Tre anni a Schettino?

luglio 17, 2013

costa-concordia

Come Silvio Berlusconi ritengo che il sistema giudiziario italiano vada totalmente riformato e che la magistratura costituisca un problema. Ma per ragioni diametralmente opposte.  Ovvero che il sistema penale è apparentemente repressivo ma sostanzialmente criminogeno in ragione della inefficacia del processo penale e della inconsistenza delle irrisorie pene che irroga.

Magari la gente comune non se ne rende conto, ma non serve nemmeno un grande sforzo per capirlo. Basta leggere le notizie di oggi. Si viene a sapere di una proposta di patteggiamento da parte di Schettino che, se accolta, gli garantirebbe una pena di tre anni e cinque mesi di reclusione. E quindi, in base alla legge Simeone-Saraceni, così come rivista dal ministro Cancellieri, nemmeno un giorno di carcere.

Cosa penseranno gli stranieri (giornalisti, avvocati, parenti delle vittime, turisti sopravvissuti) del fatto che il responsabile di un naufragio epocale, di trentadue morti e di un danno patrimoniale immenso sconterà una pena simbolica?

Vero che i giudici potrebbero rigettare la richiesta di patteggiamento, ma già il fatto che essa sia ammissibile in base al codice dovrebbe lasciare interdetti.

Leggiamo poi dell’arresto di tutta la famiglia Ligresti (arresto… sempre domiciliari saranno) per aver causato danni milionari ai risparmiatori. Anche per loro (negli Stati Uniti finirebbero dentro per decenni) di carcere non se ne parlerà mai. La normativa vigente sul falso in bilancio è semplicemente ridicola

La comunità internazionale, tanto solerte a dirci di licenziare, tagliare pensioni, azzerare servizi sociali, si degnerà di chiederci spiegazioni per queste abnormità?