Lo psicodramma

Non è una crisi politica, non è una congiura. E’ uno psicodramma.
Berlusconi non è né un tiranno, né un monarca, né un dittatore: è il protagonista ed il punto di riferimento del sistema politico nazionale che da oltre quindici anni ruota attorno a lui o, più esattamente, attorno alle sue aziende televisive ed editoriali.

Nell’era post-democristiana iniziata nel 1993 la politica è stata sostituita dalla propaganda, e segnatamente dalla propaganda televisiva. L’azione politica, ovvero il complesso delle attività legislative, esecutive ed amministrative è stata decisa non in base alle esigenze reali del paese ma in base a quello che si era in grado di propagandare come utile al paese, per quel tanto che riuscisse sufficiente a conservare il consenso. Ed hanno avuto spazio politico coloro che hanno potuto o saputo sopravvivere alla disinfestazione mediatico-televisiva.

I sedicenti o cosiddetti leader politici che fanno da corona a Berlusconi, siano essi di maggioranza o di opposizione, altro non sono che gli attori di una sit-com che va in scena da anni sui nostri schermi. E lo stesso vale per giornalisti e commentatori, per anchor men e vallette: tutti chiamati a recitare lo show della politica nazionale.

Solo un paese potenzialmente ricchissimo come è l’Italia poteva sostenere questa commedia così a lungo, ma adesso siamo forse arrivati al finale. O perlomeno al finale primo.
La tragedia è che B. ci lascia in eredità un ceto di figuranti capaci soltanto di recitare parti non protagoniste. Individui che senza la presenza del Cavaliere non avrebbero probabilmente avuto nulla da offrire alla politica nazionale, ma che, recitando la particina, sono succeduti a loro stessi per quasi un ventennio.

L’italiano, pensieroso, attende di capire se fra loro vi sono persone meritevoli di fiducia, ponendosi un interrogativo cui nessuno storico potrà mai rispondere: chi ci governerebbe oggi senza i decreti Berlusconi di Craxi, senza i capitomboli occhettiani, senza i servilismi finiani e casiniani, senza le compiacenze ecclesiastiche, senza i bicameralismi dalemiani, senza la delittuosa complicità leghista, senza l’imbecillità veltroniana? Insomma senza la pavidità ed il servilismo di coloro i quali oggi, impudentemente, tardivamente e vigliaccamente, si mostrano pronti a spodestare il capo per prenderne il posto?

2 Responses to Lo psicodramma

  1. gianna coletti ha detto:

    come sempre Sandro riesci ad essere illuminante nelle tue analisi purtroppo così veritiere… un bacio.

  2. sandro zagatti ha detto:

    troppo buona, bacio a te.

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