Serve un bignami di storia recente?

Secondo me l’incubo non è finito, e sinceramente non capisco i toni usati dalla stampa antiberlusconiana in questi giorni. Che la nostra classe politica sia pessima è noto, ed anche imprenditoria e magistratura (giusto per fare un paio di esempi) lasciano molto a desiderare. Ma non si parla mai abbastanza della mediocrità del giornalismo nazionale.

Pesco a caso da quello che sento, leggo e vedo. In una recente puntata di “in onda” Gianni Alemanno ha potuto affermare impunemente che “le uniche riforme sono state fatte dal centrodestra, il centrosinistra ha solo abolito quelle fatte da noi”, senza che Telese e Porro rimarcassero l’enormità di tale affermazione.

Ma ancora più sconcertante è stata la ricostruzione dell’era berlusconiana operata chez Mentana da due punte di diamante del giornalismo come Giannini e Cazzullo. Queste tre firme, note come antiberlusconiane (seppure con diverse sfumature), hanno impiegato quasi due ore di trasmissione per rievocare videomessaggi e aneddoti politico-parlamentari, concludendo che Berlusconi è caduto perché “non ha fatto la rivoluzione liberale” e che, anzi, in fondo, “non ha fatto niente per l’Italia” deludendo i suoi stessi elettori.

Ma dove vivono costoro? Non ha fatto niente?

A nessuno viene in mente di raccontarci quanto invece Berlusconi ha fatto contro l’Italia, contro tutti noi, pur di preservare e perpetrare il potere suo e di chi gli ruota attorno, e di quanto tempo servirà per ripulire l’Italia dalle incrostazioni che ci lascia in eredità questo signore. Ammesso che non sia in grado di ritornare presto a determinare la politica nazionale, cosa tutt’altro che esclusa.

Qualcuno spieghi a Telese che per esempio la riforma del titolo V (buona o brutta che sia) non l’ha fatta Alemanno. Qualcuno ricordi a costoro la riforma della costituzione nota come “devolution di Bossi”, che impegnò il parlamento per tutta la legislatura 2001-2005 e che Forza Italia e Alleanza nazionale votarono per compiacere e tacitare la Lega Nord, preparandosi ad affossarla con un referendum nel quale diedero indicazioni ai rispettivi elettorati per la bocciatura. Operazioni queste che pesano enormemente sulla vita politica nazionale ma che i giornalisti nostrani, impegnati a rincorrere il pettegolezzo da Transatlantico, sembrano ignorare.

Se da qualche parte è rimasto qualcuno con un po’ di memoria e di buon senso, si faccia sentire.

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