Scheda bianca, non sa/non risponde

dicembre 18, 2012

Le-prime-pagine-dei-quotidiani

Non sapete ancora se voterete o per chi voterete?

Beh, siete in buona compagnia. L’Italia è il paese dei giornalisti maestri di pensiero, che sputano sulla politica e si dimostrano sempre peggiori di essa. Da sempre i quotidiani nazionali hanno la pretesa di guidare il popolo bue e di dirci per chi dobbiamo votare. Un vizio che è transitato dall’era democristiana (quella che chiamano “prima repubblica”) all’era berlusconiana (quella che chiamano “seconda repubblica”). Viene da sorridere nel leggere le home page dei principali quotidiani, che riflettono il panico delle redazioni, incapaci di scegliere e di tenere una linea in materia elettorale.

Repubblica. Tifava per Bersani a Palazzo Chigi e Monti al Quirinale. La possibile candidatura del Professore ha spiazzato totalmente Mauro ed i suoi. Aver glorificato l’attuale governo per poi vederne il capo alla guida degli antagonisti del Pd si rivelerebbe il più grande autogol della storia del quotidiano. Ovviamente pregano che Monti sputi in faccia a Berlusconi, ma ancora non è avvenuto. Sono sgomenti.

Corriere. Pro Monti forever. Ma sostenuto da chi? Tifava per la grande coalizione, ma non se ne parla più da un pezzo. Quindi scrive solo di Monti, avulso da tutto e da tutti. Forse spera in una investitura divina.

Il Giornale. Qui la schizofrenia regna sovrana. Accusare Monti di ogni nequizia e sostenerlo come prossimo premier è un cimento titanico che sfiancherebbe chiunque. Sallusti ringrazia il cielo di poter rimanere a casa Santanché evitando di passare le giornate in redazione.

Libero. Copia il Giornale: stessi problemi ma con meno fatica.

Il Fatto Quotidiano. Siamo al dramma. Trascinati nella scia grillina da Travaglio, si sono accorti che mandare in parlamento cento e passa analfabeti telecomandati potrebbe essere un problema. Padellaro cerca di far capire che conoscere la storia del paese attraverso i titoli dei libri del vicedirettore può non essere sufficiente come base ideologica, ma sembra in minoranza. La tragedia arriva con la possibile candidatura di Ingroia, che tentenna quasi quanto Berlusconi: Travaglio tace, preferendo parlare della d’Urso e del conflitto d’interessi (lo rispolvera quando è in difficoltà, funziona sempre), gli altri fanno i perplessi, ma si coglie la disperazione.

Pubblico giornale. Nato come versione antigrillina del Fatto Quotidiano, sembra già superato dalle performance di Grillo stesso, che sta rovinando il suo movimento meglio di qualsiasi giornale. Ed infatti si parla già di chiusura.

Il Tempo. Con Monti ma senza Berlusconi, picchiando i pugni.

Il Sole 24 ore. Suggerisce subliminalmente l’abolizione delle elezioni, del Parlamento, della democrazia.

La Stampa. Parla d’altro.

Il Manifesto. Chiude.

Chissà cosa sarebbe dell’Italia se avesse un giornalismo appena appena decente.