La crepa

Ma voi ci credete che aboliranno 29 province e tutti i comuni sotto i mille abitanti? Le province risalgono al periodo fascista (se non sbaglio) mentre i territori comunali affondano la loro storia nei secoli remoti. Pensiamo di cancellarli con un tratto di penna ferragostano?
Ci dicono che bisogna aspettare il censimento del prossimo autunno, dopodiché sul territorio cominceranno le battaglie per la difesa delle singole istituzioni; alla fine non se ne farà nulla o quasi.
La porzione della manovra dedicata ai costi della politica va giudicata per quello che è: folklore. Ma non di questo voglio scrivere oggi.

Tralascio gli espetti economici (che non ho gli strumenti per commentare) e mi interrogo sulle conseguenze politiche della manovra, che ha smascherato, e questa volta si spera definitivamente, il bluff propagandistico berlusconiano. La domanda che molti si pongono è: “capiranno finalmente gli italiani che siamo governati da un illusionista?”. Non lo so e al momento non è questo il punto, poiché non ripongo grande fiducia nel discernimento politico del corpo elettorale. La svolta potrebbe venire non dall’elettorato, ma dalla nomenklatura berlusconiana la quale, se da tempo ha capito che è finito il tempo della cuccagna (quando chiunque si avvicinasse a B. veniva proiettato ai vertici della politica o delle istituzioni), vede lo spettro dello sfascio generale.

I sintomi ci sono tutti. In molte aree del paese il PdL si avvia ad essere partito marginale. In Veneto, dove comanda la Lega, in Emilia, dove se cede la sinistra si avvantaggiano la Lega, Di Pietro o Grillo. In Sicilia, dove le formazioni “sudiste” si fanno sempre più consistenti per contrastare le spinte federaliste della maggioranza. Da tempo si percepisce nell’universo berlusconiano il clima da imminente naufragio, tanto da attendersi l’inizio del fuggi fuggi generale. Forse il momento è venuto.

Partiamo dai parlamentari PdL. Sanno che nella prossima legislatura il loro partito perderà moltissimi seggi, sia alla Camera che al Senato (non c’è mica sempre un salame come Veltroni che regala le vittorie agli avversari) per non parlare dell’insistenza con cui si parla di riduzione del numero totale. In più il Cavaliere dovrà ricambiare con seggi sicuri chi lo sta tenendo a galla, ovvero i vari Moffa, Scilipoti, Pionati e compagnia. Considerando che non può liberarsi della stretta cerchia di fedelissimi (chiamiamoli così i soggetti che hanno riportato condanne per proteggere lui) quali Dell’Utri, Sciascia, Berruti ed altri ancora, saranno tanti i parlamentari PdL a dover dire addio al seggio, senza nemmeno la garanzia di una qualche poltrona di consolazione, visto che anche in quel settore siamo in saturazione e l’opinione pubblica non pare più propensa a chiudere gli occhi.

Ecco allora che i malumori (che sempre ci sono stati) diventano evidenti, non per coerenza o dirittura morale, ma per semplice istinto di conservazione: la ricerca di una visibilità che possa garantire un futuro politico. Così vanno lette le uscite del fin qui letargico Antonio Martino, uno che, per inciso, non ha bisogno di finire la legislatura per garantirsi la pensione, ma desidera certamente riprendersi una ribalta dal quale è stato escluso.

E se scendiamo va anche peggio. A livello locale il PdL, da sempre debole sul territorio, non ha alcuna possibilità di avanzare, incalzato dai tanti partiti avidi di voti di centrodestra quali udc, fli, lega, api, sudisti, idv … Quindi addio a poltrone in regioni, comuni, province e municipalizzate, fermo restando che il clima generale tende a limitarle comunque.

A venir meno è quindi lo strumento principe della cooptazione berlusconiana: la promessa di una poltrona ben retribuita al parvenu della politica, estraneo ai partiti tradizionali e desideroso di trovare la scorciatoia.

Se questo è il quadro, le crepe che vediamo ora potrebbero anticipare la rottura della diga ed il disfacimento dell’armata berlusconiana.

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