23 maggio 2013

capaci2

Il ventunesimo anniversario della strage di Capaci cade pochi giorni il deposito del ddl che “tipizza” il reato di concorso esterno in associazione mafiosa dimezzandone le pene. Non è un caso. Basta guardare le facce di chi siede in Parlamento. Basta guardarsi intorno. Basta chiedersi chi sono i veri padroni dell’economiza nazionale. Basta osservare che se Saviano pubblica con Mondadori, Caselli pubblica (quando pubblica) con Melampo editore. Basta pensare che dal 19 luglio 1992 le mafie non hanno più ucciso alcun magistrato. Non perchè sono scomparse le mafie, ma perchè non ce n’è stato più bisogno. Hanno scoperto strumenti più efficaci e meno invasivi.

E’ sufficiente leggere i titoli (nemmeno gli articoli per esteso) della cronaca giudiziaria che arriva da Palermo per capire che le “larghe intese” di questi giorni sono eccessivamente larghe. E che questo stato di cose, a cui tanti, troppi, si sono adeguati, non dovrebbe essere affatto normale.

Se gli italiani avessero memoria e ancora un briciolo di coscienza, dovrebbero sentirsi tutti un po’ figli di Giovanni Falcone. Ma se mi guardo intorno capisco che non è così.

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