Andate a lavorare!

Non so cosa succede ora negli stadi. Ma una volta, quand’ero ragazzino e seguivo il gioco del pallone, avveniva che quando una squadra si rivelava non all’altezza della partita e subiva la supremazia avversaria davanti al proprio pubblico, dalla curva dei suoi tifosi partiva il coro “andate a lavorare!”. Sottinteso “in fabbrica”, “in fonderia”, “in miniera”.

Ecco. Davanti alla tragedia nazionale della chiusura dell’Ilva mi viene in mente la stessa cosa. Un ulteriore (sic! ulteriore!) tracollo della produzione di acciaio nazionale sarebbe un passo verso l’abisso della de-industrializzazione, della marginalizzazione economica. Qui non si tratta (solamente) di salvaguardare il posto di lavoro di cinque, dieci, ventimila operai. Si tratta di salvare l’industria nazionale. Se non vogliamo che l’Italia diventi un grande Portogallo.

E davanti a tutto ciò cosa leggo sui giornali? Che il fenomeno Renzi (il nuovo della politica italiana) si lagna per le sgradite regole del ballottaggio. E lo stanno pure a sentire.

Allora vien proprio da dirlo: “andate a lavorare!”.

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