Grillo e la Costituzione (art. 67 Cost.)

marzo 3, 2013

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Il Movimento cinque stelle fa politica, politica pura. Non è antipolitica e chi lo ha così classificato è uscito giustamente scornato dalle elezioni. Grillo non è un pazzo, non è un fascista, non è un demagogo (perlomeno non nel senso tradizionale del termine) e le sue non sono proposte “populiste”; semmai sono proposte “popolari”, nel senso che riscuotono giustamente ampio consenso.

Detto questo, non si può non analizzare da vicino il suo linguaggio ed il suo modo di porre le cose. E prendiamo questo post.

http://www.beppegrillo.it/2013/03/circonvenzione.html

Vorrei essere chiaro.  Fermo restando il sacrosanto diritto di criticare qualsiasi legge o norma, questo modo di trattare la Costituzione della Repubblica, di ridurne l’analisi a discussione da bottega, ignorando che ogni articolo di una corpo normativo è tassello di un mosaico generale che non può essere fatto a pezzi e modificato a casaccio, è inaccettabile. Ogni testo legislativo ha una sua logica intrinseca generale, una sua vita propria, che si regge sui rapporti reciproci fra le varie parti. Prendere il tratto che non ci piace e pretendere di cambiarlo, di riscriverlo a piacere o di abolirlo, è una forma di analfabetismo giuridico intollerabile.

Grillo oggi, e Berlusconi prima di lui, dovrebbero sapere che se hanno determinati ruoli nella politica nazionale, lo devono proprio alla Costituzione della Repubblica, la quale regola, fra l’altro, le elezioni che li hanno portati lì dove sono. Sarebbe quindi dovuto alla Carta il rispetto che essa merita e che non tollera la foga emendatrice dell’ultimo arrivato.

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