Cambiamo argomento

violenzadonne

L’aveva sempre amata e continuava ad amarla. Lei, fedele, non gli negava nulla.  Lui, splendido, le regalava gioielli, crociere, pellicce, automobili. Lei, adorante, andava fiera di lui. Sembrava un idillio, una favola senza ombre, ma così non era. Chi era vicino a quella coppia sapeva. I genitori ed i fratelli, gli amici più stretti di lei, sapevano che non di ombre si trattava, ma di incubi, di mostri.

Arrivava di notte, alle ore più impensate, nei momenti più inattesi; livida, pesta, sanguinante. E scoppiava in lacrime fra le braccia dei suoi cari, raccontando convulsa le percosse, le botte, le angherie, le umiliazioni del suo “amato”.

“Denuncialo”. La esortavano, la pregavano, le ordinavano. Ma lei, niente.

Poi, un giorno, si decise; ed i Carabinieri bussarono alla porta di lui, con l’invito a comparire e l’avviso di garanzia. Uno sbotto, una bestemmia, un’invettiva. Poi, tranquillo, indossò cappotto e cappello per recarsi in caserma. E lì, beffardo, sfidò la sorte: “Io la amo, lei mi ama. Ritratterà; tornerà da me.”

E così fu. Lui la chiamò e promise affetto e doni. Lei ritrattò ed il giudice archiviò. Lei ritornò; e riprese tutto come prima: umiliazioni, insulti, percosse, violenze d’ogni tipo. Di nuovo fughe dai parenti e dagli amici, pianti, sfoghi. Altre esortazioni, altre denunce.

I Carabinieri tornarono: invito a comparire e avviso di garanzia. Ma la reazione di lui fu ancor più sprezzante “siete solo invidiosi. Le vostre mogli sono gabinetti e mi invidiate questa gran figa. Mi invidiate perché anche voi vorreste trattare così le vostre mogli ma non ne avete il coraggio, non ne siete capaci! Voi usate la vostra divisa per vendetta, per invidia, per curare la vostra frustrazione di falliti. Siete invidiosi dei miei soldi, non riuscite a dimostrare che li ho rubati e state usando le denunce di quella pazza perchè volete rovinarmi. Per invidia, per frustrazione. Ma finirà tutto in nulla, perché lei mi ama ed io la amo. Ritratterà e tornerà da me”.  Questa volta il maresciallo replicò: “la legge viene prima dell’ <amore>, come lo chiama Lei. Se la ama veramente la deve rispettare. Deve rispettare la legge e Sua moglie. Se rispetta la legge nessuno Le farà mai nulla e noi due non ci vedremo più”. “Fesserie – replicò lui – in casa mia la legge la faccio io. E se lei è sempre ritornata da me vuol dire che le sta bene così. Vedrà: questo processo finirà in nulla e voi farete ancora una volta la figura dei cretini.”

Ed ancora una volta ebbe ragione. Lui le telefonò e promise amore e doni. Lei ritrattò e il giudice archiviò, pensando fra sé: “questa storia finirà soltanto quando lei troverà qualcuno che la picchia più forte.”

Parenti ed amici di lei, sconsolati, sapendo che violenze e percosse l’avrebbero accompagnata ancora, la videro tornare là, dicendosi: “questa storia finirà solo quando lui sarà morto”.

Lei tornò e suonò il campanello. Lui aprì e sorrise: “Ti aspettavo, sapevo che saresti tornata perché nessuno ti ama e ti amerà quanto me. “ Lei alzò il viso e gli sguardi si incrociarono. Capì che tutto sarebbe continuato come prima e, con finta speranza, chiese: “me lo prometti?” “Certo, Italia.” “Grazie, Silvio.”

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