No all’accordo Pd-Pdl per il Quirinale

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Per spiegare il mio “no” all’accordo fra Pd e PdL per l’elezione del Presidente della Repubblica sono sufficienti poche parole.

Per la prima volta dal 2001 il partito di Silvio Berlusconi è nettamente minoritario in parlamento e nel paese, dopo quasi un ventennio nel corso del quale l’Italia ha conosciuto un progressivo degrado morale ed economico che segna profondamente le nostre vite. Impoverimento, sfiducia nelle istituzioni e rassegnazione accomunano gli italiani di tutte le estrazioni sociali, di tutte le età e di tutte le aree geografiche.

E’ convinzione comune fra gli elettori di centrosinistra che il berlusconismo, inteso come prevalere dell’interesse personale su quello generale, sia la causa principale di questo stato di cose. E’ parimenti evidente che la classe politica nazionale soffre di una inspiegabile soggezione  psicologica nei confronti del Cavaliere, che dal lontano 1994 condiziona la vita pubblica a vantaggio esclusivo di se stesso e delle sue imprese, a prescindere dagli esiti elettorali.

Nel corso della sua ormai lunga vita politica, Silvio Berlusconi ha dimostrato un supremo disprezzo per la Carta costituzionale, per gli avversari politici, per gli alleati non asserviti, per il galateo istituzionale, per la legge e per le autorità indipendenti, prima fra tutte la magistratura. In ogni passaggio parlamentare ha sempre agito con la massima spregiudicatezza, dimostrando totale assenza di scrupoli pur di raggiungere i propri obiettivi.

Fra i tanti episodi, credo sia sufficiente ricordare che Silvio Berlusconi è indagato per aver corrotto un senatore con tre milioni di euro al fine di far cadere un governo ed un parlamento legittimamente eletto. Basterebbe questo per escluderlo da ogni trattativa per qualsiasi carica.

Silvio Berlusconi ha fatto del suo partito un manipolo di automi telecomandati, del governo un comitato di affari, del parlamento un organo di ratifica.  Ha stravolto la legislazione penale per sottrarsi al giudizio dei Tribunali, così favorendo il dilagare della corruzione, dell’illegalità e della criminalità.

Non è dato comprendere perché il Partito Democratico, che ha sempre chiesto ai suoi elettori un voto contro di lui, debba ora riconoscergli il diritto di scegliere il Presidente della Repubblica. E’ un fatto assolutamente inspiegabile.

Non so cosa abbia spinto i dirigenti del Pd a cercare l’accordo con Silvio Berlusconi. Non voglio nemmeno pensare che sia il desiderio di prolungare la vita della legislatura, di mantenere un po’ più a lungo una carica, di avere qualche chance in più di favorire la propria carriera politica. Mi rifiuto di pensarlo.

E’ vero che il Capo dello Stato ha un ruolo di garanzia, per cui, in linea di principio, sarebbe auspicabile un voto ampiamente maggioritario. Ma non a tutti i costi e, soprattutto, non trattando con chi ha sistematicamente calpestato le regole della democrazia.

Il Parlamento in carica, seppur privo per ora di una maggioranza organica, ha i numeri per eleggere un Presidente della Repubblica che esprima la voglia di cambiamento degli italiani. Che sia libero da vincoli partitici, che sappia garantire il rispetto reale e non solo formale dei valori costituzionali, che riporti al centro della vita pubblica i principi di giustizia, democrazia ed equità sociale. Che restituisca agli italiani fiducia nelle istituzioni repubblicane.

Non faccio nomi perché tutti ne (e li) conosciamo e lascio al Parlamento sovrano il diritto di sceglierlo. Purché la persona abbia queste caratteristiche.

Ma so che dobbiamo pretendere una scelta diversa da quella che è stata fatta, e che rischia di concretizzarsi, nonchè di adottare un metodo completamente differente: più nitido e soprattutto più rispettoso della nostra volontà di elettori di centrosinistra e conforme al sentimento della maggioranza degli italiani. Pretendiamo una scelta alla luce del sole, limpida, per un nome cristallino e per una personalità specchiata. Niente di più. Che sia l’inizio di un corso completamente nuovo della vita politica nazionale.

Per queste ragioni sarò in piazza, questa sera, a dire “no” all’accordo (all’inciucio) fra Pd e PdL per l’elezione del Presidente della Repubblica.

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