Nichi Vendola e Bersani al 53%

A mio avviso le primarie del centrosinistra hanno segnato prima di tutto il grave errore di Nichi Vendola, che mai e poi mai avrebbe dovuto partecipare.

Innanzitutto va ribadito – ancora una volta – che questa tornata elettorale interna non aveva alcun profilo programmatico, non essendo affatto chiaro quali alternative politiche ed elettorali rappresentavano i candidati. Erano e sono state un gigantesco braccio di ferro fra due frazioni dell’apparato del PD, tanto che, con ripetuti lapsus, Ezio Mauro le ha definite più volte “primarie del PD”.

Quella del partito democratico è diventata una struttura di soli dirigenti e senza una vera base, nella quale, oramai, ogni iscritto ha una carica (di partito, elettiva, di nomina), o un incarico, o una responsabilità; insomma è un capo o un capetto. Questa massa di persone (piccola per essere di iscritti o militanti; enorme per essere di dirigenti) costituisce quella che Floris d’Arcais ha felicemente definito una “nomenclatura diffusa” che interpreta la politica indistintamente come missione e come mestiere, nonché come strumento di carriera all’interno del partito e/o delle istituzioni. Abbiamo visto con le primarie che in essa si sono conglomerate due fazioni in lotta per la supremazia, sia a livello locale che romano; l’avvicinarsi di un presunto successo elettorale su scala nazionale ha moltiplicato gli appetiti ed inasprito la contesa. E così, dietro alle figure di Renzi (il rampante capo dei “giovani”) e di Bersani (il rassicurante tutore dei “vecchi”) si sono misurati muscolarmente due piccoli eserciti di quadri di partito, rinforzati dalle pattuglie di amici, conoscenti e simpatizzanti. Il voto di opinione ha contato ben poco, anche perché, come ho già detto, le differenze politiche e strategiche sono sembrate assai vaghe.

Ed allora: che ci faceva Vendola in tutto questo? Nulla. Non potendo contare su un altrettanto solido apparato di fedeli, e sapendo che il suo elettorato pesa al massimo come il 20% di quello del PD, ha ottenuto il solo risultato di appannare la sua immagine di oppositore a Monti e di antagonista, mescolandosi al partito che, ricordiamolo, sostiene in parlamento l’attuale governo ed il suo orrendo programma recessivo, classista ed elitario.

Chiudo con un banalissimo calcolo. Sottraendo al totale dei voti espressi quelli ottenuti da Vendola, balza agli occhi che, se il segretario di SEL non avesse partecipato, Bersani avrebbe vinto al primo turno con il 53%. E ci saremmo risparmiati questo strazio di ballottaggio (e soprattutto di pre-balottaggio). E allora, caro Nichi, non era meglio lasciar perdere?

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