Legge elettorale: i conti della serva

gennaio 28, 2014

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Alle elezioni politiche del febbraio 2013 hanno votato circa trentaquattro milioni di italiani su quasi cinquanta milioni e mezzo di aventi diritto, pari al 67%. Gli astenuti sono stati quindi sedici milioni e mezzo circa e Pd e Pdl hanno ottenuto, rispettivamente, 8.650.000 e 7.330.000 voti, per un totale di quasi sedici milioni, inferiore al numero degli astenuti. Gli elettori di questi due partiti costituiscono il 17% ed il 14% degli aventi diritto e, sommati, superano di poco il 31%.

Questi due partiti, o quello che ne rimane, forti appunto del consenso di meno di un elettore su tre, pretendono ora di imporre una legge elettorale manifestamente bipartitica, che consegni a uno dei due la maggioranza delle camere (o della Camera, ancora non è chiarissimo). Anche ammettendo che possano crescere elettoralmente, saremmo di fronte ad un partito che, pur contando sul voto di un elettore su cinque, detiene la maggioranza assoluta in parlamento ed il controllo del governo.

Questi elementari e stupidi calcoli dovrebbero essere sufficienti a rigettare in toto la proposta di legge elettorale attualmente in discussione. A prescindere da chi l’ha formulata e dai metodi adottati. La democrazia italiana è gravemente malata da tempo, il deficit di rappresentanza non è una mia invenzione  e la fiducia nel sistema politico è a zero. L’Europa è percorsa dal vento dell’antiparlamentarismo e da tentazioni isolazionistiche e totalitarie. Vogliamo veramente dotarci di un sistema elettorale che, a priori, esclude dalla rappresentanza parlamentare due italiani su tre? Vogliamo precipitarci verso forme di antiparlamentarismo di stampo novecentesco?


Lo strano senso di Travaglio per Matteo

gennaio 28, 2014

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Se si venisse a sapere che D’Alema incontra segretamente Verdini per concordare la legge elettorale e una qualche riforma istituzionale, Marco Travaglio esonderebbe indignazione fino a far scoppiare il suo giornale. Ed invece, siccome lo fa un certo Renzi, ne tace. Oggi se la prende con il giudice del caso Scajola, reo di averlo assolto dopo che il Fatto aveva guidato la campagna contro il politico ligure.

Notizia importante, l’assoluzione di Scajola, ma da chi tuona contro l’inciucio sinistra-Berlusconi da venti anni, ci si aspetterebbe una parola su questo obbrobrio di legge elettorale, voluta dal Cavaliere ed adottata dal Pd renziano con il più classico degli argomenti dalemiani: “B. ha i voti, quindi con lui si deve trattare”.

Ed infatti Renzi tace sul conflitto di interessi, sullo scempio della giustizia penale e sulle leggi vergogna. Ma va bene così. Con quella faccia può dire (o non dire) ciò che vuole?