo fa. E senza aver alcuna garanzia sul futuro, poiché non essendo il pd autosufficiente al Senato, il suo disegno, quand’anche imposto a forza ai suoi, può finire sbriciolato da un Alfano o da un Mauro qualsiasi.

Che futuro può avere un partito privo degli anticorpi necessari a proteggersi da tali figuri?


La fine delle ideologie

febbraio 13, 2014

Psichedelico

Tanto celebrata da anni, eccola plasticamente rappresentata.

Un profittatore avido e sprezzante di ogni regola, maschera da rappresentanti della nazione una pletora di mediocri arrivisti, ammaestrati a tramutare in insulse cantilene le fallimentari formule difensive escogitate dai suoi altrettanto mediocri avvocati. Un ex battutista televisivo traduce in formulette di facile consumo le bislacche congetture di uno stratega sociopolitico da bar. Ed infine gli eredi di quelli che furono i partiti della resistenza antifascista vengono fulminati dall’irresistibile fascino dell’idiozia, affidandosi ad un buffone in giacca e cravatta che confonde le istituzioni della repubblica con l’assemblea di classe della scuola per parrucchieri che avrebbe dovuto frequentare per guadagnarsi da vivere.

Lo spettacolo che ci viene offerto fa rimpiangere i vertici di maggioranza con Craxi, Forlani, La Malfa (Giorgio), Altissimo e Cariglia. I quali avevano frequentato in gioventù uomini politici veri e tentavano almeno di salvare le apparenze.

Verrebbe da chiedere di sospendere l’attività parlamentare e di governo, di chiedere al Presidente della Repubblica un decreto che imponga l’autogestione delle istituzioni statali, dalle scuole alle caserme, dagli ospedali alle camere di commercio, e di lasciare che il paese si arrangi da solo. Funzionerebbe tutto meglio.


Matteo, facci ridere

febbraio 12, 2014

Aleksandr-Deineka-Staffetta

Era la primavera del 1987 e, a seguito di vicende che vi risparmio, un governo monocolore dc perse la fiducia parlamentare per il voto contrario del gruppo parlamentare democristiano (e favorevole di quello socialista). Lo ricordo come il momento più basso della vita parlamentare di quei decenni ma, per quanto paradossale fosse, quel passaggio produsse lo scioglimento delle camere ed il ricorso alle urne. Una mezza assurdità che comunque riportò all’unico fondamento conosciuto in democrazia: il voto popolare.

In queste ore viviamo una situazione che mi ricorda quell’episodio: un governo quasi monocolore pd (gli altri partiti contano zero) che sta per cadere per mano del segretario del pd.

E guarda caso in entrambe le situazioni c’è di mezzo una “staffetta”.

Oggi però una cosa in più salta agli occhi: il macroscopico analfabetismo politico di tal Matteo Renzi, che peggio di così non potrebbe fare il segretario di partito, consegnando al ludibrio dei suoi avversari lo sgretolamento di quello che sarebbe l’unico partito degno di questo nome rimasto in Italia.

Dai Matteo, facci ridere.


Ce lo chiede l’Europa

febbraio 3, 2014

europa

Allungare i tempi di prescrizione al fine di combattere corruzione e criminalità economica. La sola corruzione ci costa sessanta miliardi l’anno, cui vanno sommati i centocinquanta dell’evasione fiscale. Altro che i sei miliardi della privatizzazione di Poste Italiane.

L’emergenza è questa, non la legge elettorale o il sessismo.

Renzi, Grillo, Letta. Diamoci una mossa.

 


Politica e pompini

febbraio 1, 2014

fellatio

Grazie a un genio del movimento cinque stelle abbiamo sdoganato una nuova categoria del pensiero. Se l’autore merita di essere inserito in una lista bloccata (in una cantina), grottesca è la reazione della deputata Moretti nello sporgere querela per ingiuria.

I casi sono due: o nelle parole a lei rivolte c’è qualcosa di vero (ed allora la querelante rischia una condanna per calunnia) oppure con il proprio atto si è abbassata al livello del suo collega, dimostrando di non avere cognizione del proprio ruolo di rappresentante degli italiani.

Moretti sa (o dovrebbe sapere) che la giustizia italiana è gravata da milioni di procedimenti per fatti marginali (liti bagatellari) che sottraggono alla magistratura tempo e risorse che andrebbero spese per combattere la criminalità. E dovrebbe ricordare il fastidio di tutti i politici per le indagini su di essi. Ma se si corre dal pm ad ogni sgarbo ricevuto (ribadendo così di sentirsi parte di una casta di protetti), non ci si può lagnare se quello stesso pm viene a fare le pulci sugli scontrini del bar.

E dovrebbe riflettere sul fatto che la sua reazione ha avuto l’effetto di alimentare un dibattito di cui, in questi tempi di odio anti-casta e di bunga bunga, non si sente alcun bisogno.

Chi sceglie come professione la politica, coi suoi risvolti riprovevoli e meschini, deve avere lo stomaco per affrontarli. Una risposta a tono vale mille querele.