La Riforma

Una grande riforma Berlusconi l’ha fatta, ed è stata una riforma “condivisa”, come si conviene dire in questa epoca malata, nel linguaggio e nella sostanza.

I Parlamenti dell’era berlusconiana hanno prodotto la riforma del diritto penale, nel senso che lo hanno annientato. Il tratto più evidente del passaggio da quella che viene chiamata impropriamente prima repubblica alla cosiddetta seconda, è nel degrado dell’efficacia della giurisdizione penale a tutti i livelli. Una plastica dimostrazione ci è stata offerta dal raffronto fra le immagini “delle monetine dell’hotel Raphael” con quelle della festa per le dimissioni di B., con contorno di commento esecrante per l’indignazione di allora e per le possibili somiglianze di oggi. Taccio dei raffronti con lo scempio di Piazzale Loreto; taccio per pudore, per pietà per i defunti . Ma soffoco a fatica lo sdegno verso chi assimila il vilipendio di un cadavere fucilato ad una legittima protesta contro la protervia del potere.

Nel 1993 sapere di un ex presidente del consiglio raggiunto da avvisi di garanzia, di un partito coinvolto in affari poco puliti, suscitava la protesta popolare. Oggi non fa neppure notizia. Come non fa notizia sapere che grandi gruppi industriali e finanziari sono accusati di gigantesche frodi fiscali, che i reati ambientali sono stati di fatto depenalizzati, che le mafie stanno divorando l’economia nazionale, che tutti noi italiani agiamo quotidianamente da riciclatori inconsapevoli, ogniqualvolta acquistiamo da esercenti dietro cui si nascondono le organizzazioni criminali o ordiniamo una pizza in un locale controllato da una qualche cosca. Non fa notizia sapere che il Parlamento nazionale ha una percentuale di indagati/imputati/condannati che non ha paragone in alcun altro consesso diverso da un carcere, e che, peraltro, la reclusione è diventato un fenomeno che riguarda solo i delinquenti di strada.

Non fa notizia un ministro rinviato a giudizio per mafia, un senatore condannato per mafia; non fa notizia un’indagine di mafia che investe alti graduati dei Carabinieri. Non fa notizia un generale dell’Arma condannato per traffico di stupefacenti, né vedere dirigenti di Polizia condannati per violenze ed abusi su giovani inermi progredire nella carriera. Non fa notizia sapere che uno stesso tribunale può emettere due sentenze sullo stesso fatto con dispositivi opposti.

L’Italia si è abituata alla totale incertezza del diritto, si è rassegnata a convivere con il crimine nelle posizioni apicali di potere. E nessuno ha il coraggio e l’onestà di ammettere che la crisi economica è conseguenza principalmente di questo fatto, giacché non si comprende come possa funzionare un “sistema paese” (altra bella trovata retorica) nel quale chi deve applicare la legge viene selezionato in base alla spregiudicatezza nel violarla.

E’ questa l’eredità di B. Che ci teniamo e ci terremo a lungo. Sempre che non si possa continuare a fare ancora di peggio.

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