Trieste, o cara..

 

C’è una cosa che colpisce un non triestino a Trieste: lo iato fra quello che i triestini dicono e quello che i triestini fanno per la loro “bellissima città”. Bellissima sì, senza dubbio. Ma ricordiamoci innanzitutto che gli aggettivi bello, bella, bellissimo eccetera vogliono la “e” aperta, la “e” di cinEma, per intenderci.

Detto questo, circolando per Trieste, balza agli occhi di quanto poco i triestini dimostrino di amare la loro città, in raffronto a quanto dicano di amarla. Un esempio? Qualche giorno fa sono andato al parco di Villa Revoltella, senza dubbio una delle perle di Trieste.

Cominciamo dalla zona della serra e del giardino all’italiana prospicente. Steso un velo su come sia stato possibile autorizzare l’edificazione di palazzine popolari sullo sfondo della serra stessa (ma parliamo degli anni cinquanta), stupisce l’abbandono ed il degrado delle sculture che abbelliscono (dovrebbero abbellire) il giardino. Per tacere della cronica transennatura della nicchia neoclassica.

Scendiamo alla villa vera e propria. E pure qui notiamo i sintomi dell’abbandono. Completamente distrutta la scala lignea esterna che porta al primo piano (solo recentemente, penso per ragioni di sicurezza, sono stati rimossi i gradini), vistosi i segni di sofferenza della muratura nel lato sud ed anche nel retro.

Sconcerto mi ha destato il recentissimo vandalismo che ha colpito la statua dell’autunno, fra le quattro (le quattro stagioni) che adornano il piazzale antistante la villa stessa. Al di là di tale gesto, le quattro statue denunciano una totale assenza di manutenzione e di protezione dalle intemperie che le hanno gravemente compromesse.

Passando alla zona dei gradoni che portano alla porzione dedicata ai bambini, colpisce la sorte del tratto di colonnato dell’estremità sud ovest, completamente crollato, mai ripristinato e di cui sono state asportate perfino le macerie! Il fenomeno è dovuto all’incuria. Per anni il tratto di colonnato è stato gravato da incolte piante rampicanti che ne hanno appesantito la struttura finché, due anni fa, una poderosa giornata di bora fa l’ha abbattuta senza pietà. Per evitarlo sarebbe bastato potare i rampicanti. E sorprende che nemmeno si pensi al ripristino, se perfino i resti sono stati rimossi.

Mi si dirà che mancano i fondi per manutenzione e ripristini. Forse, ma osservo che non sono mancati per una recentissima opera di pavimentazione in cubetti di porfido del tratto di viale che dal piazzale d’ingresso porta alla villa. Opera che, al di là del costo, costituisce un deturpamento della caratteristica composizione dei viali del parco, tradizionalmente ricoperti da un pietrisco misto rossastro, secondo lo stile classico dei parchi all’italiana ed all’inglese.

E neppure sono mancati fondi per sagomare a forma di uccello (di che razza non è chiaro) i bossi che presidiano il laghetto antistante la chiesetta di San Pasquale Baylon. Ed a tal proposito non si può tacere che almeno qualcosa al parco prospera: gli enormi pesci (ex)rossi del suddetto laghetto, che hanno ormai la stazza di superbranzini da grigliata.

Ultima nota per la casa del giardiniere: fra qualche tempo sarà necessario demolirla.

3 risposte a Trieste, o cara..

  1. Ale. scrive:

    Caro Sandro, tanti cari auguri di Buone Feste.
    Bacissimi.
    Ale.

  2. Ilia scrive:

    Ciao Sandro, niente auguri, non mi piacciono, ma un saluto sì

  3. Alessandra D. scrive:

    Sarebbe opportuno sbiancare le statue. Oggigiorno esiste un nuovo prodotto che spendendo pochissimo le fa ritornare bianche e le mantiene tali nel tempo.
    Con tutti i matrimoni che si celebrano in questo parco il Comune di Trieste potrebbe anche con poca spesa pulire tutte le statue e la stupenda fontana situata innanzi alla chiesa.

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