Lettera aperta ai berlusconiani pentiti

agosto 16, 2011

L’ultimo che sta per aggiungersi alla lista è Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia ed esponente di punta del gruppo di chi si dice deluso dal Cavaliere, il quale avrebbe tradito la “rivoluzione liberale” che aveva promesso. Aspettiamo che dia l’addio anche lui alla nave del PdL.

Ma il prototipo dei berlusconiani pentiti ai miei occhi è Filippo Rossi, penna prolifica del sito FareFuturo ed ora de Il Futurista; chiedo scusa ma mi sono un po’ smarrito nella diaspora dei seguaci di Fini. In qualità di finiano doc ha scritto più di un articolo per denunciare pubblicamente la sua disillusione ed il suo scoramento per aver sostenuto strenuamente per sedici anni Berlusconi e la sua politica, contribuendo ad annacquare nel polo delle libertà e nel PdL il patrimonio ideale della destra italiana. Ora si batte i pugni sul petto nell’assistere allo scempio che del paese il Cavaliere sta facendo. E credo che tanti la pensino come lui, fra chi ha votato e militato in Alleanza Nazionale, nell’Unione di Centro, nella Lega Nord, nei Radicali ed anche in Forza Italia. Inutile fare i nomi, sarebbe un elenco interminabile.

A noi, che siamo sempre stati dalla parte opposta a quella di Berlusconi, interessa questo pentimento tardivo? Ci vogliamo o dobbiamo credere? Dobbiamo accoglierli con il classico “benvenuti fra noi” o dobbiamo invece rinfacciargli il passato con un secco “eh no, cari, troppo tardi”?

Per quel che mi riguarda né l’una né l’altra cosa, ma un invito mi sento di inviarglielo. Perché non dimostrate la vostra buona fede concretamente, adoperandovi per rimediare, nella parte in cui è possibile, ai danni del periodo berlusconiano? Sono una miriade le leggi che avete propagandato, difeso, votato ed imposto a tutti noi (irridendoci pure) e che sono tuttora in vigore con la loro carica nefasta. Bene. Datevi da fare a raccogliere le firme per abolirle. Laddove si può con referendum abrogativi, altrimenti con leggi di iniziativa popolare che ne correggano gli effetti dannosi. Vi faccio un elenco approssimativo, ripromettendomi di aggiornarlo.

1. Una legge che ripristini il falso in bilancio come reato procedibile d’ufficio ed adeguatamente punito, come era prima del 2001.
2. Una legge che ripristini tempi congrui per la prescrizione penale, accorciata vergognosamente dalla ex Cirielli.
3. Un referendum abrogativo della legge Gasparri.
4. Una legge che incentivi il pentimento dei mafiosi e la collaborazione con la Giustizia.
5. Un referendum per abolire quel pastrocchio chiamato “giusto processo” inserito in costituzione.
6. Una legge per ripristinare il reato di attentato alla costituzione come era prima della recente modifica.
7. Un referendum per abolire la legge istitutiva dei mediatori civili.
8. Un referendum per abolire la legge Cirami.
9. Un referendum per abolire le indagini difensive.
10. Un referendum per abolire la legge elettorale Calderoli.
11. Una severa legge anticorruzione.
12. Una severa legge contro l’evasione fiscale.

Nel caso dovesse essere votato il processo lungo, un referendum per fulminarlo immediatamente.

Alcune delle mostruosità da abolire o modificare sono state varate, seppure nell’interesse di Silvio, dal centrosinistra; quindi dovreste anche avere il compito agevolato.

Cari berlusconiani pentiti, primo fra tutti Gianfranco Fini, voi siete già in politica e, a differenza di noi comuni cittadini, potete installare gazebo e banchetti nelle piazze (in occasione delle ultime elezioni amministrative ci avete sommerso con i vostri gazebo grondanti promesse che nessuno manterrà mai), ed avete sedi e ricchi finanziamenti pubblici che vi danno la possibilità di raccogliere milioni di firme fra i vostri militanti/simpatizzanti.

Accogliendo questo mio invito dimostrereste, al di là delle vuote parole, che il vostro pentimento di essere stati berlusconiani è autentico e non strumentale, ovvero finalizzato a ritagliarvi uno spazio nell’Italia post-Cavaliere.

Un’ultima prece. Quando sarete ai banchetti a raccogliere le firme contro le leggi berlusconiane che voi avete votato, sarebbe onesto che indossaste una maglietta con su scritto “i coglioni eravamo noi”.

Annunci

La crepa

agosto 15, 2011

Ma voi ci credete che aboliranno 29 province e tutti i comuni sotto i mille abitanti? Le province risalgono al periodo fascista (se non sbaglio) mentre i territori comunali affondano la loro storia nei secoli remoti. Pensiamo di cancellarli con un tratto di penna ferragostano?
Ci dicono che bisogna aspettare il censimento del prossimo autunno, dopodiché sul territorio cominceranno le battaglie per la difesa delle singole istituzioni; alla fine non se ne farà nulla o quasi.
La porzione della manovra dedicata ai costi della politica va giudicata per quello che è: folklore. Ma non di questo voglio scrivere oggi.

Tralascio gli espetti economici (che non ho gli strumenti per commentare) e mi interrogo sulle conseguenze politiche della manovra, che ha smascherato, e questa volta si spera definitivamente, il bluff propagandistico berlusconiano. La domanda che molti si pongono è: “capiranno finalmente gli italiani che siamo governati da un illusionista?”. Non lo so e al momento non è questo il punto, poiché non ripongo grande fiducia nel discernimento politico del corpo elettorale. La svolta potrebbe venire non dall’elettorato, ma dalla nomenklatura berlusconiana la quale, se da tempo ha capito che è finito il tempo della cuccagna (quando chiunque si avvicinasse a B. veniva proiettato ai vertici della politica o delle istituzioni), vede lo spettro dello sfascio generale.

I sintomi ci sono tutti. In molte aree del paese il PdL si avvia ad essere partito marginale. In Veneto, dove comanda la Lega, in Emilia, dove se cede la sinistra si avvantaggiano la Lega, Di Pietro o Grillo. In Sicilia, dove le formazioni “sudiste” si fanno sempre più consistenti per contrastare le spinte federaliste della maggioranza. Da tempo si percepisce nell’universo berlusconiano il clima da imminente naufragio, tanto da attendersi l’inizio del fuggi fuggi generale. Forse il momento è venuto.

Partiamo dai parlamentari PdL. Sanno che nella prossima legislatura il loro partito perderà moltissimi seggi, sia alla Camera che al Senato (non c’è mica sempre un salame come Veltroni che regala le vittorie agli avversari) per non parlare dell’insistenza con cui si parla di riduzione del numero totale. In più il Cavaliere dovrà ricambiare con seggi sicuri chi lo sta tenendo a galla, ovvero i vari Moffa, Scilipoti, Pionati e compagnia. Considerando che non può liberarsi della stretta cerchia di fedelissimi (chiamiamoli così i soggetti che hanno riportato condanne per proteggere lui) quali Dell’Utri, Sciascia, Berruti ed altri ancora, saranno tanti i parlamentari PdL a dover dire addio al seggio, senza nemmeno la garanzia di una qualche poltrona di consolazione, visto che anche in quel settore siamo in saturazione e l’opinione pubblica non pare più propensa a chiudere gli occhi.

Ecco allora che i malumori (che sempre ci sono stati) diventano evidenti, non per coerenza o dirittura morale, ma per semplice istinto di conservazione: la ricerca di una visibilità che possa garantire un futuro politico. Così vanno lette le uscite del fin qui letargico Antonio Martino, uno che, per inciso, non ha bisogno di finire la legislatura per garantirsi la pensione, ma desidera certamente riprendersi una ribalta dal quale è stato escluso.

E se scendiamo va anche peggio. A livello locale il PdL, da sempre debole sul territorio, non ha alcuna possibilità di avanzare, incalzato dai tanti partiti avidi di voti di centrodestra quali udc, fli, lega, api, sudisti, idv … Quindi addio a poltrone in regioni, comuni, province e municipalizzate, fermo restando che il clima generale tende a limitarle comunque.

A venir meno è quindi lo strumento principe della cooptazione berlusconiana: la promessa di una poltrona ben retribuita al parvenu della politica, estraneo ai partiti tradizionali e desideroso di trovare la scorciatoia.

Se questo è il quadro, le crepe che vediamo ora potrebbero anticipare la rottura della diga ed il disfacimento dell’armata berlusconiana.


E se fosse tutta una messinscena?

agosto 14, 2011

Breve riepilogo.

6 luglio. Il governo vara la manovra correttiva. Il peso dei tagli viene spostato alla prossima legislatura.
3 agosto. Iniziano le ferie del parlamento, proclamate ai quattro venti nonostante aleggi lo spettro della crisi.
5-6 agosto. Viene annunciata l’esistenza del la lettera della bce, che nessuno ha mai visto.
12 agosto. Il cdm licenzia la maxistangata che rinnega tutto quello che è stato detto meno di un mese prima.
13 agosto, vigilia di ferragosto. Napolitano firma il decreto.

Il decreto viene definito come indispensabile per evitare “il fallimento dell’Italia” per effetto della speculazione sui nostri titoli di stato e su piazza affari. Però, oltre a contenere una valanga di norme su tagli, risparmi ed entrate (molti dei quali tutti da verificare) prevede provvedimenti in materia di lavoro di cui si parla da anni e che non erano mai passati. Il modello Pomigliano per le relazioni industriali, le penalizzazioni dei dipendenti pubblici, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, alcune liberalizzazioni per i professionisti. Tutte cose “imposte dalla Bce”, “dall’Europa” o “dai mercati”; ma chi lo ha detto? Dove è scritto? Sta di fatto che molte cose che il governo non aveva fatto per l’opposizione dei sindacati, della società o per veti interni alla stessa maggioranza, adesso cala pesantemente nella nostra legislazione con un decreto ferragostano, firmato da Napolitano mentre la gente è in ferie e con il parlamento vuoto.

L’alibi è l’emergenza speculativa sui mercati. A ferragosto? Con gli scambi ai minimi? E’ vero che le borse hanno avuto forti perdite (e bruschi rimbalzi) ma è anche vero che in agosto i volumi di scambio sono ridotti e non è difficile creare turbolenze sui mercati, anche con vendite modeste. E perché la Bce si sarebbe decisa a comprare titoli di stato italiani proprio adesso? Perché proprio adesso Deutsche Bank ha deciso di venderli? Il tutto condito da toni allarmati e disperanti: “crolla tutto”, “situazione drammatica”, “crisi improvvisa ed imprevedibile”, “speculazione in agguato”, “rischio catastrofe”. Anche se la maggioranza dei parlamentari è tranquillamente in vacanza all’estero, rassicurata dai capipartito che recitano la commedia a Roma.

Insomma: siamo sicuri che non sia tutta una messa in scena? Un inganno mediatico per farci digerire una mazzata economica (l’ennesima) senza poter protestare? In un amen il governo assesta l’ennesimo colpo ai servizi sociali ed agli enti locali; ai diritti dei lavoratori, agli odiati dipendenti pubblici (tutti fannulloni, come è noto); quindi alla scuola pubblica, all’Università ed alla Magistratura. In più alza le odiate tasse, versando lacrime di coccodrillo e “sangue dal cuore”, perfino alle classi agiate. E lo fa con l’alibi del “commissariamento” (di cui tutti parlano ma la cui prova principe è stranamente segreta) e dell’urgenza di salvarci dal rischio Grecia. Passato lo choc, potrà riprendere a ingannarci con la solita propaganda ordinaria, dicendo che questo decreto era “inevitabile, indispensabile, necessario e senza alternative”.

Nel frattempo la criminalità economica e l’esercito degli evasori restano immuni da qualsiasi provvedimento.

Sarò sincero: a me sembra tanto il grande inganno di ferragosto per dare l’ennesimo colpo alla Repubblica, alla Costituzione ed ai suoi capisaldi.


Un lampo veltroniano.

agosto 11, 2011

Mentre lavavo l’insalata mi è parso di sentire provenire dalla TV la voce di Veltroni (che evidentemente Berlusconi ha liberato dalla gabbia dove viene tenuto rinchiuso) che almanaccava di un governo responsabile per salvare il paese. E mi si è palesato questo scenario. Berlusconi “fa un passo indietro” per “senso di responsabilità verso l’Europa e verso gli italiani”. Quindi nasce un governo di emergenza “sotto l’Alta Responsabilità e Tutela del Capo dello Stato” sostenuto da pd, fli, udc, cani sciolti alla Scilipoti e soprattutto con l’astensione del PdL. Un governo balneare di minoranza col solo scopo di varare la manovra. Un manovra di tagli, sacrifici, lacrime e sangue. Come fecero Amato nel ’92, Prodi nel ’96-’98, Prodi-bis nel 2006 il “centrosinistra” – sarebbe meglio dire qualsiasi cosa non sia Berlusconi – si sobbarca l’onere politico di imporre sacrifici al paese dopo che i governi del Cavaliere (e di Craxi prima di lui) hanno fatto strame dei conti pubblici. Ovviamente però, essendo di minoranza, il suddetto governo non potrà intervenire sul sistema giudiziario criminogeno e pro-mafioso abilmente creato negli ultimi quattro lustri. Né, ovviamente, potrà minimamente sfiorare le ricchezze di Berlusconi o provarsi a contrastare l’evasione fiscale. Solo tasse, tagli e sacrifici.

Ciò fatto, raffazzonati alla meglio i conti (forse), Silvio pregherà tutti di farsi da parte addossando a loro la responsabilità di aver impoverito gli italiani e si presenterà alle elezioni come quello che non ha mai aumentato le tasse e si è rifiutato di chiedere sacrifici agli italiani. Cose che fa solo la sinistra statalista e comunista (di Fini, Casini e Di Pietro, fra gli altri).

E rivincerà le elezioni.