CarO BersanO

novembre 14, 2011

CarO BersanO.

Il senso di responsabilità. Ok. Pensiamo a salvare il paese. Va bene. Serve unità per evitare il baratro. E siamo d’accordo.

Ma devo dirtelo io che per la quarta volta (o quinta, ho perso il conto) il Pds-Ds-Pd si accinge a sostenere politiche di rigore (e di destra) offrendo il fianco alla propaganda populista della destra delinquenziale che ci ha depredato? Devo dirlo io che non serve fare sforzi di risanamento se contemporaneamente non si eliminano le cause del dissesto, ovvero se non si previene la possibilità che chi ci ha distrutto ritorni al potere subito dopo? Devo dirlo io che chiedere sacrifici per il bene del paese e poi rincorrere il consenso di chi i sacrifici non li ha mai fatti farebbe anche un pochino incazzare?

Vorrei farti notare che se il governo Monti, oltre a chiedere sacrifici, non smantellerà la macchina propagandistica nota come Mediaset, fra un paio d’anni saremo punto e daccapo.


La Riforma

novembre 14, 2011

Una grande riforma Berlusconi l’ha fatta, ed è stata una riforma “condivisa”, come si conviene dire in questa epoca malata, nel linguaggio e nella sostanza.

I Parlamenti dell’era berlusconiana hanno prodotto la riforma del diritto penale, nel senso che lo hanno annientato. Il tratto più evidente del passaggio da quella che viene chiamata impropriamente prima repubblica alla cosiddetta seconda, è nel degrado dell’efficacia della giurisdizione penale a tutti i livelli. Una plastica dimostrazione ci è stata offerta dal raffronto fra le immagini “delle monetine dell’hotel Raphael” con quelle della festa per le dimissioni di B., con contorno di commento esecrante per l’indignazione di allora e per le possibili somiglianze di oggi. Taccio dei raffronti con lo scempio di Piazzale Loreto; taccio per pudore, per pietà per i defunti . Ma soffoco a fatica lo sdegno verso chi assimila il vilipendio di un cadavere fucilato ad una legittima protesta contro la protervia del potere.

Nel 1993 sapere di un ex presidente del consiglio raggiunto da avvisi di garanzia, di un partito coinvolto in affari poco puliti, suscitava la protesta popolare. Oggi non fa neppure notizia. Come non fa notizia sapere che grandi gruppi industriali e finanziari sono accusati di gigantesche frodi fiscali, che i reati ambientali sono stati di fatto depenalizzati, che le mafie stanno divorando l’economia nazionale, che tutti noi italiani agiamo quotidianamente da riciclatori inconsapevoli, ogniqualvolta acquistiamo da esercenti dietro cui si nascondono le organizzazioni criminali o ordiniamo una pizza in un locale controllato da una qualche cosca. Non fa notizia sapere che il Parlamento nazionale ha una percentuale di indagati/imputati/condannati che non ha paragone in alcun altro consesso diverso da un carcere, e che, peraltro, la reclusione è diventato un fenomeno che riguarda solo i delinquenti di strada.

Non fa notizia un ministro rinviato a giudizio per mafia, un senatore condannato per mafia; non fa notizia un’indagine di mafia che investe alti graduati dei Carabinieri. Non fa notizia un generale dell’Arma condannato per traffico di stupefacenti, né vedere dirigenti di Polizia condannati per violenze ed abusi su giovani inermi progredire nella carriera. Non fa notizia sapere che uno stesso tribunale può emettere due sentenze sullo stesso fatto con dispositivi opposti.

L’Italia si è abituata alla totale incertezza del diritto, si è rassegnata a convivere con il crimine nelle posizioni apicali di potere. E nessuno ha il coraggio e l’onestà di ammettere che la crisi economica è conseguenza principalmente di questo fatto, giacché non si comprende come possa funzionare un “sistema paese” (altra bella trovata retorica) nel quale chi deve applicare la legge viene selezionato in base alla spregiudicatezza nel violarla.

E’ questa l’eredità di B. Che ci teniamo e ci terremo a lungo. Sempre che non si possa continuare a fare ancora di peggio.


Serve un bignami di storia recente?

novembre 14, 2011

Secondo me l’incubo non è finito, e sinceramente non capisco i toni usati dalla stampa antiberlusconiana in questi giorni. Che la nostra classe politica sia pessima è noto, ed anche imprenditoria e magistratura (giusto per fare un paio di esempi) lasciano molto a desiderare. Ma non si parla mai abbastanza della mediocrità del giornalismo nazionale.

Pesco a caso da quello che sento, leggo e vedo. In una recente puntata di “in onda” Gianni Alemanno ha potuto affermare impunemente che “le uniche riforme sono state fatte dal centrodestra, il centrosinistra ha solo abolito quelle fatte da noi”, senza che Telese e Porro rimarcassero l’enormità di tale affermazione.

Ma ancora più sconcertante è stata la ricostruzione dell’era berlusconiana operata chez Mentana da due punte di diamante del giornalismo come Giannini e Cazzullo. Queste tre firme, note come antiberlusconiane (seppure con diverse sfumature), hanno impiegato quasi due ore di trasmissione per rievocare videomessaggi e aneddoti politico-parlamentari, concludendo che Berlusconi è caduto perché “non ha fatto la rivoluzione liberale” e che, anzi, in fondo, “non ha fatto niente per l’Italia” deludendo i suoi stessi elettori.

Ma dove vivono costoro? Non ha fatto niente?

A nessuno viene in mente di raccontarci quanto invece Berlusconi ha fatto contro l’Italia, contro tutti noi, pur di preservare e perpetrare il potere suo e di chi gli ruota attorno, e di quanto tempo servirà per ripulire l’Italia dalle incrostazioni che ci lascia in eredità questo signore. Ammesso che non sia in grado di ritornare presto a determinare la politica nazionale, cosa tutt’altro che esclusa.

Qualcuno spieghi a Telese che per esempio la riforma del titolo V (buona o brutta che sia) non l’ha fatta Alemanno. Qualcuno ricordi a costoro la riforma della costituzione nota come “devolution di Bossi”, che impegnò il parlamento per tutta la legislatura 2001-2005 e che Forza Italia e Alleanza nazionale votarono per compiacere e tacitare la Lega Nord, preparandosi ad affossarla con un referendum nel quale diedero indicazioni ai rispettivi elettorati per la bocciatura. Operazioni queste che pesano enormemente sulla vita politica nazionale ma che i giornalisti nostrani, impegnati a rincorrere il pettegolezzo da Transatlantico, sembrano ignorare.

Se da qualche parte è rimasto qualcuno con un po’ di memoria e di buon senso, si faccia sentire.