Toh, l’economia reale

luglio 23, 2012

“Bisogna puntare sull’economia reale”.

Ci voleva un ex rettore della Bocconi per scoprirlo, ma soprattutto bisognava nominarlo senatore a vita e presidente del consiglio per sentirglielo dire.

Già, perché l’Italia di tronisti e ballerine, calciatori e faccendieri è solo la parte più visibile di un paese che ha conosciuto una forsennata terziarizzazione dell’economia, a tutto discapito dei settori primario e secondario. A partire dagli anni ottanta abbiamo visto progressivamente regredire le aree industriali e fiorire le imprese dei servizi. E, parallelamente, mentre la figura dell’operaio subiva un lento ed inesorabile degrado sociale, si affermava una plebe tutta italiana di yuppie di provincia: agenti immobiliari, promotori finanziari, professionisti di vario tipo e basso reddito, giù giù fino all’operatore di call center ed al procacciatore di contratti porta-a-porta.

Ogni lavoro va bene tranne quello nella fabbrica; sporca, inquinante, squalificante.

Il risultato di questo sciagurato processo si riflette in una capitalizzazione di borsa spaventosamente squilibrata sui titoli bancari e assicurativi ed ha prodotto la frantumazione del tessuto industriale (in gran parte di Stato) che aveva garantito il miracolo italiano del secondo dopoguerra e che ci aveva portato al livello economico degli altri paesi europei.

Ora il bocconiano forse scopre (miracolo!) che la ricchezza di un paese la creano gli operai, alla catena di montaggio, al bancone, in officina. Non i broker delle Sim, gli agenti immobiliari o i dipendenti delle sue care banche. Ma, nel frattempo, quante fabbriche sono state chiuse o dismesse? Quanti marchi industriali sono rimasti sul terreno? A quanti miliardi di utili abbiamo rinunciato per assecondare la dottrina delle privatizzazioni ad ogni costo e della terziarizzazione dell’economia?

Chissà se Monti capirà in tempo che, per questi motivi, la prima cosa da fare è una radicale detassazione del lavoro manuale, del reddito delle tute blu, e una politica finalizzata a tutelare e stimolare la produzione industriale e manifatturiera? Temo purtroppo che ormai sia tardi.