Quale seconda repubblica?

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Former PM Berlusconi smiles before casting his vote at the polling station in Milan

Dopo la rielezione di Napolitano e il governo Letta, sarebbe il caso di cancellare dal gergo politico le espressioni “prima repubblica” e “seconda repubblica”. Locuzioni mutuate dalla Francia, dove però i passaggi (là sono alla quinta) sono stati scanditi da riscritture della Costitutuzione. Da noi no, nessuna modifica della Carta ha prodotto il presunto passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Ed infatti in queste settimane abbiamo visto riprodotti tutti gli schemi tipici del periodo democristiano. Dai voti fintamente segreti per l’elezione del Capo delle Stato (scritto in modi diversi in modo da certificare la fedeltà dei gruppi) ai franchi tiratori; dal manuale Cencelli usato da Letta al governo balneare che giurerà domani.

Insomma, la Repubblica è una, sempre quella. Sempre la stessa. Vanno solo distinte l’era democristiana (dal 1948 al 1992) dall’era berlusconiana (iniziata nel 1994 e tuttora in corso).  Il tratto comune ad entrambe è l’irrisione dell’elettorato di sinistra; sempre presente e sempre sconfitto, anche quando vince le elezioni.

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