L’intrigo

luglio 18, 2012

E’ un giallo mafioso in piena regola, quello che ci scorre sotto gli occhi. Il giallo mafioso senza colpevoli, senza prove, senza indizi se non uno: il morto. Come nei romanzi di Sciascia, dove per il delitto non si trova mai il vero colpevole e gli investigatori annaspano fra mille indizi, veri o fasulli, che portano a mandanti occulti e potenti, ma sempre irraggiungibili, così è per il groviglio processuale-istituzionale che coinvolge niente meno che il Capo dello Stato. E come gli intrighi e i depistaggi dei Don Mariano hanno l’effetto, nel garantir loro l’impunità, di provare l’esistenza di un potere superiore che soffoca l’inchiesta, così le alchimie giuridico-costituzionali di questi giorni ci confermano senza ombra di dubbio una cosa sopra tutte: lo Stato trattò e tratta con elementi criminali o comunque con soggetti collusi con essi.

Come spiegare, altrimenti, la tanta ansia di distruggere le ormai mitiche intercettazioni del Quirinale, nelle quali il Capo dello Stato parla con un ex ministro sospettato di avere detto il falso sulla trattativa fra boss mafiosi e funzionari dello Stato?

Non illudiamoci di leggere un giorno, fra dieci o vent’anni, una sentenza che ci spiega esattamente come andò. Chi disse cosa e a chi. Sapremo, al meglio, sedicesimi di verità. Che poco o nulla proveranno, giuridicamente, sulle responsabilità personali, le uniche che contano in un procedimento giudiziario. Ma sappiamo fin da ora che gli intrecci fra uomini di Stato e boss mafiosi sono materia che scotta, di cui gli italiani nulla devono conoscere. Forse perché oltre a quelli ci sono altri contatti, altri legami, altri misteri.


Meno male che c’è una Procura a Palermo

luglio 18, 2012

Procuratori che non hanno paura di fare il loro lavoro e che, facendolo, ci ricordano indirettamente alcune cose.

1. Marcello Dell’Utri, uomo da sempre vicino a membri di Cosa nostra è l’unica persona rimasta a fianco di Silvio Berlusconi dall’inizio della sua attività politica (in realtà anche da prima).

2. Un partito di governo (l’Udc) siede in parlamento solo grazie ai voti garantiti da Cuffaro, attualmente in carcere per favoreggiamento alla mafia.

3. Nelle regioni meridionali il clientelismo protomafioso continua ad imperversare da decenni, nonostante sia stato lungamente al governo il partito della Lega nord, dal quale ci si sarebbe aspettato almeno un freno a tale fenomeno.

4. I partiti della cosiddetta sinistra, pur celebrando ritualmente la lotta alla mafia, sono stati colti da improvvisa amnesia e si sono adeguati alla placida convivenza fra cosche criminali e politica.

5. La progressiva sicilianizzazione dell’Italia, ovvero la penetrazione delle mafie nel tessuto economico settentrionale, è proseguita ovunque, a prescindere dai colori delle amministrazioni locali.

6. Se non fosse affetta dall’infezione mafiosa, l’Italia sarebbe forse il paese più virtuoso della zona Euro, e non saremmo costretti alle cure draconiane del governo Monti.

7. La mafia è quello che è solo perché si accorda con la politica; senza patti di convivenza con gli apparati dello Stato non esisterebbe.

Davanti a queste evidenze, l’azione del governo Monti mi pare un misero annaspare in questioni minori, eludendo la unica vera emergenza nazionale.